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The Mule e il piacere che tu sia qui adesso.

In Nicheldome, Videodrome on 27 marzo 2019 at 13:08

147714-sdEarl è un anziano coltivatore che non ha un buon rapporto con la famiglia: è divorziato e da quindici anni non parla con la figlia perché ha volontariamente mancato il suo matrimonio dopo aver vinto un premio come miglior coltivatore. Earl non è stato un bravo padre e nemmeno un bravo marito, ma è un brav’uomo, ed è anche sul lastrico quando si presenta al matrimonio della nipote e viene agganciato da un giovane ospite che gli offre come lavoro quello di corriere della droga per un cartello messicano.

images 4Earl, un uomo di altri tempi in confronto al mondo della malavita, decide di accettare questo lavoro e nel giro di pochi viaggi si guadagna la fiducia del boss così come quella dei suoi scagnozzi, oltre che una fortuna economica. La situazione migliora viaggio dopo viaggio, finché il boss non viene ucciso in una faida interna e il rapporto di lavoro tra Earl e il cartello cambia, così come cambia la condizione di salute della sua ex moglie, che peggiora proprio durante l’ultimo viaggio. Anche la polizia ha messo gli occhi su questo traffico.

il-corriere-the-mule_9E’ ancora una volta con una certa sorpresa che mi capita di constatare che un regista così conservatore nel suo metodo, si ritrovi a dirigere film la cui contemporaneità non è mai naïf nelle intenzioni, e nella maggior parte dei casi nemmeno nel risultato, come fu dieci anni fa per Gran Torino (2008). Mi riferisco al fatto che l’immagine di un uomo bianco d’America, quale Clint Eastwood rappresenta (da Callaghan al western) si ritrovi a tavola con una intera comunità di cinesi nel 2008 o a fare da corriere (il ruolo più basso della catena criminale) per un cartello messicano nel 2019, è una scelta sul personaggio principale che dovresti aspettarti da un regista esordiente, ed invece ti arriva dal uno dei più anziani registi in attività ad Hollywood.

Il-corriere-–-The-Mule-SentieriCon The Mule – Il corriere (2019), Clint Eastwood si cala in un mondo che non gli appartiene, quello dei giovani, quello dei telefonini, di internet e dei messicani, con i quali riesce a malapena a capirsi perché non parlano nemmeno la stessa lingua. In questo mondo, abbastanza banale come una linea retta da percorrere avanti e indietro, c’è però una distrazione che in Gran Torino non poteva essere approfondita perchè forse, vista l’età, per Clint Eastwood non era ancora il momento di affrontarla: con gli affetti bisogna prima o poi fare i conti.

54929Ed allora basta una sola una battuta del film per sintetizzare le pagine di una lunga recensione, ed è la battuta che la moglie di Earl gli fa quando questo la va a trovare mentre è malata, e che fa più o meno così “C’è una qualche ragione che io non mi so spiegare per la quale mi fa piacere che tu sia qui adesso in questo momento”, ed è anche la prima cosa che ho pensato quando ho realizzato che stavo vedendo un film il cui attore principale è un anziano di 89 anni che fa anche il regista del suo film.

Non fa nulla allora se alcuni passaggi cruciali o alcuni personaggi sono solo abbozzati, (l’incipit, il ragazzo che gli offre il lavoro, l’indagine della polizia) o scompaiono (il personaggio di José, rampollo del boss) o se la storia ad un certo punto decide di tagliare corto e prendere una scorciatoia per raggiungere prima il traguardo, The mule è un bel film almeno per due motivi: tutta la sequenza della festa a casa del boss, per come ci arriva il personaggio di Earl e per il forte contrasto che ne emerge, e Clint Eastwood, ancora una volta.

imagesSe in Gran Torino tremavo ogni volta che lo vedevo impugnare, esitante, un fucile in mano, in The Mule mi ha spaventato la tensione che può mostrare un quasi novantenne quando ha ancora voglia di dire qualcosa e fare tutto questo per dirla: siamo diventati corrieri, trasportiamo merci e produciamo denaro senza sapere quasi nulla di questo mercato, eseguiamo ordini su linea retta senza mai sconfinare, sottraendo tempo agli affetti, ma dai quali anche non ci si può sottrarre.

The Mule è un po’ Il posto delle fragole (1957) di Ingmar Bergman in linea retta, un film come il suo regista: di un’altra epoca, ma anche un film in cui non può mancare la morale secondo la quale il delitto si paga.

Mi sono chiesto se la scelta della Lincoln come automobile simbolo del corriere sia stata una scelta di brand o puramente ideologica.

buona visione.

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