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Dentro il bunker di 10 Cloverfield Lane

In Nicheldome on 28 maggio 2016 at 19:05

1454366372945Una ragazza fa ritorno a casa, guidando l’auto. E’ notte, ed ha litigato con il ragazzo che la chiama al cellulare, insistentemente, perché lei non risponde. E’ nervosa e probabilmente anche distratta per questo, perché viene colpita da un’altra automobile in un rovinoso incidente.

cloverfield-lane-1Michelle, questo il suo nome, si risveglia poco dopo in un bunker, e l’uomo che l’aiuta a riprendersi dall’incidente, le nega di poter uscire da quel luogo, perché fuori è l’apocalisse, e solo lì dentro sono al sicuro. L’uomo si chiama Howard, e sembra farneticare come un complottasti da tastiera.

Il film di Dan Trachtenberg doveva chiamarsi The cellar all’inizio, e oggettivamente, prima dell’intervento di J.J. Abrams, non aveva alcun collegamento a quello che è stato un vero fenomeno di genere come il primo Cloverfield (2008) di Matt Reeves (cui fa riferimento invece nel titolo). Che però un come Abrams, produttore di macchine da soldi come la serie televisiva Lost,  lo abbia scelto tra i più vicini al precedente plot di successo, qualcosa vuol dire.

10-cloverfield-lane-paramount0-1458669956707-11248_4vepPrima di tutto il probabile costo ridotto (è sostanzialmente un film da camera, a parte il finalone super digitale) strutturato soprattutto su quella che è una delle chiavi di svolta nella carriera di Abrams come autore: il gruppo bloccato in un buco con una discutibile grande verità che gestisce questa stressante condizione. Dopodiché il finale, decisamente interessante (ma ahimè banale nella risoluzione) poiché per tutto il tempo la sceneggiatura è riuscita a spingere lo spettatore da tutta altra parte. E’ infatti il personaggio del carceriere Howard (un buon John Goodman non tradisce quasi mai)a tenere banco per quasi tutto il film, strigliando bene le redini della tensione, poiché se da un lato può sembrare un innocuo ma astuto malato di cospirazione, dall’altro lato ha anche l’apparenza di essere un vero squilibrato che rapisce e fa sparire le giovani fanciulle. E’ abbastanza per aver paura di rimanere rinchiusi con lui tutta la vita, se fuori c’è l’apocalisse? E’ questa ambiguità, senza apparente via di uscita, che tiene in piedi tutto il film: quale è la soluzione?

27697-10cloverfieldlane-winstead-ventsSiamo al limite del soffocamento (camera chiusa, carceriere, nessuna via d’uscita) ed è per questo che 10 Cloverfield Lane funziona almeno quanto un più articolato Saw (2004) di James Wan o un più psicologico Panic Room (2002) di David Fincher, sebbene tutto si regga solo ed unicamente su questa tensione narrativa, perché a guardare bene i singoli episodi, qualcosa potrebbe anche non tornare.

ap_10_cloverfield_lane_01_jc_160311_4x3_992E’ difatti il terzo incomodo, il giovane Emmett (John Gallagher Jr.), che ha solo il ruolo di sponda per entrambi i protagonisti, rende molto fragili e banali alcuni passaggi, ai quali egli stesso partecipa ingenuamente (come se fosse nella posizione passiva dello spettatore) accettando che la storia vada avanti in questa maniera, facendo da garante per tutta la trama: perché mai Michelle deve stendere tutto sul pavimento, pur sapendo che potrebbe essere scoperta da un momento all’altro?

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M.E. Winstead

Infine Michelle (Mary Elizabeth Winstead) proprio lei, troppo energica sin dall’inizio, conquista la simpatia del pubblico solo una volta indossata la tenuta antiradiazioni e svestiti gli abiti di Bruce Willis, trasformando il film in un dramma da camera in una pellicola di fantascienza un po’ pop, il che non è nemmeno una brutta scelta, se non fosse che poi…

 

shareLa regia non è male (peccato per alcuni dialoghi), la fotografia tiene (tranne un inspiegabile salto di luce di quasi due ore nel finale) ma se c’è una cosa che potrebbe aver fatto danno a questo film allora, è forse proprio l’idea di legarlo sin dal titolo all’operazione del brand di Cloverfield, sottraendo potenziale all’ultima parte del film e depotenziando la tensione della prima parte. In fondo, ci chiediamo tutti per tutto il tempo quando arrivano gli alieni? Perché lo sappiamo dal titolo, non perché crediamo che la storia ci abbia convinto.

Il finale è in stile classico: da Lo squalo (1975) di Steven Spielberg ad Alien (1979) di Ridley Scott, passando per Indipendence Day (1996) di Roland Emmerich, è fuori discussione: zero in questo caso. (E lo era anche per gli altri film ovviamente).

buona contaminazione.

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