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Victoria (2015) di Sebastian Schipper

In Nicheldome on 28 luglio 2015 at 12:43

victoriaLo avevamo escluso tra le visioni del Festival del Cinema di Berlino, perché se ne parlava troppo ancor prima che fosse stato proiettato. Abbiamo deciso di vederlo ora, quando ancora se ne parla tanto a Berlino, e abbiamo deciso di farlo per affrontare prima di tutto la nostra agorafobia cinematografica, e poi anche per controllare ogni tanto il nostro fiuto, e non darlo mai per scontato. Il primo istinto però, non ci aveva ingannati: Victoria (2015) di Sebastian Schipper è una forte delusione, ma anche la conferma che un film in pianosequenza non ha spesso molto da mostrare oltre un’impressionate sforzo muscolare. 

Article Lead - wide997041398ghm22nimage.related.articleLeadwide.729x410.ghm22e.png1434604236023.jpg-620x349La storia è quella di una ragazza spagnola (Victoria appunto, interpretata da Laia Costa) che vive da tre mesi a Berlino, e che una sera decide di seguire un gruppo di maschi berlinesi che la trascinano in una storia più grande di tutti loro messi assieme: una rapina.

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Franz Rogowski

Detta così forse è anche plausibile per il cinema, ma il problema principale di Victoria è appunto la sua non credibilità, dal primo suo incontro, fino alla fine. La domanda di base infatti presuppone “Come può una ragazza che ha già un lavoro, che vive già da tre mesi in una città, non rendersi conto dal primo minuto che ha a che fare con 4 bulli, così lontani dalla sua evidente cultura?”. Perché Victoria indossa il parka e suona il pianoforte, ma non sa distinguere da una faccia rassicurante e una folle (come quella di Franz Rogowski nel ruolo di Boxer, sempre in over acting).

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Frederick Lau e Laia Costa

La soluzione della rapina poi, che trasforma questa love story in un gangster movie, non sfiora mai il suo tentativo disperato di ricreare una coppia come quella di Bonnie & Clyde, ma dimostra invece una assoluta mancanza di conoscenza del mondo criminale. La scena dell’incontro con il boss ha un costo di realizzazione superiore di quanto il boss chiede in risarcimento per un favore fatto ad uno di loro in galera: macchine di lusso e uomini armati di fucile a pompa, per soli 10.000 euro.

victoria-teaser-540x304 3Anche la donna più naif del pianeta non avrebbe mai accettato di spendere una sola ora in loro compagnia, eppure la sceneggiatura ci dice di credere a tutto, e il pianosquenza ci mette nella condizione di dover accettare tutto questo per vero….

Bravi gli attori a sostenere i tempi, in linea di massima si ha l’impressione che siano diretti male. Molto bene solo Frederick Lau nel ruolo di Sonne, il capobanda, un attore giovane con una lunga carriera, passato anche per il successo del film L’onda (2008) di Dennis Gansel

Pianosequenza (2005) di Louis Nero

Pianosequenza (2005) di Louis Nero

Evitiamo spoiler, ma ci sono altre cose di cui sarà più giusto discutere più in avanti. La prima riflessione allora, come abbiamo detto in testa, è che non basta fare un film lungo un unico take per soddisfare le esigenze del pubblico, così come lo avevamo capito con una visione made in Italy, fatta dieci anni prima, con Pianosequenza (2005) di Louis Nero, che nella sua prova di forza muscolare, almeno tentava di mettere insieme librerie intere di pensieri, con l’obiettivo di ottenere almeno la forma più astratta possibile di un take lungo quanto una storia.

Non citiamo nemmeno Birdman (2014) di Alejandro González Iñárritu per non sembrare noi fuori luogo. 

buona visione.

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