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1950 // 1959 – FRANCIA

In Il Tempo Ritrovato on 1 novembre 2018 at 11:22
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Fernandel

Il decennio si apre con il capolavoro di Robert Bresson Il diario di un curato di campagna (1950) anche se ad avere maggiore distribuzione nelle sale francesi per tutta la prima parte degli Anni 50 è la commedia, trainata da uno dei suoi migliori interpreti, l’attore Fernandel. Nello stesso anno, mentre prende vita la rivista di critica cinematografica Les Cahiers du cinéma diretta da André Bazin, e sulla quale si fanno le ossa come critici i futuri registi della Nouvelle vague, esce nelle sale il miglior film d’animazione prodotto in questo paese, Il più piccolo spettacolo del mondo (1950) di Albert Chapeaux e Jean Image.

 

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Claude Autant-Lara

Prosegue anche, in una sorta di romanticismo cinematografico, la produzione di pellicole che fanno ancora riferimento al realismo poetico che aveva caratterizzato il cinema transalpino soprattutto fra le due guerre. Il più grosso sostenitore invece del cinema come estrema specializzazione stilistica è il regista Claude Autant-Lara che come presidente del Sindacato dei tecnici cinematografici bandisce ogni innovazione personale dei cineasti e s’inimica quegli autori che presto lo attaccheranno proprio attraverso il movimento della Nouvelle vague.

 

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Casco d’oro(1952)

La produzione cinematografica cui fa riferimento il mercato francese in questi anni s’ispira molto allo studio system americano che permette così anche discreti risultati commerciali. Unico autore in grado di intraprendere la strada indicata dal neorealismo è invece il regista Jacques Becker che firma alcuni capolavori tra i quali Casco d’oro (1952). Per la sua straordinaria capacità di saper gestire entrambe le condizioni, sia lo studio system che la filosofia neorealista, Becker è uno dei pochi autori ad essere risparmiato dall’ondata dei futuri contestatori francesi.

 

03-006Con l’intervento del professor Leroi Gourhan e del regista di documentari Jean Rouch, è istituito nel 1952 al Museo dell’Uomo di Parigi, un Comitato del film etnografico, sollecitato dall’incontro delle potenzialità narrative della macchina da presa e gli interessi specifici delle nuove scienze umanistiche come la sociologia e l’etnologia. Dello stesso anno è la prima incursione nel cinema di Guy Debord che incomincia proprio in questo decennio il suo percorso verso la teoria del film/anti-film, iniziato con Hurlements en faveur de Sade (1952).

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I diabolici (1954)

Un sempre più maturo Henri-Georges Clouzot firma in questi anni Il salario della paura (1952) e il giallo francese per antonomasia I diabolici (1954), considerati come massima espressione dei generi all’americana prodotti in questo paese.

 

A metà del decennio il documentario Notte e nebbia (1955) di Alain Resnais porta invece sullo schermo gli orrori dell’olocausto e dei campi di concentramento.

Ma è la fine del decennio a mettere sottosopra il cinema francese quando esplode il fermento politico ed artistico della Nouvelle vague e la conseguente politica degli autori. Questa nuova corrente, legata all’unicità di etica ed estetica, promuove soprattutto la figura centrale del regista (al massimo affiancata da uno sceneggiatore) libero di esprimersi non più in maniera istituzionale ma assolutamente personale. Alla base dell’esplosione del nuovo fenomeno vi è comunque una traccia economica, e quella soprattutto legata alla stagione del 1956 dove il mercato nazionale conosce una delle sue più profonde crisi con il calo degli spettatori.

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Andrè Bazin

Questa condizione porta i più grossi produttori a lanciare nuovi autori che potrebbero dare così una ventata di novità alle produzioni nazionali, ma questi nuovi giovani registi non saranno però solo un nome nuovo sui cartelloni, ma dei veri e propri avversari della grammatica cinematografica tradizionale, e tutti legati alla rivista Chaiers du cinema e protetti dal più autorevole teorico francese Andrè Bazin.

 

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Hiroshima, mon amour(1959)

Questi lavori sono: Le beau Serge (1957) di Claude Chabrol, Ascensore per il patibolo (1957) di Luis Malle, I quattrocento colpi (1959) di Françoise Truffaut e Hiroshima, mon amour (1959) di Alain Resnais, film tutti rappresentanti questa nuova onda cinematografica, capace presto di influenzare l’intero panorama cinematografico mondiale. Di questa corrente se ne incomincia a parlare apertamente proprio dopo il Festival di Cannes del 1959 dove è presentato il film di Alain Resnais.

 

locandinapg1Il grande merito dei giovani turchi (così sono chiamati questi critici passati deitro la macchina da presa) è soprattutto l’aver concesso al cinema la possibiltà di riflettere su se stesso, e consegnando il giusto merito sia alla critica che alla storiografia cinematografica. È anche grazie alla nouvelle vague che un genere tipico di questo paese come il polar riceve nuova linfa che porterà il filone a diventare sempre più ricco fino alla fine degli Anni 70. Ad unire il noir con le poetiche della Nouvelle Vague è principalmente un film: Delitto in pieno sole (1959) di Renè Clement.

Intanto nel 1959 il governo presieduto dal generale Charles de Gaulle forma il Ministero della Cultura che punta ad una produzione di maggiore qualità.

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