LivingCinema

1917 – Per dovere o per paura.

In Nicheldome on 28 gennaio 2020 at 14:10

1917_posterDevo partire da una considerazione personale: i film di guerra, quelli soprattutto legati all’atto, alle gesta eroiche, non mi piacciono. Non trovo spettacolare le esplosioni più di quelle che si vedono nei giorni dei santi, e non mi piace soprattutto l’alchimia tra gli elementi onore, ordine, disciplina e patria. Fatta questa precisazione, 1917 (2019) di Sam Mendes è tutt’altra roba. E’ un capolavoro.

Il plot è sempre lo stesso, come è giusto che sia in un film che appartiene a questo genere, perchè anche se siamo nella Prima guerra Mondiale, c’è comunque la solita missione da portare a termine e questa missione prevede che due soldati inglesi, in territorio francese, attraversino il fronte nemico tedesco per avvisare un’altra divisione inglese di non attaccare i tedeschi, perché si tratta di una trappola.

1917_film_2019La missione ha una scadenza: meno di ventiquattro ore, prima che 1600 britannici vengano mandati al macello. Quanto di più eroico in questo inizio? Nulla, perché i protagonisti sono scelti a caso, uno tirato per la giacca attraverso un ricatto di parentela (suo  fratello fa parte di  quei 1600 soldati che rischiano di morire) e l’altro tirato in ballo solo perché è lì, e non  è ancora riuscito a tornare a casa.

MV5BMmU3MGJhOWMtZmZkZi00NGMwLWFjNTItMjUwZWJhMGUxY2UzXkEyXkFqcGdeQXVyNjg2NjQwMDQ@._V1_SY1000_SX1500_AL_-kjSF-U31601381732969R0E-656x492@Corriere-Web-SezioniA questo punto sarebbe un film facile, fin troppo, ed è per questo che Sam Mendes decide di farne una prova di forza, eroica abbastanza da sostenere due perfetti antieroi. Così 1917 diventa un lungo piano sequenza che ci porta attraverso gli orrori e le paure della guerra di trincea, della lotta corpo a corpo, in uno scenario apocalittico che non ha nulla da che invidiare all’inferno. E lo fa con una messa in scena come non se ne vedevano da decenni, con una ricchezza di scenografia e trucco da grande cinema, e una tecnica, quella del piano sequenza che ormai tanti registi sembrano gestire con grande padronanza, e che con Mendes raggiunge cime narrative e visive fino ad ora mai toccate.

Una tra le cose più sorprendenti è anche la capacità di gestione del tempo, narrativa e filmica. La compressione del tempo narrativo infatti, nonostante l’uso costante del piano sequenza non cede mai all’incredulità della sequenza dei fatti, e così 24 ore volano via nella durata compressa di due ore, senza che ci ponga  la domanda di come sia potuto accadere.

6a0168ea36d6b2970c0240a4b1da37200cNonostante l’esasperazione del linguaggio continuo, della rinuncia al montaggio, non è questo un film di Gaspar Noè, perché ha una sceneggiatura molto forte almeno quanto le immagini (scritta dal regista assieme alla scozzese Krysty Wilson-Cairns) e così il film non solo ha una perfetta, quasi esaltante circolarità sia visiva che narrativa (la foto tra le mani, il ricordo dei cari legato ad una immagine ferma), ma anche tutta una serie di passaggi efficaci (l’accoltellamento, il latte, la rifugiata) capaci di accelerare o rallentare un ritmo comunque sempre coinvolgente. Fondamentale è stata l’ispirazione dei racconti di guerra di Alfred Hubert Mendes, nonno del regista, al quale se non ricordo male il film è dedicato.

106486-1024x4391917 è un racconto visivo impressionante  che non esalta l’eroe e che lavora invece sull’empatia del condannato scelto per caso, della vittima involontaria che barcolla in un mondo che sta crollando tutto attorno, e che non sai più se a fargli portare a termine la missione sarà il dovere, o la paura.

f4aba95d-2031-4ac2-bdb6-9e905b682bb1_large.jpgDa non tralasciare in questo senso anche la grande prova, soprattutto fisica, dei due giovani protagonisti Dean-Charles Chapman e George MacKay, abbastanza lontani dalle passerelle con la pelliccia di orso di Leonardo DiCaprio in The Revenant (2015) o con quella di uccello per Michael Keaton nel precedente Birdman (2014) entrambi di Alejandro G. Iñárritu, altre due  grandi prove di regia e attori.

1917 ha qualcosa di diverso, perché è un film molto fisico, e Sam Mendes, che ricordavo solo per il piacevole e più visionario American Beauty (1999), mi ha davvero sorpreso.

Di seguito la celebre clip che circola in rete sul making of di una sequenza.

buona visione.

 

dimmi cosa vedi:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Cinema Estremo

Sex Horror Violence Weird Drama | Recensioni Film e Serie TV

Luciano Lapadula

Siamo Ciò Che Vestiamo | We Are What We Wear

ILPAESE DEI SOGNI

DOVE SE NON QUI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: