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1950 // 1959 U.S.A.

In Il Tempo Ritrovato on 3 ottobre 2018 at 15:27

street-scene-drive-in-b-smallPer effetto della Legge antitrust del 1946 erano già incominciati a proliferare i primi drive in mentre il colore intanto s’impone definitivamente proprio in questo decennio e un capolavoro mette seriamente in discussione il sistema hollywoodiano: Il viale del tramonto (1950) di Billy Wilder. Nello stesso anno in cui esordisce l’attore Marlon Brando nel film Uomini-Il mio corpo ti appartiene (1950) di Fred Zinnemann, viene distribuito anche Eva contro Eva (1950) è il primo grande lavoro del regista Joseph L. Mankiewicz.

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Marlon Brando

L’ondata di maccartismo intanto prosegue sfiorando il regista Frank Capra nel 1951, ponendo sospetti su Fritz Lang mantenendolo disoccupato per qualche anno e colpendo molto più duramente il regista Elia Kazan che deve portare sul grande schermo un ottimo Marlon Brando in Fronte del porto (1954) per giustificare il proprio atteggiamento delatorio nei confronti dei comunisti attivi a Hollywood.

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Blob – Fluido mortale (1958)

Archetipi ormai nel decennio precedente i generi classici di Hollywood continuano intanto ad essere perfezionati. L’atomica e la guerra fredda per esempio incidono così tanto che il fantasy è sostituito quasi completamente dal genere fantascientificoHarvey (1950) di Henry Koster, una fantasy comedy, ne segna il passaggio mentre Blob – Fluido mortale (1958) di Irvin S. Yeaworth Jr. mette in scena meglio (o peggio) di tanti altri la minaccia comunista vissuta dagli americani. Unico merito di questo film in realtà è quello di lanciare sul grande schermo la futura star Steve McQueen.johnny-guitar-155g

È invece il film Giungla d’asfalto (1950) di John Huston, una sorta di gangster movie crepuscolare che codifica le scene di rapina, a guardare alla metropoli come ad una caccia all’uomo. Nel genere western Anthony Mann con Winchester ’73 (1950) cerca di dare nuova linfa con sottotesti quasi metaedipici, mentre ne L’amante indiana (1950) di Delmer Daves si ha il primo ribaltamento della posizione sugli indiani, fino a questa pellicola sempre visti come villains. A parte questi brevi colpi di genio, il genere western sceglie in realtà la via crepuscolare e psicologica di Geroge Stevens con Il cavaliere della valle solitaria (1953) e con Johnny Guitar (1954) di Nicholas Ray, il più celebre film di questo regista. È però Un dollaro d’onore (1959) di Howard Hawks l’ultimo grande esempio del decennio.

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Intrigo internazionale (1959)

Un autore su tutti invece definisce un nuovo genere: il regista di origini britanniche Alfred Hitchcock scrive le pagine più importanti del thriller in questa sua seconda parte della carriera, quella americana appunto, durante la quale confeziona i suoi capolavori: Delitto per delitto (1952), Il delitto perfetto (1954), La finestra sul cortile (1954), L’uomo che sapeva troppo (1956), La donna che visse due volte (1958) ed Intrigo internazionale (1959) considerato ancora oggi come una delle pietre miliari del cinema di spionaggio. Con queste pellicole, nell’arco di un decennio, Alfred Hitchcock chiarisce le tematiche che più gli stanno a cuore: il tema del doppio, quello del voyeurismo come malattia e la suspence come sensazione cinematografica essenziale.

Nel genere musical è Cantando sotto la pioggia (1952) di Stanley Donen e Gene Kelly a segnare il momento più alto di questo genere. Di tutto altro genere sono i registi che si rifanno invece alle nuove scuole di teatro a New York. Tra loro Laslo Benedeck con Morte di un commesso viaggiatore (1951) e Il selvaggio (1954) che consacra l’attore Marlon Brando come vero antieroe del cinema hollywoodiano.

lfNel 1954 muore William Hays, autore del codice d’autocensura, e così produzioni ed autori riescono a scegliere strade narrative e figurative con maggiore respiro, grazie anche alla pellicola La vergine sotto il letto (1953) di Otto Preminger, duramente ostacolato, ma quasi simbolo dell’inizio della liberazione dalla censura. Il primo film nudie non ostacolato dalla censura, ma addiritttura appoggiato da una sentenza della Corte Suprema che ne difende la nudità come espressione del corpo non oscena, è Garden of Eden (1954) di Max Nosseck.

