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1950 // 1959 – LE ALTRE CINEMATOGRAFIE (1)

In Il Tempo Ritrovato on 19 agosto 2019 at 17:09

In Canada nel 1952 il regista Norman McLaren, dopo essersi dedicato per anni alla tecnica della stop motion animation, realizza il film Neighbours.

Intanto il mercato è notevolmente ingrassato della cinematografia americana, anche se la produzione nazionale riesce comunque a specializzarsi in un’altissima scuola di documentari molto simile a quella che negli stessi anni si sta affermando a New York con una nuova corrente di filmmakers. Il cinema canadese si caratterizza così soprattutto in una versione diretta della rappresentazione, cinema della verità, e così come (ancora una volta, e forse sempre) accade per i vicinissimi Stati Uniti, anche in questo paese la televisione ha facilmente la meglio sul pubblico. Nel 1958 incominciano infatti le riprese della serie televisiva Candid eye, composte da una serie di mediometraggi per la televisione, istituita da TerenceMacartney-Filgate.

LI Lihua, Han Fei in Wu jia qi, 1950, archives CDCC

Giorno di nozze rinviato (1951)

A Hong Kong nel genere melodrammatico cantonese si distingue Giorno di nozze rinviato (1951) di Zhu Shilin, a metà strada tra realismo e minimalismo. E’ però durante questi anni che si sviluppa invece di più il genere gongfupian, il cinema di kung fu, mentre il genere wuxiapian (cappa e spada) entra nel suo periodo classico, nonostante l’uso sperimentale di nuovi effetti speciali che spettacolarizzano maggiormente gli elementi fantastici di questo genere. Strange heroes (1956) di Wang Tian-lin è uno dei primi ad utilizzare proprio questi nuovi effetti speciali, consistenti in un complesso sistema di tiranti per sollevare gli attori nelle scene d’azione. Il cinema più diffuso rimane comunque quello in lingua cantonese, legato quindi alla cultura cinese ed alle sue regole anche se in sua opposizione già si organizza il cinema di lingua mandarina, e che presto sostituirà il suo concorrente.

soggettone-film-DUE-ETTARI-DI-TERRA-DO.jpgIn India il cinema non si discosta mai dalle sempre apprezzate produzioni di musical in lingua madre. Qualche pellicola però riesce ad esprimere gusti e temi differenti. Due ettari di terra (1952) di Bimal Roy per esempio dedica un vero e proprio omaggio a Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica ed al neorealismo italiano.

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L’invitto (1956)

Un altro grande autore locale esordisce in questi anni dopo aver fatto l’aiuto regia nel Bengala al regista francese Jean Renoir, il regista Satyajit Rayche, dopo alcune opere, con il neorealista L’invitto (1956) ottiene il Leone d’Oro alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia, nello stesso anno in cui fa il suo esordio il regista Mrinal Sen, forse il suo discepolo più autorevole. Il film vincitore a Venezia in realtà è il secondo della trilogia di Apu, iniziata con Il lamento sul sentiero (1956) e conslusa con Il mondo di Apu (1959).

 

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La leggenda di Parsifal (1951)

In Spagna La leggenda di Parsifal (1951) di Daniel Mangrané e Carlos Serrano De Osma è considerata la prima pellicola di genere fantasy (a derivazione leggendaria) prodotta in questo paese. Più in generale davvero poche pellicole hanno vita  facile a causa della censura franchista: Benvenuto Mr. Marshall!!(1952) di Luis Garcia Berlanga e Gli egoisti (1955) di Juan Antonio Bardem sono i pochi che riescono a farsi apprezzare anche all’estero.

el_pisito_problema_vivienda.jpgUn regista italiano, Marco Ferreri, dirige in questo paese i suoi primi film esordendo dietro la macchina da presa con El pisito (1958). Esordisce alla fine del decennio anche un regista che caratterizzerà tutta la sua filmografia del periodo franchista con difficili prese di posizione politica avverse al regime: Carlos Saura dirige il mediometraggio Los Golfos (1959).

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Il brigante (1953)

In Brasile è la pellicola Il brigante (1953) di Vitor de Lima Barreto ad inaugurare quello che viene chiamato Cinéma novo brasiliano e del quale diventa massimo rappresentante il regista Glauber Rocha con la sua estetica della fame. Pochi anni dopo invece, il riconoscimento ufficiale al realismo brasiliano è consegnato alla pellicola Rio, 40° (1955) di Nelson Pereira dos Santos. A conti fatti però, il cinema nazionale non si può dire che esista davvero perché non sorretto da grandi produzioni locali anzi, è completamente schiacciato dalla colonizzazione culturale effettuata dalle grandi produzioni americane che in  questo paese hanno una cospicua fetta di mercato. La produzione locale si concentra particolarmente solo sulle chanchadas, pellicole parodistiche e popolari.hqdefault

In Ungheria i carri armati sovietici entrano nel paese nell’autunno del 1956. Il governo di Imre Nagy ha difatti proclamato il ritiro del paese dal Patto di Varsavia, un gesto che ai sovietici non è stato possibile accettare. Il regime ungherese è allora sostituito con quello di Jànos Kàdàr, il quale non disdegna l’arte cinematografica come strumento di propaganda e, con il tacito consenso dei dirigenti russi, persegue gradualmente gli obiettivi della rivoluzione. Nel 1958 nasce lo Studio di Béla Balàsz, invenzione ungherese che dà vita a ben venti anni di cinema sperimentale quasi sempre affidato a occhi e mani giovani (per statuto l’iscrizione allo Studio decadeva per limiti di età).

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Il principe Bajaja (1950)

In Cecoslovacchia il film Il principe Bajaja (1950) di Jirì Trnka è considerato il miglior lungometraggio a cartoni animato realizzato in questo paese. Sul finire degli Anni 50 il paese versa però ancora in una critica condizione di immobilismo: le strutture di produzione sono infatti  tutte caratterizzate da un forte centralismo. La vita artistica è regolata secondo criteri unicamente amministrativi, i debutti non sono incoraggiati per una immotivata sfiducia verso i giovani e poi per una più allargata diffidenza verso il nuovo, tanto che i temi selezionati continuano ad essere quelli a sfondo patriottico con un linguaggio estremamente realistico, calligrafico. Insomma sul finire del decennio il paese si trova ancora in un periodo di immobilismo e stagnazione.

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