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5 motivi per cui funziona Mr. Robot (2015)

In Videodrome on 24 dicembre 2015 at 16:25

mr_robot_promoElliot lavora per una multinazionale che opera nel settore della sicurezza informatica, ma è anche un hacker. Uno dei più bravi. Ha un carattere più che introverso, quasi psicopatico: non parla con nessuno, non gli piace il contatto fisico, assume eroina ed è ovviamente un paranoico, tanto da frequentare una psichiatra.

mr-robot-logo1-600x306Elliot sta anche organizzando il più grande attacco informatico mai fatto ad una multinazionale, ma è tutto vero? O è solo frutto della sua immaginazione?

Non ce ne vorranno gli amici hackers, perchè da un lato capiamo bene il disagio che si possa provare ad essere rappresentati n una serie televisiva americana, i cui unico scopi sono ovviamente quelli commerciali, ma è vero anche che la prima stagione della serie televisiva Mr. Robot (2015) ideata da Sam Esmail, funziona. Ed ecco perché:

  1. mrrobot1Perché il protagonista Elliot (interpretato da Rami Malekè simpatetico: ha lo sguardo di Buster Keaton, è una sorta di Robin Hood agorafobico e tossicodipendente, vestito come uno dei Black bloc. Come la maggior parte delle persone, ha un lavoro che non gli piace e che vorrebbe sabotare.
  2. Perché ha saputo prendere il meglio dei più recenti successi seriali: da House of cards (in questo caso non solo la struttura del racconto, ma anche alcuni attori come Michel Gill – che qui non fa il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma mrrobot-e1435149631387con eleganza interpreta il capo della azienda in cui lavora Elliot – e Sakina Jaffrey – non più nei panni del Ministro della Giustizia ma in quelli simili di avvocato per una class action) così come da Breaking Bad (la descrizione del personaggio di Elliot nella prima parte della serie, con tanto di problemi con la malavita latina) e ovviamente da The Americans (per il lato action) e Homeland (per la tensione emotiva dei protagonisti).
  3. Fight-Club-fight-club-4646239-1706-960

    Edward Norton in Fight Club (1999)

    Perché i riferimenti cinematografici hanno solide radici in quelli che sono i cult della stessa generazione che adesso si appassiona alle serie televisive: da Fight Club (1999) di David Fincher (puntata 9 con tanto di musica) a L’esercito delle 12 scimmie (1995) di Terry Gilliam, da Essi vivono (1988) di John Carpenter (quando Elliot riesce a vedere le necessità dei suoi colleghimrrobotpersonmartin

    scritte sul petto) come da  American Psycho (2000) di Mary Harron (un’ombra sul personaggio di Tyrell Wellick interpretato da Martin Wallström) fino a Il terzo uomo (1949) di Carol Reed (il confronto sulla ruota panoramica), passando anche solo per citazioni verbali (il piccolo Elliot che vuole andare a vedere Pulp fiction (1994) di Quentin TarantinoMr. Robot è un rimando continuo al cinema diventato subito reperibile e cult online, per la maggior parte della Internet generation.

  4. Perché la regia è originale e funzionale alla tensione del racconto: la maggior parte dei dialoghi è gestita con piani estremi, in cui il soggetto non ha quasi mai aria nel fotogramma dal lato dello sguardo; perché dal mezzo busto in su manca quasi sempre la quinta del personaggio con cui sta avvenendo il dialogo; permr-robotché la maggior parte delle inquadrature più larghe è composta in modo da mettere più in risalto l’ambiente (e il campo) con l’effetto di una immagine non “classicamente” bilanciata (con il personaggio all’interno del fotogramma con troppa a
    ria in testa per esempio); perché a volte, si ha l’impressione (specie negli interni stretti) di assistere ad un film noir americano in stile Anni 40, quando il soffitto entrava prepotente nell’inquadratura (alla Orson Welles per intendersi). Grande pecca la puntata 8, dove la regia dimentica del tutto questo stile e rende meno plausibile e coinvolgente una puntata cruciale per l’intera serie.
  5. Perché tocca temi e ideali fondamentali di questa epoca: la gestione dmxhA0Sv9RLm7cWuH3vHpCzq0ojdelle informazioni private nel continuo flusso dei dati sulla rete e la rivoluzione culturale attraverso internet, mischiando tra loro quelli che sono alcuni dei simboli (reali e digitali) di più grande interesse e diffusione nella controcultura informatica, come per esempio quello di Obey e quello di Anonymus (riassunti nel logo della #fsociety) fino  wikileaks e lo stesso di Julian Assange (è a lui che ci si è ispirati per il personaggio di Tyrell Wellick?)

buona visione.

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