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Come si diventa “Unsane” secondo Soderbergh.

In Nicheldome on 10 luglio 2018 at 17:04

unsane-2018-psychological-thriller-movie-review-claire-foy-joshua-leonard-steven-soderberghSawyer Valentini ha subito un trauma qualche tempo fa, perché è stata vittima di stalking. Dopo aver denunciato alla polizia il suo persecutore, Sawyer continua a rivederlo nonostante tutte le precauzioni che le sono state suggerite per evitare qualsiasi contatto con lui. Discutendone con una psicologa, decide di ritornare per una seconda seduta, non prima però di aver firmato un modulo di accettazione.

unsaneE’ proprio la firma su questo documento a trasformare Sawyer da “semplice vittima” in un anonimo tassello di una più ampia struttura medico-sanitaria che non le permette più di uscire da una sorta di manicomio nel quale è stata rinchiusa. Non bastasse, il suo persecutore si è appena fatto assumere come infermiere per il turno di notte.

jay-p-grid-uproxx Trama semplice, percorso tortuoso, Unsane (2018) è il nuovo film di Steven Soderbergh che, appena terminata la serie televisiva Mosaic, sceglie ancora una volta il genere thriller nella cui regia sembra avere la mano ancora ben allenata anche se in realtà realizza un film con meno fermezza e un po’ meno incisività (nonostante gli attori sembrino tutti in tiro, si avvertono i difetti di una lunga carriera televisiva da parte sopratutto di Claire Foy nel ruolo della protagonista e di Jay Pharoah nel ruolo dell’infiltrato, i cui scambi di dialogo sono la parte più debole del film).

Unsane-2018-Steven-Soderbergh-recensione-cov-932x460Non concentrandosi troppo sulla  fotografia (mai davvero costante soprattutto negli ultimi lavori di Soderbergh) e peccando forse di un eccesso di primi piani, o campi a due macchinosi, tutto sembra essere predisposto come sempre perché Soderbergh si possa concentrare in realtà principalmente sul messaggio: la caduta kafkiana di Sawyer in questo assurdo processo alla sua mente è il pretesto narrativo per sviluppare una fotografia paradossalmente lucida  sullo stato delle cose negli Stati Uniti, dove dietro il sorriso sterile e meccanico di un dirigente sanitario si nasconde il morso famelico delle case farmaceutiche che sostiene quasi tutto il sistema sanitario statunitense.

Non nasci pazzo, ma negli Stati Uniti lo diventi immediatamente nel momento in cui dimostri una debolezza (come è la vittima di uno stalker, o può essere l’errore di una firma, … ) in una società che è ormai solo una anti-utopia, dove  cioè la cura è peggio del danno.

255401706-4Sono infatti i colloqui che Sawyer deve affrontare con i dirigenti ed i medici per convincere la struttura sanitaria che si tratti di un semplice errore, di una firma messa senza aver controllato bene cosa si stesse firmando (forse una delle metafore più politiche e coerenti con le ultime elezioni presidenziali e il rapporto tra stato e cittadino filtrato attraverso la dipendenza ed il controllo delle sostanze farmaceutico-terapeutiche) sono questi i momenti di maggiore suspence del film, che si abbandona poi man mano ad una conclusione ovvia da thriller classico, comunque riuscito (sceneggiatura della coppia Jonathan Bernstein & James Greer, alla prima esperienza nel genere dopo una gavetta di corti per adolescenti). 

Unsane-2018-print3Joshua Leonard, uno ragazzi che cercava la strega in The Blair Witch Project (1999) di Daniel Myrick, Eduardo Sánchez , interpeta in questo film David Strine, il lucido stalker. Il suo ruolo, sebbene sia particolarmente rilevante nel film, non emerge comunque oltre il cameo.

“E’ così che mi ami?” chiede Sawyer quando David l’afferra per il collo…

buona visione.

 

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