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Siamo tutti selvaggi? – Revenant/Redivivo (2016)

In Nicheldome on 8 gennaio 2016 at 13:55

revenant-poster-leonardo-dicaprio1Inverno nel North Dakota. 1820 circa. Quando la terra era di tutti e di nessuno, un gruppo di cacciatori di pelle è attaccato da una tribù di indiani che cerca vendetta contro chi ha devastato il proprio villaggio e rapito la figlia del capo. Il gruppo di militari misto a mercenari, assoldati tutti da una compagnia di pellame, viene per metà massacrato e solo una parte riesce a fuggire a bordo di una barca. Il gruppo ha idee diverse su come proseguire, da una parte c’è Glass (che ha ucciso un militare per difendere suo figlio Hawk durante l’assedio del villaggio nel quale viveva) che vuole accamparsi, dall’altra parte c’è Livingstone che vuole lasciarsi gli indiani alle spalle il prima possibile.

Revenant-2Il gruppo, su decisione del capitano Hardy, sceglie di accamparsi, ma nel tentativo di recuperare da mangiare, Glass viene aggredito da un’orsa e quasi ucciso. Il gruppo deve raggiungere il forte comunque, e vengono lasciati Livingstone e una giovane recluta, con il figlio di Glass, a controllare l’uomo finché non saranno ingrato di tornare a riprenderlo. Le intenzioni di Livingsonte, che ha accettato l’affare dietro pagamento, sono però diverse.

iu3Il film è tratto liberamente da un racconto del 2002 di Michael Punke. Il racconto è ispirato a sua volta ad un fatto vero. The Revenant – Redivivo (2016) di Alejandro González Iñárritu è sorprendentemente più vero del vero, e questa è il primo dato, indiscutibile.

La capacità con la quale il regista messicano muove la macchina da presa è cosa ormai ampiamente riconosciuta dopo i voli interminabili di Birdman (2014). Ma lasciando perdere lo studio cinematografico ed andando ad immergersi nella natura più inaccessibile, quella cioè del ghiaccio e delle foreste del Canada e dell’Argentina, ha dato sicuramente prova, ancora una volta, di essere uno dei più grandi tecnici del cinema, assieme a Nolan, Sorrentino, e anche Gaspar Noè volendo.

revenantLa scena del combattimento con l’orso è brutale, coinvolgente, spaventosa, peggio di qualsiasi torture movie, perché così credibile, così vicina, quando anche la macchina da presa si copre del fiato di una lotta, di un combattimento tra uomo e natura come non se ne erano mai visti, nemmeno in Grizzly man (2005) di Werner Herzog, dove era solo l’audio a passare, scena che qui torna subito alla mente.

Revenant1E non è solo per questa scena che si rimane sorpresi, ma dalla capacità di mettere la macchina da presa dove nemmeno Cobra verde (1987) o Aguirre – Furore di Dio (1972) erano potuti arrivare (ancora Herzog) a pelo d’acqua cioè, sotto l’acqua, sul bordo di un burrone dal quale Leonardo DiCaprio e il suo cavallo volano, assurdo. Come le battaglie, con la macchina da presa che passa con una disinvoltura disarmante da un combattimento a terra ad un mezzo busto di un indiano che corre come un forsennato con suo cavallo (che nemmeno John Ford…).

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Leonardo Di Caprio

Dopo il forte stordimento visivo dunque, tornando alla storia ed alle motivazioni del personaggio di Glass (Leonardo DiCaprio), la bilancia pende decisamente a favore del tema della vendetta (ed infatti, sarà un caso, ma il primo regista che doveva dirigere questo film era Park Chan-wook) sebbene si ricorra spesso al montaggio di insert onirici (e di effetto sicuramente, quasi alla Terrence Malick) che vogliono dare a Glass delle motivazioni più esistenziali (il respiro affannato che diventa il respiro del mondo? la famiglia come il branco?  l’istinto di sopravvivenza?).

Revenant-744x445Quella che Iñárritu sembra cogliere è invece una società primordiale, quando cioè le bestie ancora non si distinguevano (la scena dei lupi con i bufali) tra uomini ed esseri umani (DiCaprio con la pelle dell’orso), dove l’istinto ha il sopravvento (Glass difende il figlio, come l’orsa difende i suoi cuccioli), o come il gruppo dei francesi, che oltre a contribuire all’immagine storica ancora frammentata di un confine che forse diventerà quello con il Canada, in qualche modo ricorda (per ferocia soprattutto, con l’impiccagione e il cartello razzista “siamo tutti selvaggi”) i Cajun de I guerrieri della palude silenziosa (1981) di Walter Hill (e non è l’unica cosa simile tra i due film, volendo, sebbene nel film di Walter Hill siamo in Louisiana).

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Tom Hardy

Leonardo DiCaprio è in ottima forma, e lo è anche Tom Hardy (in grande ascesa dopo Mad Max Fury Road (2015) di George Miller) del quale però si fa a fatica a comprendere tutte le battute, spesso biascicate o buttate lì con la rozzezza che il suo personaggio richiede. Il film infatti, in lingua originale, mantiene anche questo aspetto, facendo in modo che i personaggi parlino il più possibile la lingua della propria etnia di riferimento (e così indiani parlano la loro e i francesi altrettanto).

Revenant-e1448185552391Un film di forte impatto visivo, grande tensione, che mostra una pecca forse, ed un dubbio: si sente nella seconda parte del film quasi un doppio movimento narrativo, come se qualcosa si ripetesse (la rinascita dentro il cavallo?) mentre è davvero poco comprensibile lo sguardo in macchina finale (sicuri di non aver fatto alcuno spoiler poiché non sveliamo di chi si tratta).

Fotografia pazzesca di Emmanuel Lubezki.

Tra John Ford e Walter Hill, con lo spirito di Herzog, e soprattutto alla Iñárritu. 

buona visione.

 

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