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Close-up (1990) di Abbas Kiarostami

In Nicheldome on 22 ottobre 2019 at 13:34

Close-up – Abbas Kiarostami. (IRAN – 1990 – 98′ col. – Tit. Or. Nema-ye Nazdik)

con: Hossain Sabzian, Mohsen Makhmalbaf, Hossain Farazmand, Haj Ali Reza Ahmadi.

3e343d07dde1097de5abdc8aff28b952Quando si parla di metacinema, Close-up di Abbas Kiarostami è un film imprescindibile almeno quanto lo può essere un film di Orson Welles sullo stesso argomento, con la  stessa tecnica. Partendo da un episodio vero, del tutto pirandelliano, come quello di un uomo che ha tentato di raggirare una famiglia assumendo la falsa identità di un regista famoso ed al quale in effetti assomiglia molto, Kiraostami imbastisce una profonda riflessione sia sulla condizione umana nel suo paese, fragile e disperata come quella del protagonista, sia sulla figura del cineasta e sul ruolo nel cinema.

Close-Up-1080x608Ottenuta infatti l’autorizzazione alle riprese del processo, Kiarostami intuisce le potenzialità del soggetto che ha  per le mani, e convincendo tutti i protagonisti  di questa storia a recitare  se stessi, ricostruisce una parte di quella faccenda attraverso la tecnica della finzione, e dove ancora una volta il protagonista è lo stesso Hossain Sabzian, ad interpretare se stesso.

vlcsnap-2016-07-07-22h15m09s229In questo puzzle creativo, che passa da realtà a finzione con poche inquadrature e senza enfasi (e con tanto di suono che manca nella sequenza finale quando il falso si incontra con il vero) sembra di vedere un documentario di Frederick Wiseman pensato da Orson Welles, con il grande pregio però da parte di Kiarostami di superare, uscire dal confine della pellicola e del frame, e di entrare nella vita reale, modificandola.

Abbas-Kiarostami-close-up-1Così una storia nata fuori dalla narrazione cinematografica, si concluda nel film e attraverso il film con la memorabile sequenza finale, e d il pianto sincero del protagonista. Un momento del film che mostra anche l’eleganza del regista nell’uso dei sentimenti e del rispetto per i suoi protagonisti: lascia che Hossain Sabzian possa piangere dando le spalle alla camera, e gli consegna un ultimo, sorridente close up per i titoli di coda.

images.jpgE’ utile ricordare anche la forte chiave intellettuale con la quale viene costruito tutto il potente sotto testo attraverso la riflessione sulla figura del regista, che nella visione ingenua di Hossain Sabzian è un poeta, ma è anche uno che non dovrebbe avere mai fame, che non dovrebbe preoccuparsi di cosa mettere in tavola ai propri figli, quello che Hossain Sabzian invece deve fare tutti i giorni, perché lui un figlio ce l’ha e deve procurarsi da mangiare anche per lui. Però a modo suo, Hossain Sabzian è anche un regista, perché Kiarostami sembra riconoscergli la capacità di aver articolato tutta quella messa in scena, per una necessità vitale che anche la giustizia gli riconosce: la sua condizione infelice gli ha fatto sognare per qualche giorno di essere qualcuno che sta meglio.

Schermata 2019-10-22 alle 13.24.54.pngCosì all’inizio sembra di assistere davvero ad un confronto tra due registi, Kiarostami da un lato e il falso Makhmalbaf dall’altro, in una dialettica sul cinema che esplode nella scena dello sguardo dalla finestra, con quell’albero che ne ostruisce la vista e che avrebbe costretto il falso Makhmalbaf a trovare un altro angolo di una potenziale inquadratura, e che invece Kiarostami usa con una saggezza visiva rara (e anche con un poco di presa in giro forse) scegliendo proprio quel punto di vista per svelare il falso.

Schermata 2019-10-22 alle 13.25.50.pngSabzian infatti non capisce cosa sta succedendo all’inizio, lo percepisce, ma non lo vede proprio perché guarda da quella finestra attraverso il velo di  una tenda e le foglie che ancora sono rimaste tra i rami di un albero che non capiva, una visione che diventa molto più chiara dopo il suo arresto, quando è l’amico di famiglia ad affacciarsi alla stessa finestra riproponendo al pubblico una versione più chiara dei fatti, scostando il velo della tenda, e mettendo in chiaro che Sabzian con il cinema, quello vero, non ha proprio nulla a che fare.

close-up-20Così il film torna in mano al suo vero e unico regista, torna nelle mani di Abbas Kiarostami e si trasforma (o torna ad essere) in una sorta di casting fatto da un grande regista che ha saputo leggere e raccontare una storia profonda attorno ad un volto, trasformando un disperato in un attore, per una volta nella sua vita. Il cinismo della realtà però ci dice anche che Hossain Sabzian non ha più interpretato alcun film, e che è morto prematuramente all’età di 52  anni per una malattia polmonare.

Close01Trama. Teheran. Iran. Un giornalista corre, accompagnato da due poliziotti, perché deve intervistare un uomo che si è spacciato per il regista Mohsen Makhmalbaf, con l’intenzione di rubare nell’appartamento di una famiglia che però lo ha scoperto e denunciato per falsa identità e tentato furto.

Close-Up-Prison-e1524106884697Quest’uomo è Hossain Sabzian che il regista Abbas Kiarostami incontra in carcere chiedendo di poter filmare il suo processo. Stessa richiesta viene fatta al giudice e così Kiarsotami porta due telecamere a riprendere il processo: una con una focale larga per inquadrare il giudice e una stretta, in close-upappunto, su di lui. Quella che subito il giudice contesta all’imputato non è il tentato furto, che non si può dimostrare perché non avvenuto, ma l’appropriazione di identità.

Schermata 2019-10-22 alle 13.30.48.pngHossain Sabzian racconta le sue motivazioni e così anche il giorno che ha incontrato la donna, madre dei due figli che volevano fare cinema, e che lo ha introdotto a casa sua convinta che fosse il famoso regista, per giunta interessato a dirigere un film proprio tra quelle mura, ed usando i due figli come attori. Con la scusa difatti di fare delle prove, il falso regista riesce a guadagnare la fiducia fino a farsi dare dei soldi, ma la perde quando chiede alla famiglia di andare a vedere un suo film in una sala molto lontana da casa, confermando che lui non avrebbe potuto farsi vedere per problemi di eccessiva fama. C’è anche un episodio che risulta strano alla famiglia: il regista ha ritirato un premio qualche giorno prima ad un festival.

Schermata 2019-10-22 alle 13.31.51.pngE’ il campanello d’allarme che permette alla famiglia di organizzare un incontro tra un amico che conosce bene il vero regista, il giornalista e l’impostore. Quando Hossain Sabzian si presenta l’aria difatti è cambiata e poco dopo il giornalista corre via per tornare qualche minuto dopo in compagnia di due poliziotti. La confessione in tribunale continua e Hossain Sabzian si mette a nudo completamente, prima raccontando al giudice ed al pubblico presente ancora una volta della sua condizione di povertà, e poi rilanciando sulle sue potenzialità di attore, mettendo a disposizione proprio tutta la sofferenza che ha passato nella vita, a disposizione delle emozioni necessarie all’arte della recitazione.

close-up_mediumOttenuto il parziale perdono da parte della famiglia, Hossain Sabzian è comunque condannato, seppur gli vengono riconosciute tutte le attenuanti. Uscito di prigione, gli va incontro il vero regista Mohsen Makhmalbaf con il quale Hossain Sabzian si reca, commosso, a chiedere scusa alla famiglia che ha preso in giro, portando loro un fiore.

 

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