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James Dean

Gli Anni 50 sono segnati anche dal folgorante e triste passaggio dell’attore James Dean: simbolo (e poi icona) del giovane ribelle, Dean recita solo in tre pellicole per diventare immediatamente, dopo la sua prematura morte avvenuta in un incidente stradale, il simbolo d’intere generazioni. La valle dell’Eden (1955) di Elia Kazan, Gioventù bruciata (1955) di Nicholas Ray e Il gigante (1956) di George Stevens sono le tre pellicole che lo inseriscono nel firmamento delle stelle hollywoodiane. A proposito di ques’ultimo regista, George Stevens,andrebbe ricordato che fu proprio lui a riprendere per l’esercito americano in Europa le immagini d’apertura  del lager di Dachau alla fine della seconda guerra mondiale [1]. Tornando al giovane James Dean, egli contribuisce ad esaltare un effetto che già da tempo si stava delineando nel cinema, quello cioè di raccontare di ribelli senza causa per giustificare il senso di disagio e violenza giovanile che si diffonde in questo paese.

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Il grande caldo (1954)

Il 13 luglio 1955 è inaugurata Disneyland, vero prototipo di un Paese che evade da se stesso e si rifugia nella propria rappresentazione moralistica. Quasi in risposta a questo processo di idealizzazione della società americana, Marty, vita di un timido (1955) di Delbert Mann, girato in formato ed esigenze televisive, risponde come uno dei pochi esempi di neorealismo all’americana. Fritz Lang, dopo aver diretto il poliziesco atipico Il grande caldo (1953) nel quale un poliziotto usa la sua posizione per vendicarsi della morte della moglie, dirige il suo ultimo film in questo paese nel 1956, L’alibi era perfetto.

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Il settimo viaggio di Simbad (1958)

A resistere all’improvviso declino del genere fantasy è solo il suo sottofilone esotico che con Il settimo viaggio di Simbad (1958) di Nathan Juran si fa apprezzare soprattutto per gli effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen con la tecnica stop motion.

Il problema per Hollywood comunque non è la ripetitività dei generi o la mancanza d’idee quanto la diffusione capillare della televisione come mezzo famigliare, che sposta non solo l’attenzione del pubblico ma anche la maggior parte degli investimenti delle majors, rimaste letteralmente stregate dal nuovo canale di trasmissione dei film. Già nel 1956 infatti la MGM lancia le prime impegnative produzioni televisive. Nasce così il formato televisivo ed una scuola dalla quale escono comunque ottimi autori quali il regista Sydney Lumet che esordisce con la pellicola in La parola ai giurati (1957).

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La tunica (1953)

Da un punto di vista del mercato cinematografico invece, l’impegno di tutti i produttori è di risanare il vuoto cercando una novità che potrebbe riportare il cinema a conservare qualcosa di caratteristico che la televisione non è in grado di mantenere: l’introduzione del Cinemascope, con brevetto francese (Dyalscope) acquistato in America per prima dalla 20th Century Fox, salva il cinema riconsegnandogli la magnificenza della grande tela. Prima pellicola a farne uso è La tunica (1953) di Henry Koster, ed anche l’impiego di un acerbo 3D (durato in maniera intensa dal 1953 al 1956) contribuisce a dare vitalità ad un mercato che procede con una preoccupante parabola.

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Orizzonti di gloria (1957)

Prima pellicola in effetto 3D è l’horror La maschera di cera (1953) di Andrè de Toth, con Vincent Price. Alla fine del decennio è introdotta infine la Panavision, pellicola a 70 mm che permette un’ulteriore e maggiore definizione dei dettagli. Esordisce invece con il piccolo formato il regista Stanley Kubrick con Paura e desiderio (1953), seguito poi dai noir Il bacio dell’assassino (1955) e Rapina a mano armata (1956). Nonostante l’interesse suscitato dai sui primi lavori, il regista si fa notare definitamente con Orizzonti di Gloria (1957) pellicola che anticipa il filone antimilitarista del successivo decennio.

