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Larry Sportello e la forma del noir.

In Nicheldome on 17 marzo 2015 at 09:09

Doc-Joaquin-Online-Character-Art-VICEE’ davvero difficile stare dietro a tutto quello che succede al detective privato Larry Sportello, e non solo perché quello che gli capita è complesso come il mistero di un viaggio senza meta che sa un po’ di La signora di Shanghai (1947) di Orson Welles, ma perché il detective Sportello è anche sempre sotto effetto di droghe, e lui stesso ha difficoltà a mettere insieme le tessere di un puzzle troppo grande anche per lui. Vizio di forma (2014) di Paul Thomas Anderson, questo mese nelle sale, è allora un noir psichedelico come rari, come rara e densa deve essere la scrittura di Thomas Pynchon, autore dal quale romanzo omonimo il film è tratto.

Vizio_di_forma_recensione_copertina_detectiveLos Angeles. 1970. Chiamato in ballo da un affare poco chiaro propostogli da una sua ex Shasta, della quale Larry è ancora molto innamorato, il detective sconvolto si ritrova coinvolto sempre più in una indagine che parte con la ricerca di un magnate scomparso e che lo conduce invece ad incontrare personaggi sempre più bizzarri che vanno dagli ex colleghi violenti e paranoici agli infiltrati tra i movimenti nazisti, dalle massaggiatrici orientali sempre disposte ad aiutarlo fino a esponenti delle Black Panthers che trafficano con i movimenti di destra.

Il grande Lebowski (1998)

Il grande Lebowski (1998)

Sembra davvero la sintesi perfetta tra Il lungo addio (1973) di Robert Altman e Il grande Lebowski (1998) di Joel Coen e Ethan Coen, un luogo mentale psichedelico dove tutto è acido e zen al tempo stesso, e che altro non è che un grandissimo Joaquin Phoenix in grande rispolvero con il personaggio di Larry Sportello, dopo quello che forse era stato il fin troppo facile ruolo di protagonista assoluto in Her (2013) di Spike Jonze

vizio-formaQualcuno potrebbe obiettare che, come prova d’attore, è più difficile quella da sostenere con una voce, con un software, come nel deludente lavoro di Spike Jonze, che sconvolgersi come un hippy e mettersi nei casini come accade invece nel film di Paul Thomas Anderson, ma gli occhi allucinati di Joaquin/Larry sono qualcosa di davvero raro, che nemmeno tutte le droghe di questo mondo sono bastate al pur ottimo Johnny Depp in Paura e delirio a Las Vegas (1998) di Terry Gilliam, altro film al quale ci si potrebbe appellare per trovare i riferimenti di Vizio di forma.

o-INHERENT-VICE-facebook-e1423826830929Si ride molto, perché è un costante gioco di tensione (merito anche dell’uso della voce fuori campo, aggiunta dalla sceneggiatura rispetto al romanzo) smorzata sistematicamente dall’assurdità della messa in scena o dei dialoghi.

Vizio-di-forma_03Eppure, sembra tutto così vero: l’aura nazista e massonica che circola attorno al movimento delle droghe in America (gli Hell’s Angels), la fuga delle adolescenti dalle famiglie facoltose e l’immagine di una polizia sempre fuori dal tempo, se non fosse per quei primi sovversivi ideologici che si affacciavano anche dalle loro parti, alla Serpico (1973) di Sidney Lumet.

Inherent ViceCosì è allora, che il gesto minore, in tutto il delirio che sta cadendo attorno a lui, assume il rilievo più importante di fronte agli occhi sempre lucidi del detective Larry Sportello, lasciando che tutto rimanga una nebulosa, una grossa sbuffata di fumo della migliore marijuana mai fumata, che forse è l’unica cosa che si è capita in tutto quel casino che è stata la Beat generation e il movimento psichedelico.

Il grande sonno (1946)

Il grande sonno (1946)

Sarà una coincidenza, ma ultimamente dopo la legalizzazione della marijuana in parecchi stati d’America, Hollywood è uscita con alcuni film importanti (Dallas Buyers Club (2013) di Jean-Marc Vallée) sul tema delle droghe il loro utilizzo. Come cambiano i tempi allora, e come cambia il cinema: immaginate Humphrey Bogart fumarsi una canna in Il grande sonno (1946) di Howard Hawks (tratto dal romanzo di Raymond Chandler)? E questo, era davvero l’ultimo/primo film al quale fare ancora riferimento.

Cast eccezionale, tutto fila che non vorresti mai finisse.

buona visione.

  1. […] nel peccato de La promesse (1996) dei fratelli Dardenne solo una redenzione alla Magnolia (1999) di Paul Thomas Anderson, dove cioè violenza e delinquenza si confondono nel quotidiano tirare a campare, e si dimenticano […]

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