LivingCinema

La commedia dei poveri e dei potenti: Luchetti/Aronadio.

In Nicheldome on 9 agosto 2018 at 10:30

tempesta-675x675Per definizione sarebbero due i generi che meglio fotografano un momento storico, e sono due generi vecchi quanto l’arte di raccontare stessa: la commedia e il dramma. 

Prendiamo il primo caso e circoscriviamolo solo all’italia, e consideriamo la seguente analisi come frutto solo di una coincidenza. Perché sicuramente è una coincidenza che due film come Io sono tempesta (2018) di Daniele Luchetti e Io c’è (2018) di Alessandro Aronadio in fondo trattano lo stesso argomento, sfruttando gli stessi elementi, e facendo spalla a spalla nello stesso genere.

Andiamo al sodo.

io-sono-tempestaTempesta è un ricco imprenditore che come spesso accade in Italia riesce a fare carriera sfoggiando il suo instancabile ottimismo imprenditoriale: tutto si può comprare. Ha degli interessi finanziari in Kazakistan (l’ennesima truffa in realtà) ma ritenuto colpevole di una evasione fiscale deve scontare la pena dedicandosi per un anno al servizio civile. Assegnato ad una mensa per poveri, dapprima fa amicizia con Bruno, un giovane padre con figlio a carico, e poi con l’aiuto di entrambi riesce a portare dalla sua parte tutto il gruppo di poveri, facendogli vivere la sua stessa vita da ricco, con l’unico obiettivo di riuscire a portare a termine il suo progetto in Kazakistan.

48803Massimo invece, ha anche lui una ricca proprietà che però non gli rende come dovrebbe. Massimo infatti usa questa lussuosa proprietà romana come b&b, ma una volta intuito che potrebbe risparmiare sulle tasse se trasformasse quello stesso luogo in un luogo di culto, decide con l’aiuto del letterato Marco di dare vita ad una nuova religione, lo ionismo, una sorta paradossale filosofia dell’io. Perché questo culto gli venga riconosciuto, Massimo si rivolge al gruppo dio poveri che frequenta la chiesa di fronte al suo b&b.

Non si tratta dello stesso film, bensì sono le sinossi di due film di due registi diversi, di due sceneggiatori diversi, con attori diversi, ma due film andati in sala lo stesso anno. Ed entrambi i film hanno in comunque questi elementi:

  1. Un uomo ricco e solo deve continuare ad arricchirsi nonostante i tempi siano cambiati.
  2. Per farlo porta un gruppo di poveri a casa sua, ma solo finché gli servono per il suo scopo.
  3. Una donna che prova a cam birre la sua vita la deve incontrare per forza.
  4. L’amore e l’amicizia sono più forti del denaro.
  5. Per questo alla fine l’uomo ricco è comunque simpatico, dai.

io-cè-film-e1521916005563Le differenze tra i due film sono tante ovviamente, perché la regia in questo caso fa davvero la differenza, e Luchetti è un regista maturo che anche se tutto sembra sfuggirgli di mano ad un certo punto (come la relazione tra Tempesta e Angela), alla fine anche se solo con il mestiere, riesce comunque a riprendere un film che sbanda troppo facilmente. Aronadio no, lui invece si inchioda al testo (di cui è autore anche del soggetto e della sceneggiatura) e lì si crocifigge, bruciando soprattutto nella prima parte del film la maggior parte delle battute e riuscendo lì dove sembra che il film funzioni soltanto: nella costruzione dello ionismo. Tutto il resto è fuffa ritrita.

122322190-d807a97a-03c1-403e-9239-39b1cced8c26

Il cast di Io c’è (2018)

Eppure entrambi i film sono dotati di un buon cast, cavalli di razza che scalpitano già dalle locandine, dai rispettivi uffici stampa, ma che invece sembrano non correre al massimo, non scommettere sul loro stesso potenziale: Marco Giallini nei panni di Tempesta e Elio Germano nei panni di Bruno sono una garanzia, tanto che lavorano in surplace, forse troppo, e Germano più di tutti, mentre in Io c’è a tirare la carretta è Edoardo Leo nei panni di Massimo, affiancato da Giuseppe Battiston e Margherita Buy, anche loro in surplace mentre Edoardo Leo fa al meglio quello per il quale probabilmente è stato scelto: interpretare ancora una volta il personaggio di Pietro Zinni di Smetto quando voglio (2014) di Sydney Sibilla, con un chimono sacro e qualche braccialetto di più al polso.

Entrambi i film hanno Io nel titolo ed entrambi hanno nel personaggio sulla sedia a rotelle il ruolo più divertente e riuscito.

marco-giallini-io-sono-tempesta-600x300

Marco Giallini

Si ride molto poco in entrambi i film, e per assurdo, si sorride di più nel film di Luchetti che molto probabilmente era nato con diverse intenzioni. e questo solo perché Marco Giallini in certi ruoli tira più di un carro di buoi.

battiston-io-cè

Giuseppe Battiston

Nonostante gli sforzi di uno e l’ingenuità dell’altro, i due film hanno un quid surreale alla base del soggetto (del fiabesco nel caso di Lucchetti e del paradosso nel caso di Aronadio) ma si perdono e irrigidiscono su una struttura che non lascia spazio a sorprese. Molto sprecata l’idea di Aronadio, abbastanza fiacca la mezza intuizione di Luchetti. Sono due film che non scriveranno la storia del cinema, ma è vero anche che questa cosa dei poveri che entrano a casa dei ricchi, non solo sembra già vista, ma credo che spesso non abbia nemmeno funzionato.

In sintesi, a dare un forte calcio in culo agli anni ’90 ancora non ce la facciamo.

buona visione.

 

Cinema Estremo

Sex Horror Violence Weird Drama | Recensioni Film e Serie TV

Luciano Lapadula

Siamo Ciò Che Vestiamo | We Are What We Wear

ILPAESE DEI SOGNI

DOVE SE NON QUI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: