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Siamo in guerra e sarà dura sopravvivere in gruppo: The Revenant/Dunkirk/The 12th Man.

In DropOut on 11 luglio 2018 at 10:30

therevenant_10_baseE’ incominciato tutto qualche anno fa forse, nel 2014 probabilmente con i primi spacci e le prime veline 2.0 che diffondevano la notizia che Leonardo DiCaprio aveva dormito nel ventre vero di un cavallo. Poi nel 2015 ne avevamo avuto la conferma sul grande schermo con The Revenant di Alejandro G. Iñárritu che gli era valso il tanto mancato Premio Oscar come miglior attore protagonista.

Durante la cerimonia DiCaprio aveva chiarito che il film era tutto sul duro rapporto tra un uomo solo contro la natura selvaggia, spostando l’accento del discorso sulla denuncia al cattivo stato di salute del pianeta e al riconoscimento dei diritti delle popolazioni indigene. Esemplare. 

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Tarkovskij vs. Iñárritu

A parte l’incredibile spettacolarità di alcune sequenze però (tra tutte l’attacco a cavallo e la lotta con l’orso, e le decine di citazioni visive scippate alla filmografia del regista Andrej Tarkovskij) rivedendo il progetto di The Revenant adesso, fino alla sua più mirata/meritata conclusione, la vittoria cioè dell’Oscar per un attore che dopo almeno 5 candidature (per film anche migliori di questo) non ne aveva mai vinta una di quelle statuette, sembra di aver assistito più che ad un film, più che ad un progetto filmico, ad una lotta solitaria di un uomo solo che, per un motivo o per l’altro, si trova staccato dal suo gruppo e deve in qualche modo… sopravvivere da solo, se vuole raggiungere il suo obiettivo. (Tanto è che DiCaprio con i precedenti lavori con il più autorevole Martin Scorsese, di premi non ne aveva ricevuto uno).

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Dunkirk (2017)

Poi è arrivato Christopher Nolan, con uno scenario diverso, dove alla neve in cui non gela il coraggio bollente di DiCaprio sostituisce le fredde acque di Dunkirk (2017), e dove ancora una volta un uomo solo, il giovane militare inglese Tommy si ritrova da solo a dover sopravvivere su una spiaggia assediata dai nazisti e nella quale gli alleati non sembrano avere il massimo della solidarietà nei suo confronti.recensione-dunkirk-home-video

Un film di una spettacolarità indubbia, di un lavoro con il suono eccezionale (non potrò mai più dimenticare il suono macabro di quella elica in mezzo al mare che si lamenta come una balena agonizzante), ma anche un film di una estrema superficialità dei protagonisti e soprattutto un progetto di una completa inutilità storica. Un gran film da botteghino che però come spesso accade non sa rispondere ad una facile domanda: perché? 

the-12th-man.104269Non sembra essere stata questa la domanda principale nemmeno per il regista olandese Harald Zwart che a questi due blockbuster statunitensi per l’Europa risponde con The 12th Man – Il dodicesimo uomo (2017) che a differenza del titolo, parla della storia vera di un uomo solo, un soldato mandato in missione di sabotaggio in Norvegia assieme ad altri undici militari, e che fallita la missione deve scappare verso la Svezia, ovviamente attraverso lande congelate ed acque dal freddo mortale.

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The 12 Man (2017)

Mettendo in scena i nazisti (in verità senza rinunciare ad alcun stereotipo del genere) il film di Zwart ha almeno il pregio di riuscire a mantenere alta la guardia in una Europa in cui l’estrema  destra prende man mano il passo.

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Purtroppo, anche in questo caso, la spettacolarità dei fatti e soprattutto quella della fotografia, non permettono mai di approfondire temi che, nella disperata corsa verso la sopravvivenza, probabilmente non siamo più in grado di immaginare. 

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Rembo 2 – La vendetta (1985)

Sembra come se il messaggio di DiCaprio sulla Natura, sia stato in realtà masticato e rimodellato in termini assolutamente spettacolari (Iñárritu), in quelle che sembrano solo più laccate rielaborazioni di un classico filone di film di genere survivor (con varianti ambientali) che in alcuni momenti mi hanno fanno rimpiangere l’ingenuità con la quale vidi al cinema il molto più compiaciuto Rambo II – La vendetta (1985) di George P. Cosmatos, dove non faceva così freddo e Sylvester Stallone sapeva anche come dominare la natura. 

Eppure (per fortuna) tutti e tre i principali protagonisti di questi film (no, Rambo no) hanno qualcosa che li accomuna e che non li rende odiosi come la maggior parte dei supereroi che nell’ultimo decennio hanno letteralmente disidratato la creatività cinematografica: sono appunto tutti non-eroi e sono tutti in fuga.

Una domanda però rimane, perché qualcosa il cinema ce lo sta chiedendo: perché siamo in guerra, se siamo così ostinati a sopravvivere? 

buona visione.

 

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