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Il messaggio de L’ultima ora (2018) di Sébastien Marnier

In Nicheldome on 30 gennaio 2020 at 15:36
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Laurent Lafitte

Dopo il suicidio del professore in una classe di alunni con un quoziente intellettivo più alto della media, viene chiamato a sostituirlo il giovane Pierre (Laurent Lafitte), quarantenne precario che comunque sa il fatto suo. Non ci mette molto Pierre, infatti, a capire che in quella classe c’è un più ristretto gruppo di alunni che gli darà problemi.

lultima-oraA questo punto il film diventa un gioco psicologico tra docente ed alunni, i quali mostrano man mano una sorta di straordinario cinismo per la loro età, arrivando ad infliggersi dolore in gruppo, simulare la morte, e collezionare filmati di grandi tragedie, soprattutto ecologiche. L’insieme di questi dettagli, fa cadere Pierre in una sorta di paranoia, ed a far perdere il controllo della situazione ci si mettono anche delle telefonata notturne, mute ed anonime.

lultima-ora_film-still2Se da un lato Pierre inizia così a credere di essere la vittima di una complessa sfida lanciata dai suoi alunni, con l’obiettivo di condurlo al suicidio come era accaduto con il professore precedente, dall’altro lato Pierre scopre però che il gruppo di alunni sta in realtà progettando qualcosa di più grosso.

L’ultima ora (2018) di Sébastien Marnier è un film interessante e particolare, per molti tratti alla Polanski, perché se per la maggior parte del tempo sembra parlare di autosuggestione, di paranoia, con tanto di suicidio ad introdurre il protagonista (un po’ alla L’inquilino del terzo piano (1976)) o di manipolazione del singolo da parte del gruppo (e in questo caso più su Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (1968)), è vero anche che il film sfrutta anche altri elementi (la telefonata notturna, le lezioni di musica) per creare un’atmosfera che a volte corre il classico rischio di aumentare le aspettative del pubblico.

l-ultima-ora-trailer-ita-ufficiale-hd-1280x720A contribuire a queste aspettative c’è un costante respiro alla Michael Haneke (gli adolescenti possono essere molto cattivi, l’uso del video) che fa da mood continuo al film, fino al primo cambio di registro.

Questo avviene quando i ragazzi si impossessano dell’autobus, e così il film prende una piega molto più contemporanea, abbandonando le atmosfere quasi gotiche evocate fino a quel momento, e ci porta a credere di avere a che fare con un gruppo di giovanissimi eco-terroristi. In questo passaggio il film risente però di questo forzato momento di azione (l’inseguimento da parte dei docenti), abbassando molto il livello di mistero su cui aveva costruito l’intero racconto fino a quel momento. L’uso dello zoom lento prende una leggera pausa così, fino a ritornare dopo questo intermezzo, giusto per le conclusioni finali e l’ultimo twist, ancora una volta molto carico di aspettative.

L-ultima-ora_slider-810x499Aspettative che la sceneggiatura riesce a salvare proprio con questo ultimo colpo, scelta che trasforma un film fino a quel momento poco chiaro, in un racconto amaro del nostro più prossimo futuro. La lettura si fa a questo punto un po’ più complessa, e sono costretto a spoilerare.

 

l-ultima-ora_7E’ molto interessante infatti come un film che sembra raggiungere il suo apice nella celebrazione di un rito dal sapore quasi ancestrale come la consegna dei diplomi (e che coinvolge l’intera comunità come in The Wiker Man (1973) di Robin Hardy) per citare un altro grande classico, ma anche Suspiria (1977) di Dario Argento visto che c’è anche un saggio musicale ed un’aria da collegio) riesca subito dopo a catapultarti in una più contemporanea riflessione sul terrorismo, ed in special modo quello compiuto ad opera di adolescenti. Ma si tratta comunque di una deviazione, perché la sceneggiatura trova qui una ulteriore soluzione, nell’esplosione della centrale nucleare, che riesce a  mescolare ancora una volta le carte, e forse ad ingarbugliare eccessivamente il discorso.

Schermata 2020-01-29 alle 14.25.33L’esplosione della fabbrica pone infatti almeno un paio di riflessioni rispetto al messaggio, legato a questo evento e il gruppo di adolescenti, cui si aggiunge anche il supplente. Il film così sembra porre diverse domande: che senso ha investire in un gruppo di adolescenti se poi il pianeta è destinato a morire tutto di un colpo? Oppure l’esplosione della centrale atomica serve a farci capire che le nuove generazioni sono pronte ad affrontare la catastrofe ecologica e che per questo si hanno già sviluppato un muto cinismo come sistema di difesa? Oppure ancora che concentrandoci solo nel profitto (sia scientifico/scolastico che economico come cita la canzone) non stiamo creando invece una classe di dirigenti votata al suicidio di massa? 

91625_pplNella scelta di  quale sia la migliore lettura del film, dobbiamo ricorrere alla figura di Pierre, del supplente precario che decide di rimanere con la classe (stringendo la mano  della giovanissima Apolline (Luàna Bajrami), leader del gruppo). In questa scena (che ricorda tanto anche il finale di Fight Club (1999) di David Fincher) il docente si mette finalmente alla pari con gli alunni, risolvendo cioè il conflitto e unendosi a loro di fronte alla catastrofe. Questa immagine sembra confermare la prima chiave di lettura del film, ma ne suggerisce anche un’altra: come ha fatto la generazione di quarantenni a non accorgersene prima? 

Schools-Out-Venice-FilmL’ultima ora (2018) di Sébastien Marnier non è un film molto originale per regia, ma è comunque un film ben riuscito che  pone alcune domande interessanti. Ad una regia spesso televisiva, infarcita di lunghi zoom in, risponde comunque una interessante prova degli attori, grazie anche  ad un  casting molto accurato e il collante  di un’unica location principale, il gruppo classe.

buona visione.

 

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