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Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich W. Murnau

In Il Tempo Ritrovato, Videodrome on 27 ottobre 2015 at 12:26

Nosferatu il vampiro – Friedrich Wilhelm Murnau – (GERMANIA – 1922 – 96′ b/n)

con: Max Schreck, Gustav von Waggenheim, Greta Schröder, Alexander Granach, Max Nemetz

Titolo originale: Nosferatu, eine symphonie des grauens

bram-stoker-dracula-1La prima importante trasposizione cinematografica di un personaggio consegnato all’immaginario comune attraverso il romanzo di Bram Stoker, è in realtà un adattamento illegale [i] della sua opera più famosa: questo Dracula (Nosferatu, non vivo) prodotto in Germania e girato in una cittadina medievale sulle rive del Reno, si basa infatti su uno script sul quale lo sceneggiatore Henrick Galeen è intervenuto sostanzialmente cambiando tutti i nomi dei personaggi per non pagare i diritti d’autore. Capace di influenzare intere generazioni di cineasti, che per anni rimarranno legate alle movenze del conte Orlok, Nosferatu è una tappa importantissima nel cinema, non solo di genere. Il risultato filmico è infatti di alto interesse cinematografico soprattutto perché chiude in qualche modo un ciclo (quello dell’espressionismo) pur mantenendone alti i valori intrinsechi: il dominio del terrore e dell’angoscia (angst in tedesco).

giphySfruttando sapientemente il montaggio parallelo (verso Wisborg vanno Thomas in fuga e la nave appestata) e le caratteristiche abbondanti di personaggi estremi quali Knock e Orlok, il regista Friedrich W. Murnau sostiene un complesso ed angosciante ambiente metacittadino che trasuda morte e disperazione fin dalle primissime didascalie (i fiori colti in giardino non riescono a far gioire completamente Ellen, così come l’incontro di Thomas con il passante che gli dice che nessuno può sfuggire al destino). Ancora sul montaggio, sebbene lontano dalle attrazioni teoriche dell’avanguardia russa, Murnau utilizza comunque la tecnica dell’accostamento con l’immagine del ragno che ingloba la preda, la iena con i cavalli, i topi e la pianta carnivora, per caricare attraverso questi simboli proprio il personaggio del conte Orlok, creando un vero e proprio codice del genere horror.

21627_NOSFERATU-1Eppure non è in questa capacità linguistica che risiedono gli spunti più interessanti della pellicola, tra l’altro stampata in tre colori diversi per accentuarne le differenze temporali delle scene: blu per la notte, rosso per il tramonto, negativo per esaltare gli effetti distorti. Punto cruciale nella carriera del regista, il film infatti permise a Murnau e ad altri cineasti di uscire dalla gabbia che l’espressionismo tedesco si stava costruendo, ricavando la stessa inquietudine teorica senza le scenografie ormai classiche che avevano reso celebre questa corrente, e ricorrendo invece all’uso di ambienti naturali.

1280x720-8CKCaposaldo della storia del cinema, Nosferatu dunque va oltre il percorso ordinario dell’espressionismo (del quale rimane il concetto che non è il vampiro ad assalire, ma la sua ombra, l’oscurità che egli rappresenta e che spesso anticipa, o rappresenta da sola lo stato “affettivo” puro della minaccia [ii]) soprattutto per la scelta del regista di girare in luoghi reali e senza evidenti manipolazioni della scenografia (anche se come si è detto per molti questa scelta deve essere considerata comunque all’interno del movimento espressionista [iii] ),

2209671ricavando così lo sdoppiamento dell’io dalla partecipazione del protagonista (e del pubblico) al reale e non al finto. La scelta di questa location evita dunque l’uso del chiaroscuro artificiale, proprio perché caratterizzata dal mistero delle sue stradine [iv]. Per il fatto che venne completamente pensato in modo da non poter essere girato in altro luogo che in uno studio cinematografico, il teorico e regista inglese Paul Rotha lo scelse come esempio per definire il costruttivismo di studio, termine coniato per esprimere lo strano senso di compiutezza, di definito, che spira da tutte le opere degli studi (cinematografici) tedeschi [v].

Friedrich Murnau

Friedrich Murnau

La sua caratteristica principale quindi sta proprio nella riuscita combinazione tra le forme e le idee espressioniste e la resa realista, in pieno contrasto con il fatto che il movimento espressionista nasceva soprattutto come movimento psicologico ed artistico antinaturalista. Tra le sperimentazioni della macchina da presa, in questo film si ha una specie di prima inquadratura in soggettiva del cinema tedesco: lo spettatore vede con gli occhi del folle che si aggrappa al tetto le piccole forme fluttuanti che si agitano per il vicolo [vi].

