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Pillole di bullismo e saggezza nel più recente action thriller.

In DropOut on 31 marzo 2015 at 14:10

Tre film, da tre diversi continenti (America, Asia ed Europa) e tutti con uno stesso sub plot: gli unici adolescenti maschi dei tre racconti sono vittime di bullismo a scuola, e i più adulti sono pronti ad insegnargli come affrontare il problema. Un pretesto come un altro, e come sempre, per parlare di cinema.

The-Guest-PosterPartiamo da The guest (2014) di Adam Wingard, che racconta di David, un ex militare che va a trovare la famiglia di un suo commilitone appena morto. Con il suo atteggiamento sicuro ed educato, David riesce a fare breccia in questa famiglia, pur essendo un estraneo a tutti gli effetti, ed approfittando del lutto che la famiglia vive. David ha ovviamente sia un passato diverso da quello che racconta, che una missione della quale nessuno sa niente. In sostanza, non è chi dice di essere, e dietro la sua finta pacatezza, nasconde invece una natura sadica e violenta.

1407781768851_wps_3_The_Guest_2_jpgA scoprirlo per primo è il giovane Luke che, preso di mira a scuola da un gruppo di bulli, decide di reagire proprio su coniglio di David, anzi grazie al suo aiuto diretto. E’ infatti l’ospite (questo il titolo del film tradotto in italiano) che prima sfonda di botte i ragazzi che fanno i bulli con Luke, e poi lascia che sia lui a farlo da solo, seguendo il suo esempio. Tra i due si instaura un rapporto di fiducia che metterà a rischio sua sorella. Il film di per sé non va veramente da nessuna parte, soprattutto nel finale quando si capisce davvero chi sia David, sembra di essere su un’auto lanciata contro un solido muro di incredulità.

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Dan Stevens

Ricco tutto sommato di una buona dose di action con poche domande, il film forse si poggia troppo su ricercate somiglianze tra il personaggio di David e quello di Driver in Drive (2011) di Nicolas Winding Refn (in fondo Dan Stevens, che interpreta David, sembra la versione economica di Ryan Gosling) ed a ricordare il film di Refn non è soltanto la scelta del protagonista, quanto anche la fotografia molto colorata, l’uso del rallenty e la musica anni Ottanta.

91V+aD0o6OL._SL1500_Sta di fatto che c’è puzza anche de I Nuovi eroi (1992) di Roland Emmerich, con Jean-Claude Van Damme e Dolph Lundgren, ed è puzza di stufato. Per tutti quelli che si aspettano similitudini con il film L’ impostore (2012) di Bart Layton, ci sarà una forte delusione. Finale aperto anche per The Guest, ma non dovrebbero esserci altre sorprese. Sta di fatto che il sub plot sul bullismo non viene chiarito, e al pubblico rimane comunque il piacere che Luke abbia reagito, così come quando David ha fatto il culo ai ragazzi nel bar.

KillersPassiamo al film Killers (2014) di Kimo Stamboel e Timo Tjahjanto. Come spesso accade, il cinema asiatico utilizza la tecnica narrativa del doppio per approfondire temi sempre molto grandi come in questo caso lo è la morte. A dare vita a questa storia sono infatti due personaggi lontani e mossi da interessi differenti, che attraverso internet trovano qualcosa da condividere: il fascino per la morte e l’omicidio. Uno è Bayu, un giornalista screditato per aver attaccato un potente politico, e che per questo è separato dalla moglie e da sua figlia, e che vive un po’ come uno sbandato nella pericolosa Giacarta; l’altro è il killer psicopatico Nomura, che vive a Tokyo, e che si diverte a uccidere le sue vittime filmandole e poi uplodando i video su un sito pirata. I due si incrociano su questo sito, ed iniziano a conoscersi meglio attraverso i video che caricano e che ritraggono persone da loro uccise.

Killers-webSi tratta di snuff movie che Bayu compie per vendetta, mentre Nomura per gusto e follia. E’ proprio il secondo a fare leva sul fratello di una delle sue vittime perché si ribelli a scuola contro i bulli, consigliandogli di usare su di loro maggiore violenza e consegnandogli anche uno di quegli attrezzi di difesa con scarica elettrica, da provare subito. Nel film è un episodio marginale, perché stiamo parlando di una storia che dura oltre due ore e una sceneggiatura da montagne russe con un finale alla Hitchcock, e dove il tema principale non è tanto l’uso della violenza tra adolescenti, quanto quello quello del video e il fascino che suscita la morte in diretta (e l’esplicativo finale).

