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Narcos: il capo dei capi?

In Videodrome on 19 ottobre 2015 at 12:23

2Sì è conclusa da poco la prima stagione della nuova produzione Netflix: Narcos (2015) pensata e ideata dal regista brasiliano José Padilha e interpretata dal suo attore preferito, Wagner Moura, una volta poliziotto in crisi di nervi con i due film brasiliani di successo che raccontano le vicende degli squadroni della morte, la cosiddetta Tropa de Elite (rispettivamente del 2007 e 2010) e qui invece nei panni del più grande criminale e trafficante di droga del Sudamerica (e forse del mondo): Pablo Emilio Escobar Gaviria, ovvero il Re della cocaina.

Pablo Escobar

Pablo Escobar

Dieci puntate dunque, che raccontano l’ascesa e il traguardo di un uomo che, nella sua inspiegabile irrazionalità, ha tenuto sotto controllo un paese intero come la Colombia, e sotto scacco la più grande potenza economica mondiale, gli Stati Uniti. E’ forse questo il vero valore di un progetto narrativo che ha come protagonista non un criminale inventato dalla penna di un autore (come può essere il caso di serie televisive come Hannibal o American Horror Story) ma un uomo di carne ed ossa, che se da un lato è stato visto come demonio (quello dei ricchi colombiani), dall’altro lato (quello dei poveri colombiani) viene visto e ricordato invece come un Salvatore, una specie di Robin Hood.

Salvatore Riina

Salvatore Riina

Siamo su un territorio sdrucciolevole infatti, sul quale però Narcos si muove tutto sommato senza correre troppi rischi, quasi in punta di piedi, senza nemmeno avvicinarsi a quel burrone dove è invece caduta la serie televisiva italiana Il capo dei capi (2007) di Enzo Monteleone e Alexis Sweet, accusata in Italia di apologia del crimine ed eccesso di fascinazione nei confronti di quello che è l’Escobar d’Italia: Totò Riina.

Narcos non cade in questo burrone, per pochi e basilari motivi, sia tecnici che narrativi.

  1. Il regista è brasiliano, la produzione americana, la storia colombiana. Questo evita che ci sia il corto circuito in cui a scriverla, comporla, e cantarsela da soli non sia lo stesso paese coinvolto. Sarebbe infatti da verificare come la serie Narcos è stata accolta in Colombia, ma sinceramente non crediamo che si sia aperto un grosso dibattito circa la fascinazione della figura di Pablo Escobar, e questo perché….
  2. Pablo Escobar parla meno del necessario, le sue parole sono misurate, distillate con il contagocce (e mai eclatanti) e
    narcos19n-3-web

    Wagner Moura

    sostanzialmente Wagner Moura più che interpretare la sua folle missione (dal tentativo di diventare un presidente colombiano anti-americano al successo invece come narcotrafficante) interpreta un uomo che guarda sempre oltre, fuori dal fotogramma, oltre la macchina da presa, come se fosse in un mondo che in fondo è solo nella sua testa, e che non si può condividere con nessun altro, pubblico compreso. Questa misura, narrativa e regista, se da un lato svilisce le potenzialità tecniche di Moura, oltre la forzata somiglianza con il vero Escobar, dall’altro lato è vero anche che ne alleggeriscono almeno proprio quel fascino criminoso.

  3. Immagine vera dell'assassinio di Galan.

    Immagine vera dell’assassinio di Galan.

    La ricostruzione dei fatti è affidata principalmente ad immagini di repertorio, ben montate tra loro, che si appoggiano quindi alla crudeltà dei fatti realmente accaduti (ed alle sue immagini/rappresentazioni) che non posso essere esaltate dal linguaggio filmico, e che quindi rimangono strettamente connesse con la percezione reale della storia. Per essere chiari: l’omicidio del candidato Luis Carlos Galan sul palco, se fosse stato ricostruito cinematograficamente, il pubblico avrebbe almeno potuto apprezzare l’organizzazione dell’impianto criminale, ma poiché viene utilizzata la sequenza vera, ufficiale, di quell’omicidio, sporca, realizzata da un operato spaventato, che cerca di nascondersi per non finire sotto il fuoco delle mitragliatrici, e che ha dunque un forte effetto di concreta impotenza di fronte al crimine, ed alla storia. 

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    Robert Boyd Holbrook nei panni dell’agente Steve Murphy

    Il punto di vista, attraverso la voce narrante, è affidato a Steve Murphy, uno dei due poliziotti ossessionati dalla caccia al narcotrafficante, e sebbene il suo ruolo sia minore, decisamente, nella storia, tanto da non raggiungere mai nemmeno il livello di “ombra” del protagonista criminale, almeno non permette di oltrepassare il limite dell’identificazione visivo/narrativa. E’ un punto di vista di convenienza, diciamo, che non è veramente sviluppato ma che mette al riparo la produzione.

  5. Le relazioni tra i personaggi non sono mai veramente approfondite, e quindi si è puntato tutto sull’aspetto storico 618_348_the-true-story-behind-narcospiuttosto che emozionale. Anche se funzionale probabilmente a quelle scelte raccontate fino ad ora, che puntano ad evitare l’apologia criminale, dall’altra parte può essere vista come la vera pecca, il vero limite di questa serie televisiva, perché non ci si affeziona a nessuno in particolare, se non appunto solo alla storia dei fatti colombiani. Tutta la rete di famigliari legata ad Escobar è abbozzata e tratteggiata in scene che si possono contare sulle dita di una mano (in 10 episodi da un’ora circa): un paio di telefonate con la moglie, e Narcos_TV_Series-320030424-largeun paio di confronti con il figlio. Forse anche una chiacchiera con la madre, ma nulla di più. Non ne parliamo invece dei due antagonisti di Escobar, i due agenti americani, Steve Murphy (interpretato dal modello ed attore Robert Boyd Holbrook) Javier Pena (interpretato dall’attore cileno Pedro Pascal) che sembrano presi di sana pianta da un telefilm tipico a cavallo degli anni ottanta: backstory abbozzate, molti uffici, tanta ricerca e poca intimità.
  6. In una produzione che si chiama Narcos, e che attraverso Netflix entra nelle case di tutti gli abbonati, si usa meno cocaina probabilmente di quanta ce ne sia in una delle foto promozionali della serie, o in tutto il parlamento italiano. Anche questo è un dato di fatto.

narcos-episode-9-recapSostanzialmente si tratta di un progetto godibile, edulcorato, alleggerito, più informativo che spettacolare, e che per adesso (probabilmente proprio per queste scelte) non sembra lascerà il segno nella storia della nouvelle vague delle serie televisive. Attendiamo sviluppi…

buona visione.

  1. Ce l’ho nella lista delle cose da vedere 🙂

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