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Max Schreck

Aperto a diverse chiavi di lettura, Nosferatu è un film entrato nella leggenda anche per l’attore che interpreta il vampiro, stilizzata sagoma maligna costruita sul fisico di Max Schreck: su di lui, infatti, se ne sono dette tante, e di così geniali intuizioni che se ne è arrivati a farne un film, quale L’ombra del vampiro (2000) di E. Elias Mehrige, nel quale si sostiene che egli fosse stato veramente un uomo della notte. Altri storici del cinema affermano che sotto il suo nome e dietro quella maschera si nasconda invece lo stesso regista Friedrich Murnau. Sta di fatto che alcune sequenze che lo ritraggono (in special modo quando si alza rigido dalla sua bara, o quando morde il collo di Ellen) fanno parte ormai del panorama cinematografico-culturale collettivo.

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Alexander Granach

Il finale, l’happy end realizzato da Murnau, che vede nel raggio di sole la soluzione alle tenebre, diventerà uno dei punti centrali della sua filmografia. Personalmente troviamo surreale, e per questo incantevole, la scena in cui Ellen riceve notizie dai Carpazi seduta su una sedia, sulla sabbia, fra croci seminate intorno. Superlativa anche la prova di Alexander Granach nei panni del folle Knock, per alcuni gesti ricorda l’imbonitore da fiera de Il gabinetto del dottor Caligari (1921) di Robert Wiene, altra pellicola fondamentale dell’espressionismo tedesco. Sicuramente di diverso effetto e stile un altro vampiro, quello interpretato da Bela Lugosi in Dracula (1931) di Tod Browning. Di Nosferatu il vampiro invece, ne è stato fatto un solo remake ufficiale: Nosferatu, il principe della notte (1979) di Werner Herzog.

nosferatu2Trama. Svezia. Wisborg. 1843. La cronaca della Grande Morte… L’immobiliare Knock chiede al suo assistente di recarsi in Transilvania, presso il conte Orlok, poiché questo è interessato ad acquistare un palazzo nella sua città. Thomas Hutter, l’uomo incaricato di intraprendere il lungo viaggio verso i Carpazi, abbandona così la moglie Ellen per questa insolita avventura. Giunto a destinazione, si ferma in una locanda dove gli consigliano di non affrettarsi per conoscere il conte e di passare la notte al sicuro poiché quella è considerata la terra dei fantasmi. Thomas accetta e la mattina dopo una diligenza lo accompagna fino a metà strada, quando cioè calano le tenebre e il conducente s’impunta per non voler proseguire. A prenderlo sulla strada sopraggiunge una tetra diligenza che lo conduce finalmente al castello del conte.

nosferatu0000Ospite a cena dello stesso Orlok, Thomas si ferisce un dito e nota lo strano atteggiamento del conte nei confronti del suo sangue. La mattina dopo, Thomas scrive una lettera alla moglie Ellen annunciandogli di essere pronto per far ritorno. Quella sera stessa, pone le carte del contratto al conte il quale, invece, si mostra più interessato ad una fotografia della giovane moglie di Hutter. La notte, Orlok ne approfitta per entrare nella stanza dell’uomo mentre a Wisborg Ellen è colta da un febbrile sonnambulismo. La mattina dopo, intimorito per quanto accaduto, Thomas scende nei sotterranei e scopre il conte a dormire in una bara e quanto aveva letto alla locanda circa i vampiri appare a questo punto vero. Purtroppo però rimane chiuso nel castello mentre vede al tramonto il conte Orlok farsi portare via chiuso in una bara.

hqdefaultAssieme ad altre bare cariche di terra e topi, il conte è imbarcato su una nave che, attraversando il mar Baltico, arriveranno a destinazione a Wisborg. In città intanto Knock è impazzito ed è stato rinchiuso in un manicomio dove si nutre d’insetti e annuncia l’arrivo del suo signore. Thomas riesce a fuggire dal castello ma in preda alla febbre cade in terra, soccorso dagli abitanti del vicino paese. Sulla nave che trasporta il conte, si spande la peste e giunta a Wisborg il contagio si estende a tutta la cittadinanza. Knock, riuscito a fuggire dal manicomio, è rincorso dalla folla che riesce di nuovo a portarlo dentro.

m1500Thomas fa rientro a Wisborg e cerca di prendersi cura della moglie Ellen, sempre più debole da quando lui era partito. Orlok, che è andato ad abitare in una spoglia casa di fronte a quella della coppia Hutter, una notte entra in stanza di Ellen attirato dalla stessa donna che, letto il libro del marito sui vampiri, ha capito che non è la peste a uccidere gli abitanti di Wisborg ma la presenza del conte. Orlok la morde sul collo mentre il marito è andato a chiamare il medico perché preoccupato delle sue condizioni, ma l’ingresso della luce del primo mattino uccide il conte prima che possa rifugiarsi nelle tenebre.

[i] Bernard Eisenschitz. Breve storia del cinema tedesco. Lindau. Pg. 39

[ii] Gilles Deleuze. L’immagine-movimento. Ubulibri. pg.135

[iii] Massimo Moscati. Breve storia del cinema. Bompiani

[iv] Lotte Eisner. Lo schermo demoniaco. Editori Riuniti. pg. 99

[v] Agel H. Estetica del cinema. Case Editrice D’Anna. pg. 53

[vi] Lotte Eisner. Lo schermo demoniaco. Editori Riuniti. pg. 299

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