Lo sciacallo (2014) di Dan Gilroy

Lo sciacallo (2014) di Dan Gilroy

Un tema, quello della morte attraverso le immagini, molto contemporaneo in realtà, e molto ben raccontato nel recente Lo sciacallo (2014) di Dan Gilroy, dove il fenomeno è presentato con un altro punto di vista, quello cioè che mostra il successo che certe immagini può creare (e dove però non c’è alcun episodio di bullismo all’interno della trama).

Kazuki Kitamura

Kazuki Kitamura

Tornando al film indonesiano giapponese invece, il tentativo (quasi riuscito) è quello di indagare il gusto per l’omicidio e il piacere di vedere come questo avvenga, ricorrendo solo alla vendetta ed alla follia, in una sintesi che è da un lato la rabbia e dall’altro un isieme di dialoghi essenziali che sembrano appena presi dalla serie televisiva Hannibal, un po’ perché Nomura (interpretato da Kazuki Kitamura) ricrea lo stesso fascino del dottor Lecter interpretato da Mads Mikkelsen, ed un po’ perché anche la sua teoria parte dal presupposto che dietro l’omicidio ci sia il gesto (folle) di una sorta di superuomo che si eleva a giudizio sulla morte (cannibalismo escluso nel film asiatico).

Oka Antara

Oka Antara

Anche in questo caso il film non trova una vera e propria chiusa sul tema del bullismo, se non con la scarica elettrica, che come la vecchia regola della pistola, una volta inquadrata deve anche questa scaricare. Un film che ha nella sceneggiatura uno dei suoi pregi, oltre l’interpretazione di Oka Antara nel ruolo di Bayu: da ricordare sicuramente la sua fuga dopo aver ucciso il figlio del politico, si vede che dietro questo lavoro ci anche sono i produttori del super action movie The Raid (2011) di Gareth Evans.

in-ordine-di-sparizione-2014-hans-petter-moland-posterInfine arriviamo in europa, con una thriller comedy, ancora una volta con forti dosi di action. Si tratta del film In ordine di sparizione (2014) di Hans Petter Moland, dove l’omicidio di un figlio, coinvolto suo malgrado in un furto di cocaina, muove suo padre, il cittadino modello Nils Dickhead alla ricerca di una vendetta senza limiti, se non quelli imposti dal fatto di aver scatenato una sanguinosa guerra tra bande di criminali, una norvegese e una serba.

Fargo_movieposterSiamo dalle parti di Fargo (1996) dei fratelli Coen, che lo si voglia o no, e non solo perché è un thriller fortemente ironico, o perché ogni fotogramma del film è innevato (compresi alcuni interni, dove ci sono montagne di cocaina) o per la scelta di protagonista mezzo imbranato ma deciso a tutto (l’ottimo Stellan Skarsgård, con molti lavori alle spalle già con Hans Petter Moland), ma soprattutto per il corollario di personaggi assurdi che arricchiscono tutta questa vicenda.

In-ordine-di-sparizioneA fare però la differenza tra i due film, e forse a decretarne anche il successo internazionale (il film norvegese era in concorso a Berlino l’edizione scorsa, quello dei Coen al Festival di Cannes nel 1996) è probabilmente la regia: mancando i piani stretti per la maggior parte del tempo, e lavorando troppo su piani e campi larghi, favorendo le lussuose scenografie e gli esterni innevati, Hans Petter Moland non ottiene mai quell’empatia necessaria per entrare davvero nel vivo di un racconto che, seppur assurdo e a tratti irrazionale, ha il fascino almeno delle storie complicate.

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Pål Sverre Hagen

In questo film, è il mafioso norvegese detto “il Conte” (interpretato da un Pål Sverre Hagen più sopra le righe di tutti) a cui tocca insegnare a suo figlio a come reagire a scuola in caso di bullismo: ovviamente picchiando più forte il suo avversario anzi, “più grosso è, e più bisogna fargli male”. L’episodio è davvero tangente a quella che è in realtà un simpatico elenco di necrologi, elaborati da una sceneggiatura che arriva a due ore senza troppe difficoltà e davvero alcuna domanda.

sparizione_f2Anche in questo caso (sebbene meno incidente che negli altri film) il sub plot del bullismo rimane un argomento non del tutto approfondito, se non almeno dalla evidente stupida follia del padre cui il figlio fa riferimento.

Ritmo non proprio brillante, sceneggiatura contorta condita da un umorismo un po’ freddo ma scorretto, alla norvegese, il film trova con l’ingresso della banda dei serbi un momento di apertura della storia, ed anche un gruppo divertente cui tiene testa da solo un silenzioso Bruno Ganz.

buona visione.

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