Living Cinema

12 – Quarto Potere (1941)

In Il Tempo Ritrovato, Nicheldome on 11 gennaio 2021 at 18:00

Quarto potere – Orson Welles. (U.S.A. – 1941 – 119′ b/n – Tit. Or. Citizen Kane)

Con: Orson Welles, Joseph Cotten, Dorothy Comingore, Everett Sloane, George Coulouris, Ray Collins, Ruth Warrick, Erskine Sanford, Agnes Moorehead, Richard Baer, Paul Stewart, Alan Ladd.

Scrivere di Quarto potere, buttare giù una recensione fuori tempo, è tanto scorretto per la storia del cinema quanto inutile. Cercherò quindi solo di ricordare quali sono stati i punti di rottura di questo caposaldo del cinema mondiale, dall’originalità delle inquadrature (che permisero al filosofo francese Jean-Paul Sartre di definire il film superiore nelle immagini in confronto ai personaggi) all’utilizzo del panfocus (o deep focus) che permise all’obiettivo fotografico una profondità di campo sempre più vicina a quella dell’occhio umano, fino al particolare contratto che la RKO fece per accaparrarsi la prima regia di Orson Welles (a soli 25 anni ebbe carta bianca come nessuno mai) e che permise al regista francese François Truffaut, a distanza di molti anni, di ricordare che è stato proprio questo film (e la libertà riconosciuta al suo regista) a far crescere nei giovani francesi degli Anni 30 la voglia di diventare registi (la voglia d’essere registi sarebbe più corretto dire oggi alla luce di tutto il pensiero della Nouvelle Vague).

Il pianosequenza dello slittino e l’inquadratura della morte di Kane (tutta a fuoco) costituiscono invece le due principali modalità di ripresa utilizzate dal regista in questa pellicola [i]. Soprattutto quest’ultima novità è quella che permette al cinema di non essere più lo stesso. Al montaggio classico delle inquadrare il regista introduce difatti un miglior uso dello spazio scenico, con una profondità di campo che, messa in evidenza, attraversata, si definisce come un nuovo elemento narrativo, fondamentale, nel già complesso sistema linguistico cinematografico.

In questo uso dell’obiettivo in rapporto al numero di inquadrature, è notevole la differenza tra Orson Welles e un altro grande regista teorico (e suo contemporaneo) come Sergej M. Ėjzenštejn: per la scena in cui il professore è fuori che parla con i genitori del piccolo Kane, che è a sua volta sul fondo del fotogramma, il regista sovietico avrebbe probabilmente scelto di fare un montaggio tra i due campi, mentre il regista americano li mantiene entrambi in un’unica inquadratura [ii].

A. Bazin

Il risultato è notevolmente differente perché come spiega meglio il teorico del cinema André Bazin [iii]: il montaggio frammenta il mondo che si sta descrivendo, mentre la profondità di campo ne preserva la sua unità, ed autenticità. Grazie alla profondità di campo infatti, lo spettatore non è più solo una figura passiva della proiezione cinematografica, una figura aliena al processo creativo e ricettiva solo di una determinata composizione dell’inquadratura, ma ne subisce adesso il fascino psicologico, avendo a disposizione più elementi disposti su più profondità del piano (e della coscienza).

Qualche parola anche sulla costruzione narrativa, basata principalmente su tre elementi: il cinegiornale (che ricostruiscono la realtà oggettiva di Kane), il flashback (che ricostruisce la realtà soggettiva di Kane) ed i cinque punti di vista (che costituiscono la realtà pseudo soggettiva di Kane). Queste realtà, questi tempi, sono costantemente stravolti e confusi dal loro continuo intrecciarsi, ma sono tenuti insieme da un immenso Orson Welles capace di mutare fisicità e dilatare la sua presenza nel lungo arco temporale (le sue storie matrimoniali sono raccontate attraverso mutevoli confronti a pranzo con la prima moglie ed il cambiare dei puzzle della seconda).

Rashômon (1950) di Akira Kurosawa

La parabola di Kane però è anche una storia sulla verità, irraggiungibile nella trama (perché il giornalista non ne viene a capo) ma che si può sfiorare in sala, dove solo il pubblico è in grado di leggerla (diversamente da Rashômon (1950) di Akira Kurosawa, dove la verità è davvero irraggiungibile, intangibile anche per il pubbliico).

Foto di scena dal film.

Quarto potere è anche un film nel quale l’attore sovrasta il regista (e sono la stessa persona) e nel quale rapporto si è inserito con notevole talento il direttore della fotografia Gregg Toland, autore degli effetti più innovativi di questo film (ispirato all’espressionismo tedesco, al cinema sovietico ed al barocco sperimentale) caratteristici nel produrre una resa plastica degli interni[iv] ; soprattutto attraverso l’uso d’inquadrature dal basso verso l’alto (supportate dalla necessaria illuminazione) che permettono anche ai soffitti di descrivere il campo. È una delle prime pellicole infatti ad esasperare le inquadrature da terra, ricorrendo in alcuni casi alla worm’s eye view, inquadratura che pone macchina da presa sul fondo di una buca.

