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Eddie “Strongman” e l’imbarbarimento del corpo industriale.

In DropOut, Nicheldome on 20 luglio 2018 at 10:30

Eddie_crab-poseOgnuno di noi ha un sogno nella vita. Eddie, operaio inglese, ne ha tre: diventare famoso, conoscere Arnold Schwarzenegger di persona e diventare l’uomo più forte del mondo. Per realizzare questi sogni, deve ottenere un titolo sportivo, quello di Strongman appunto, e per raggiungerlo Eddie si cimenta in uno sport di culturismo che non mette in mostra il corpo, ma solo la forza. Si tratta semplicemente di sollevare o trasportare pesi. I più assurdi. e questo è un documentario su di lui: Eddie: Strongman (2015) di Matt Bell.

lplPer essere eletto Strongman infatti, bisogna spostare pietre, sollevare tronchi d’albero, correre con pneumatici da trattori manco fossero collane, e soprattuto, bisogna portare la propria forza ogni volta oltre il limite stesso che il nostro corpo ci impone. Si chiama determinazione per Eddie e spesso, come nel caso di questo sport, questa determinazione può anche farti molto male fisicamente.

Per raggiungere il suo obiettivo Eddie ha iniziato tanti anni prima, subito dopo la scuola, con ore e ore di palestra spese a sollevare pesi alternate con la fabbrica nella quale lavora finché non abbandona anche questa per concentrarsi ancora di più nel suo scopo, sfiorandolo tutte le volte, facendo anche qualche brutta figura, ma stabilendo comunque un record mondiale che darà almeno un senso ad una giovane vita (ha meno di 30 anni quando questo film è stato realizzato) che vacilla costantemente tra il vuoto (la solitudine degli allenamenti, la paura del fallimento, la lontananza dalla famiglia) e l’illusione di riuscire a colmarlo (Eddie si accorge dei sacrifici fatti dalla moglie per assecondare queso suo desiderio, questa illusione condivisa).

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The wrestler (2008)

Ma che sport è lo Strongman? Prima di tutto non è uno sport, sebbene così viene presentato, perché attraverso il film di Matt Bell sembra di più di entrare in una esotica freakzone, in un gran baraccone chiassoso a metà tra un circo di campagna e un più contemporaneo spettacolo di truck crash (ma quanto ci manca la poesia di The wrestler (2008) di Darren Aronofsky!) che di fronte ad uno spettacolo sportivo come il body building normale dove eleganza e forza, estetica e intelletto si fondono, nel concorso per strongman si annullano.

 

Screen-Shot-2017-06-07-at-12.52.08-PM-696x551Palloni gonfi, smorfie di dolore e mogli che dedicano la propria vita al sogno del marito: non è proprio un grande obiettivo quello che Eddie si è posto, e senza un pizzico di ironia, tutto questo mondo sembra anche credibile. Nella costruzione di questo castello infatti, la regia di Matt Bell rimane distante dal prendere una posizione, anche fosse seminare qua e la un pizzico di ironia o un dubbio su un personaggio più testardo che determinato, sembra anzi che il regista condivida questo folle universo fatto di muscoli e gare di forza, tanto è a suo agio nel rapporto con il suo protagonista (l’arrivo del suo mito è il vero apice del film).

MV5BMTY5NjU5MTYwNl5BMl5BanBnXkFtZTgwMzQxMDY0NzE@._V1_SY1000_SX675_AL_Questa condivisione di intenti è però anche il vero punto a favore di Eddie – The Strongman: la disinvoltura del protagonista davanti alla videocamera, assieme anche alla periodicità degli eventi raccontati che incastra tutta una serie di sconfitte, funzionano nel permettere al pubblico di entrare davvero in questo mondo di giganti, aiutando il documentario a superare il problema di un personaggio comunque banale nel suo percorso (il protagonista si realizza solo raggiungendo il suo scopo vincente) e spiana la strada verso un finale che riconcilia Eddie con il raggiungimento di una parte dei suoi obiettivi.

