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Checco? Meglio Peppino.

In Nicheldome on 3 gennaio 2016 at 21:09

Quo-Vado-esordio-recordAppena abbiamo appreso del nuovo record di incassi italiano (solo per il primo giorno di proiezione quasi 7 milioni di euro) avevamo lanciato su Twitter un piccolo sondaggio, chiedendo il parere al nostro piccolo pubblico su Qua vado? (2016) di Gennaro Nunziante, ma soprattutto interpretato dal fenomeno del botteghino degli ultimi anni: Checco Zalone.

screenshotIl nostro piccolo pubblico, nonostante i numeri forniti dalle varie agenzie urlavano al miracolo, rispondeva invece che o non lo aveva ancora visto o che è bello. Siamo così andati a vederlo di persona, e ci è dispiaciuto tanto non aver potuto fare il “voto fuori dal sondaggio”, perché il questionario era già scaduto.

quo-vadoLa storia è anche meno complicata del previsto (per esempio non come quella di Natale col boss (2015) di Wolfango De Biasi uscito qualche settimana prima): Checco è un tipico figlio della Prima Repubblica, il che vuol dire che ha un posto fisso negli uffici della Provincia, crede nelle raccomandazioni e nel lavoro senza impegno, e non ha alcun obiettivo di fronte a sé. A mettersi contro la sua beata quotidianità (vive ancora a casa con i genitori a trent’anni e passa) è la nuova legge che vuole cancellare le provincie in Italia.

Sarà questa la lunga battaglia che Checco dovrà affrontare pur di non rinunciare alla sicurezza del posto fisso, ma anche il pretesto per fargli fare nuove esperienze all’estero, e confrontarsi con altre culture, altre civiltà, e trovare anche l’amore, volendo…

quo-vado-bannerA differenza dei primi film interpretati da Checco Zalone (e sempre scritti da Nunziante) dove faceva ridere soprattutto la presenza stessa del comico barese, quasi a disagio in un lungometraggio dopo la lunga gavetta nel cabaret e la televisione, con Qu vado? ci ritroviamo di fronte ad un progetto filmico che ha l’unica volontà di sbancare il botteghino e fare il verso a qualcuno. Nessuno sforzo di più, proprio come nella Seconda Repubblica (qualora esista davvero, tecnicamente).

I primi venti minuti, caratterizzati da un montaggio troppo frenetico rispetto al resto del film, risentono anche del successo del video Promettimi che non lavorerai mai del collettivo The Jackal (proprio sul posto fisso) e stentano parecchio a far decollare il personaggio principale.

Zalone-Giovanardi-abbraccio@MaurizioRaspante-790x426La storia infatti, inizia veramente solo con l’incontro tra Checco e Valeria (Eleonora Giovanardi) in quella che è la “pieraccionata” per eccellenza ovvero mettere un uomo impacciato di fronte ad una donna da conquistare al centro del racconto (e qui almeno senza il bisogno di usare una modella straniera o una donna irraggiungibile nel ruolo della protagonista, tipico del regista toscano) sfruttando un meccanismo fin troppo collaudato, in questo caso insaporito di salsa meridionale.

Il resto è una evidente sequenza di sketch (vecchi e nuovi), barzellette brevi (la sequenza dei compagni di Valeria che finisce con il cavallo) fino alle freddure in stile Marino Girolami che dirige Alvaro Vitali, di quelle brevissime per intenderci. Funziona praticamente solo Lino Banfi nel ruolo del politico stagionato, ed è l’esperienza probabilmente.

italiano-medio-2Il finale poi, vanifica qualsiasi sforzo da parte degli autori di essere politicamente scorretti come nelle dichiarate intenzioni, perché il testo non graffia mai (forse solo le battute sui parenti affetti da handicap) e non ne parliamo della regia, tanto che il film riesce a deludere di più di Italiano medio (2015) di Marcello Macchia (in arte Maccio Capatonda) che doveva essere il film dissacrante dell’anno ed è stato invece solo una messa in linea di cose già viste con altre almeno ipotizzabili, almeno senza ricorrere ad una messa in scena fin troppo classica. 

Quo vado? non ci è piaciuto, e non lo diciamo per fare gli snob,quo-vado perché abbiamo visto tutti i film di cui stiamo parlando, ma lo diciamo perché siamo tra quelli che amano le commedie davvero feroci di Dino RisiMario MonicelliEttore Scola e gli altri grandi maestri, e siamo abituati ad altri messaggi ed altre riflessioni (e finali) anche in questo genere (che già di per sé, non ci esalta particolarmente).

quo_vado6in Quo vado? non c’è mai nessuna catarsi se non una finta liberazione, perché alla fine tutto torna, tutto coincide, anche il personaggio della tagliateste interpretato da una Sonia Bergamasco inutilmente sopra le righe, tutto torna come in una serata del Drive-in ci verrebbe voglia di dire, grazie anche a quei difetti che tanto odiamo e tanto male ci fanno vivere nel nostro paese: razzismo, machismo e provincialismo.

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Peppino Di Capri in natale col boss (2015)

Ci sa tanto che alla fine, fra tutti, funziona di più Peppino Di Capri come boss della camorra, che Checco Zalone come baluardo della nuova commedia italiana.

buona visione.

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