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Gli eroi della domenica (1952) di Mario Camerini

In Nicheldome on 14 febbraio 2021 at 15:00

Non ci sono molti film di calcio nella cinematografia italiana, sebbene sia ormai da quasi un secolo lo sport nazionale. E questo è dovuto al fatto che non hanno mai avuto troppa fortuna al botteghino, oltre che presentano una oggettiva difficoltà di ripresa delle azioni di gioco. Questo almeno fino ad una decina di anni fa, prima cioè che il calcio moderno, quello delle televisioni satellitari, non ne stravolgesse il linguaggio visivo, dimostrando comunque anche l’eccessivo costo di una simile intervento.

Oltre dunque ad essere pochi, la maggior parte dei film sul calcio, almeno in italia, hanno come oggetto la corruzione di questo mondo, che si tratti di scommesse clandestine, o di singoli ricatti su singoli giocatori. Ed è così anche per Gli eroi della domenica (1952) di Mario Camerini.

Ecco allora chi sono questi eroi della domenica: sono i giocatori di una squadra non eccelsa, candidata alla retrocessione, che si trova a giocare la sfida decisiva per la salvezza con la prima della classe, il Milan. Più romantico e popolare di così, c’è da crederci che abbia fatto scuola, almeno per la maggior parte dei film italiani su questo sport: dal Il presidente del Borgorosso Football Club (1970) di Luigi Filippo D’Amico fino all’Allenatore nel pallone (1984) di Sergio Martino (con tanto di figlia di Oronzo Canà al posto del bambino Lenticchia nel rappresentare lo sguardo ingenuo e la partecipazione emotiva del tifoso) passando per Ultimo Minuto (1987) di Pupi Avati, fino all’esordio di Paolo Sorrentino con L’uomo in più (2001), senza dimenticare il più trash Mezzo destro mezzo sinistro – 2 calciatori senza pallone (1985) ancora di Sergio Martino.

Per Gli eroi della domenica, oltre alla regia esperta di Mario Camerini, si avvale sia di una cast ben assortito, con Raf Vallone (attore con alle spalle anche un passato da calciatore professionista) nella parte del protagonista Gino Bardi, un giovanissimo Marcello Mastroianni, un altrettanto giovane Franco Interlenghi (nel ruolo del secondo portiere Marini), che di una sceneggiatura scritta a più mani (Dino Risi e Ennio De Concini per citante una paio) tutto sommato solida, e che non si lascia sfuggire gli elementi tipici della commedia italiana infarcita di tradimenti, scappatelle, e dell’immagine peccatrice della donna, la cinica Mara (interpretata da Cosetta Greco) organizzatrice della combine.

Raf Vallone

Una cosa davvero importante è però il sottotesto del film, in special modo quello politico, che in questo lavoro esplode in tutta la sua potenza nella scena in cui il medico comunica a Gino Bardi del suo malore fisico, chiedendogli di non tornare in campo nel secondo tempo. Il giocatore, in uno dei monologhi più accesi del film, decide invece di rischiare la propria vita per dare tutto alla squadra, e soprattutto per non passare per traditore. Siamo nel 1952 e la Seconda Guerra Mondiale è finita da meno di dieci anni e l’immagine dell’italiano traditore (nei conforti dell’alleato tedesco) è ancora fortemente nell’aria.

Perchè dunque non usare il calcio, come fenomeno ormai di massa, per veicolare un messaggio diverso, che spogli l’italiano di questo sudicio vestito indossato alla fine della guerra, per proporne uno carico soprattuto di quel martirio tipico sia dell’eroe in generale, ma anche del buon italiano cattolico. Se non fosse per questa motivazione storico-politica, non vedo altro motivo per la realizzazione di questo film, se non la sfida di spostare la massa di tifiche va allo stadio in una sala cinematografica.

Qualche parallelo off: singolare è la scena con la tabaccaia (Franca Tarantini), figura entrata di prepotenza nell’immaginario erotico italiano, rielaborata in maniera grottesca da Federico Fellini nel suo Amarcord (1973), ma quasi copiata (anche a livello di ripresa e montaggio) nella sequenza del molto brutto Acapulco, prima spiaggia… a sinistra (1982) ancora di Sergio Martino e con Gigi e Andrea.

Ha sicuramente contribuito a portare gente in sala anche la partecipazione di giocatori professionisti, all’epoca veri e propri idoli per i tifosi del Milan, come Gunnar Nordahl, Gunnar Gren, Nils Liedholm, Lorenzo Buffon. Da non sottovalutare la fotografia di Mario Bava (futuro maestro del cinema di genere italiano) e un paio di carrelli sulle azioni di gioco davvero interessanti per l’epoca.

Per il sito di calcio Gioco Pulito (qui potete leggere l’articolo) il film è ispirato (ma non dichiaratamente) alle vicende della squadra di calcio Alessandria. Anche se così non fosse, rimane il fatto che è comunque il primo film a parlare di partite truccate.

buona visione.

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