 

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Uomo d’acciaio (1977)

Eddie – The strongman non è però un film completamente inutile, come lo è probabilmente vincere il titolo di Strongman. Sicuramente il documentario di Matt Bell ci aiuta comunque a leggere il nostro tempo, ed a interpretare una strada, un percorso storico, che come spesso abbiamo detto in questo blog, anche il cinema contribuisce a comprendere. La biografia di Eddie infatti  mi permette di elaborare una riflessione pensando ad un altro film molto simile, statunitense questa volta, come Uomo d’acciaio (1977) di George Butler e Robert Fiore, pietra miliare di questo genere e anche lungimirante precursore dell’edonismo degli Anni 80. Un film che, per coincidenza o per altri motivi storico-politici connessi con la storia degli Stati Uniti, ha come protagonista assoluto ancora una volta il vincente Arnold Schwarzenegger che in questo documentario concorrer per vincere (e lo fa) la sesta volta consecutiva del titolo di Mr Olympia, battendo in finale il più giovane Lou Ferrigno (che trovò successo più tardi soprattutto come interprete del personaggio della serie televisiva Hulk).

 

 

lou-ferrigno-vs-arnold-schwarzenegger-styleNel film di Butler e Fiore c’è nel racconto del body building un concetto di estetica che comunque viene sempre mostrato e che ricorda sempre l’origine classica di questo sport. In questo film infatti l’immagine del “palesato posatore”, della statua che si scolpisce da sola, è strettamente collegata a quella delle icone greche e romane dei vasi, delle statue, dei miti e degli dei: nella pose degli atleti, nelle inquadrature strette sui muscoli scolpiti, perfino nel gioco psicologico prima di una finale, L’uomo d’acciaio non rinuncia quasi mai a mantenere questo legame con la classicità. Tanto è classico anche l’uso della voce fuori campo, esplicativa e didascalica. Scientifica.

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Arnold Schwarzenegger

Eddie è invece un racconto in soggettiva quasi, è il protagonista a parlare sempre rivolto alla camera, scompare la figura dell’intervistatore: la crudele strategia raccontata da Schwarzenegger per vincere il titolo ha un sapore di confessione più autentica, proprio perché raccontata ad un terzo personaggio escluso dal rapporto diretto con il pubblico al quale è concesso solo assistere.

Ma è soprattutto nella differenza delle pose degli atleti, nell’uso della camera che non guarda più ai muscoli (ed alla luce che si posa su di essi) ma che cerca invece costantemente lo sforzo, il primo piano dell’atleta che è pronto a esplodere sotto lo sforzo dei propri muscoli.

Il corpo dello strongman nel 2015 è oversize, non si avvicina nemmeno al concetto di perfezione sulla quale lavora invece l’atleta del 1975, convinto che forza sia bellezza, e non il contrario (come sostiene invece la moglie di Eddie).

 

Eddie_lat-pulldownNel 2015 le cose sono cambiate, si abbonda allora di lenti primi piani di Edddie e dei suoi avversari che trasformano il sorriso vincente di Arnold giovane in smorfie che difficilmente si distinguono con la rabbia, con l’ira. Niente più corpi scultorei, niente più riflessione sul corpo, niente più pensiero classico, il mondo è profondamente cambiato in questo angolo dove solo gli uomini più forti del pianeta si incontrano, per trasportare balle di fieno, sollevare carichi industriali e lanciare botti di metallo il più in alto possibile, senza un minimo senso die estetica del proprio corpo.

http---i.huffpost.com-gen-2765764-images-n-EDDIE-HALL-628x314

Eddie e Arnold Schwarzenegger

Del perché Eddie abbia come modello Arnold Schwarzenegger, e del come egli non abbia saputo cogliere nell’estetica (esasperata) l’unico elemento (pretesto) che giustifica uno sport inutile come il body building, è una domanda che dovremmo porci tutti. La risposta  passa probabilmente anche per film come Commando (1985) di Mark L. Lester… perché anche ad Eddie piacciono le armi. 

 

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Ercole (1962)

Per trovare una risposta forse dovremmo scomodare l’ancor più classico tedesco Ercole (1962) di Werner Herzog che, partendo proprio dal parallelismo del body builder con le immagini della cultura classica, proponeva riflessioni già più attuali sulla storia e il senso di questo sport

(e in dieci minuti circa, trattandosi di un cortometraggio).

 

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Ercole (1962)

Bestie, giganti deformati che muovono pesi industriali. Questo siamo dopo quaranta anni?

 

buona visione.

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  1. […] distorta del protagonista, raccontati però sul primo piano e sicuramente in Requiem for a dream di Darren Aronofsky se ne fa un largo uso proprio perché il tema centrale è la distorsione della percezione a causa […]

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