Dopo una lunga esperienza in Europa torna a girare in questo paese, mettendo a segno un altro capolavoro, il regista Orson Welles che dirige L’infernale Quinlan (1958).

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Jerry Lewis

La commedia sembra ritrovare l’argento vivo che l’aveva caratterizzata negli anni precedenti e questo soprattutto grazie al regista Billy Wilder, padre della commedia americana, e grazie anche ad attori del calibro di Jack Lemmon e Jerry Lewis. Quest’ultimo in particolare è molto abile nel costruire il suo personaggio sull’idea della predestinazione di eventi avversi, tipica della commedia ebraica yiddish.

BrandStocker-Branding-Galikus-Madrid-playboy-marilyn-monroe-desnudo-portadaQuando la moglie è in vacanza (1955) e A qualcuno piace caldo (1959) entrambi diretti da Billy Wilder, oltre che lanciare Jack Lemmon e la commedia americana, regalano immenso successo ad un nuovo prototipo di maggiorata, esordiente qualche anno prima al cinema già con Gli uomini preferiscono le bionde (1953) di Howard Hawks: l’esplosiva e giuliva Marilyn Monroe. A dare vita a questo successo contribuisce, nello stesso 1953, la pubblicazione del primo numero della rivista per adulti Playboy, proprio con Marilyn Monroe in copertina. Grazie a questa rivista cambiano molto i costumi dell’America benpensante.

MV5BNzVlNDdmMTktMjhkNC00YjJmLTlmMzYtMDJiMzc2M2VhNzg4XkEyXkFqcGdeQXVyMTE2NzA0Ng@@._V1_Esordisce negli anni ‘50, dopo una lunga gavetta come sceneggiatore, il regista Robert Altman che realizza The delinquents (1955) seguito dal documentario The James Dean Story (1957). È però la lunga serie televisiva MASH, poi portata anche sul grande schermo, a consegnargli il successo in un paese che ormai conta già milioni d’utenti del nuovo mezzo di comunicazione, tanto che alla televisione alla fine, nonostante tutti gli sforzi, sostituirà la radio come forma d’intrattenimento popolare.

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Ombre (1959)

Intanto l’attenzione delle case di produzione passa lentamente da Hollywood a New York. Qui esordisce dietro la macchina da presa il regista John Cassavettes che firma Ombre (1959), pellicola da molti considerata capostipite del movimento dei filmmakers newyorchesi, in cui gli attori interpretano loro stessi. Nello stesso anno esordisce il regista Arthur Penn con il western esistenziale Furia selvaggia– Billy The Kid (1958).

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Richard Leacock

Il 1959 è la data in cui si formalizza la nascita del New American Cinema Group, fondato dal rifugiato lituano Jonas Mekas e da Lionel Rogosin, Robert FrankPeter Bogdanovich, Shirley Clarke ed altri. Il manifesto di questi autori punta a rendere le opere il più personale possibile e parla di un cinema libero dalle censure, con riferimento alle stagioni del teatro off di Broadway. Verso la fine del decennio, quasi in contemporanea con quanto viene proposto nel vicino Canada, dalla collaborazione dell’operatore Richard Leacock con il giornalista Robert Drew, nasce il fenomeno della Candid Camera, ispirato allo stile del teorico regista russo Dziga Vertov.

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Ben-Hur (1959)

La fine del decennio si coclude con il colossal Ben-Hur (1959) il più celebre dei film realizzati da Wiliam Wyler. Per effetto della Guerra Fredda anche la figura dei militari tedeschi viene in un certo senso recuperata all’interno dell’iconografia nazista, con pellicole che trattano di generali non fedeli al nazismo ma alla patria, il tutto ovviamente in chiave anticomunista. Nel frattempo il Vietnam, liberatosi dalla Francia, diventa di interesse americano e così anche di Hollywood la quale produce subito pellicole che inneggiano alla libertà dalle ingerenze comuniste.

Nel 1959 l’Academy Award Association abroga la clausola che impedisce a chi è iscritto nella lista nera di McCarthy di ottenere premi e nello stesso anno la Rank USA, ramo del gruppo britannico facente capo ad Arthur Rank, viene estromessa dal mercato americano.

 

[1]Goffredo Fofi. Articolo pubblicato sul settimanale di cinema e televisione FilmTv, anno 12 n° 51

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