Importante è anche il lavoro svolto al montaggio che riesce a mettere assieme 562 piani con un ritmo tutto sommato molto serrato [v]. Il montatore del film è il futuro regista Robert Wise.

Il film è costato all’epoca più di 800 mila dollari, ed anche se ottenne un apprezzabile consenso dalla critica, deluse in prima battuta soprattutto il pubblico statunitense, abituato ancora ad un rigido modo di fare e vedere il cinema. Al contrario, fortemente americano (Kane è detto sia comunista che nazista nel cinegiornale che la redazione sta preparando dopo la sua morte), può esserci anche stato, da parte del pubblico, un primo rifiuto di fronte alla scelta di Welles di dissacrarne comunque il mito dell’America, costruendo un mistero su un nome appropriato tanto per una slitta quanto per un simbolo generico del proprio ingenuo passato perduto. Questo accade perchè in un momento in cui il cinema americano ha trovato solidi punti di riferimento, come lo star system e lo studio system, e una prima definizione dei generi cinematografici, Quarto potere si presenta in sala per segnare un solco oltre il quale non si torna più indietro.

William Randolph Hearst

Un film feticcio, esemplare testimonianza della battaglia che può condurre un cineasta indipendente contro il sistema[vi], in special modo attraverso una pellicola dal vago sapore anche biografico (la fase adolescenziale di Kane assomiglia a quella del regista), sorretta da una potenza di rara qualità compositrice. La figura di Kane, nonostante tutto, non è completamente originale, ma si ispira (polemicamente) a quella più reale del magnate della stampa William Randolph Hearst, il quale citandolo in giudizio altro non fece che riconoscere il realismo dell’opera. Hearst ottenne però che la pellicola non circolasse nei normali circuiti, e anche questa distribuzione underground del film, come si è detto, ha contribuito a renderlo ancora più celebre. Lo stesso regista ha potuto raccontare di come avvenne l’incontro con il magnate, amico d’infanzia del padre di suo padre, al Fairmont Hotel, in ascensore: il giovane Orson lo invitò alla prima a S. Francisco ed il magnate non rispose nemmeno alla sua domanda[vii].

È sorprendente, a mio avviso, anche la somiglianza del personaggio di Kane con un altro grande personaggio consegnato al cinema da Marlon Brando ne Il Padrino (1972) di Francis Ford Coppola.

Quarto potere è dunque un film che, trovandosi all’inizio della storia del cinema, lascia senza parole, e il cui protagonista muore senza credere a niente. La fama di Citizen Kane non sarà mai troppa [viii].

Trama. Poco prima di morire, il ricchissimo Charles Foster Kane, magnate della stampa e proprietario del quotidiano Inquirer, pronuncia la parola Rosebud. Pochi giorni dopo la sua morte, la stampa si attiva per scoprirne il significato, quasi fosse l’unico segreto di quel potente uomo che costruì un impero che dominava un impero. È incaricato dell’indagine il giornalista Thompson il quale, attraverso diverse interviste ai personaggi più importanti e vicini alla figura di Kane, non riesce tuttavia a risolvere l’enigma. Quando tutto il suo patrimonio sarà valutato, custodito nel palazzo Xanadu che per amore della seconda moglie Kane aveva fatto innalzare, ed alcuni suoi cimeli ritenuti di scarso valore saranno bruciati, si scoprirà che quella parola si riferiva alla slitta con la quale era cresciuto da piccolo. 


[i]Maurizio De Benedictis. Il cinema americano. Newton & Compton editori. 

[ii]Edward Murray Jr. – 10 film classics: a re-viewing. Ungar pub. Pg. 30

[iii]Edward Murray Jr. – 10 film classics: a re-viewing. Ungar pub. Pg. 31

[iv]Antonio Costa. Sapere vedere il cinema. Bompiani. 

[v]Massimo Moscati. Breve storia del cinema. Bompiani. 

[vi]Massimo Moscati. Breve storia del cinema. Bompiani.

[vii]Orson Wells, Peter Bogdanovich. This is Orson Wells. 

[viii]André Bazin. Che cosa è il cinema? Garzanti. pg. 85

  1. […] cinema d’autore americano: Orson Welles e Billy Wilder. Il primo, con il capolavoro indiscusso Quarto potere (1941), stravolge tutte le regole del cinema muto e sancisce il passaggio al cinema moderno sonorizzato […]

    "Mi piace"

I commenti sono chiusi.

Captain NEMO's Weblog

Alchimia & Filosofia della Natura

CINEMA ZOO

IL CINEMA DALLA B ALLA ZOO

Cinema Estremo

Sex Horror Violence Weird Drama | Recensioni Film e Serie TV

ILPAESE DEI SOGNI

DOVE SE NON QUI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: