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1940 – 1949 // ITALIA

In Il Tempo Ritrovato on 15 marzo 2015 at 11:48

LAC-2Con la sua terza regia, è Vittorio De Sica a interrompere il formalismo del cinema dei telefoni bianchi con la pellicola Teresa Venerdì (1941). Nello stesso anno esce in sala una pellicola fantasy, non apprezzata da Joseph Goebbels al Festival internazionale del cinema di Venezia poiché troppo pacifista, La corona di ferro (1941) di Alessandro Blasetti, considerata il miglior fantasy movie mai realizzato in questo paese [1], uscito in sala proprio mentre l’Italia dichiara guerra a Francia e Inghilterra.

Clara Calamai

Clara Calamai

Nonostante la rigida censura, in un altro film di Alessandro Blasetti, La cena delle beffe (1941), l’attrice Clara Calamai mostra per la prima volta in questo paese il proprio seno scoperto sul grande schermo.

La Repubblica di Salò

La Repubblica di Salò

Il 10 luglio 1943 gli Alleati angloamericani sbarcano in Sicilia. L’armistizio dell’8 settembre del 1943 trasforma gli studi di Cinecittà in un ricovero di sfollati e i tedeschi ne approfittano per saccheggiare anche tutte le attrezzature. Il 23 settembre 1943 è la data ufficiale della nascita della Repubblica di Salò, cioè dello stato fascista. Il Duce Benito Mussolini rientra, infatti, dalla Baviera per dichiarare la nascita della sua personale repubblica. Assieme a lui si sposta anche la fedele casa di produzione cinematografica Scalera che sposta la sede da Cinecittà a Venezia, sull’isola della Giudecca. La capitale Roma viene liberata il 4 giugno 1944. Nel cinema la lotta partigiana è tenuta in considerazione in particolar modo dal 1944 al 1946, alla quale sono dedicati una quindicina di film [2]. Il giorno 1 febbraio 1945 viene esteso il diritto di voto anche alle donne. Il 25 aprile 1945 invece, le grandi città del Nord del paese sono liberate dai partigiani prima dell’intervento delle truppe alleate e si conclude così l’estenuante lotta di Liberazione italiana.

Anna Magnani in Roma città aperta (1945)

Anna Magnani in Roma città aperta (1945)

Il 26 settembre 1945 è la data più importante della cinematografia italiana, la data in cui è proiettato per la prima volta il film Roma città aperta (1945) di Roberto Rossellini, evento che coincide con la nascita ufficiale del neorealismo, corrente cinematografica che durerà quasi dieci anni e che influenzerà in maniera indelebile l’intero panorama del cinema mondiale. Il neorealismo è caratterizzato dal taglio appunto realistico della narrazione, dalla necessità di allontanarsi dal modello hollywoodiano (anche per una necessità pratica poiché mancano i mezzi) e dalla necessità di cogliere l’umanità nella sua essenza più reale, in un compromesso stilistico che è anche la simbiosi tra morale e filosofia artistica [3]: la dilatazione del giornaliero all’interno delle necessità narrative ne sono la caratteristica principale.

Roma città aperta (1945)

Roma città aperta (1945)

Ciò che il neorealismo cerca di mettere in relazione è soprattutto il rapporto tra macchina da presa e fatti narrati, compresi di ambienti ed oggetti. La cinepresa in mano ai registi neorealisti diventa un tutt’uno con l’occhio e la mano che la guida: il racconto nasce così da una necessità biologica di narrare ancor prima che da una necessità drammatica [4]. Soprattutto la fedeltà e l’adesione al fatto cronachistico è una delle caratteristiche principali del neorealismo.

Ossessione (1943)

Ossessione (1943)

Prima della ufficializzazione del genere grazie alla potente pellicola di Roberto Rossellini, altri lavori in verità avevano però anticipato questa corrente (il quale nome circolava già negli anni Venti) come il film I bambini ci guardano (1943) di Vittorio De Sica e soprattutto Ossessione (1943) di Luchino visconti, anche se, come abbiamo detto, è solo il successo del film di Roberto Rossellini che il neorealismo si guadagna il rispetto nella cinematografia mondiale.

Sulla paternità del termine noerealismo, che già veniva utilizzato in precedenza ma con riferimenti diversi, esiste un aneddoto che lo lega al film di Visconti: l’aggettivo fu utilizzato dal montatore del film Mario Serandrei il quale, dopo aver visionato i giornalieri di Ossessione, scrisse al regista “non so come potrei definire questo tipo di cinema, se non con l’appellativo neorealistico” [5].

00187604Sempre nel 1945 esce nelle sale anche un importante documento filmico sulla Resistenza: Giorni di gloria, un film collettivo realizzato tra gli altri anche da Luchino Visconti. Nello stesso periodo sono realizzati anche alcuni film con unico tema proprio la Resistenza [6] come Vivere in pace (1946) di Luigi Zampa e Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano. Particolare rilievo per il cinema partigiano ha il film Caccia tragica (1946) di Giuseppe De Santis, perché finanziato direttamente dall’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e perché alla stesura della sceneggiatura vi partecipano tra gli altri anche Michelangelo Antonioni, Carlo Lizzani (entrambi futuri registi) e Cesare Zavattini.

Ladri di biciclette (1948)

Ladri di biciclette (1948)

Il 2 giugno 1946 si tiene il referendum con il quale il popolo italiano sceglie la Repubblica anziché la Monarchia e intanto sono prodotte altre opere di grande valore quali Paisà (1946) ancora di Roberto Rossellini, Sciuscià (1946) di Vittorio De Sica, Germania anno zero (1947) di Roberto Rossellini e soprattutto Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica.

Cesare Zavattini

Cesare Zavattini

Grande sceneggiatore, atipico ed eclettico, è Cesare Zavattini, considerato non a torto uno dei padri spirituali del neorealismo, il quale dà più di un semplice contributo al genere, soprattutto sviluppando la tecnica del pedinamento della macchina da presa sui protagonisti, o l’effetto della distrazione quando cioè la macchina da presa si sofferma su ambienti che risaltano il tono drammatico della storia. Accanto a lui (è questo, infatti, un periodo di fervide collaborazioni tra i migliori sceneggiatori) altri grandi autori sono Suso Cecchi d’Amico, Vasco Pratolini e Sergio Amidei. Oltre al neorealismo, non cessa tuttosommato una produzione diametralmente opposta cosidetta calligrafici, fatta cioè da registi più attenti alla scrittura cinematografica che a quella narrativa, più attenti cioè al piano delle inquadrature, alla luce e all’immagine, che alla storia ed al suo potenziale sociale o politico.

repubblica_italiana_02Inizia in questi anni la distinzione in questo paese tra cinema impegnato e cinema di intrattenimento. In questa direzione si muove così una legge del 1947 che lega il genere del documentario alla distribuzione nelle sale cinematografiche italiane: ogni film di finzione proiettato doveva essere abbinato (solitamente preceduto) ad un documentario, al cui avente diritto andava il 3% dell’incasso della proiezione finale [6]. Nel 1947 i registi Alberto Lattuada e Gianni e Luigi Comencini fondano a Milano la prima Cineteca italiana. Il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione Italiana ma la vittoria della Democrazia Cristiana alle costituzione_italiana1elezioni dello stesso anno impone però una sorta di silenzio generale al cinema impegnato d’opposizione che durerà anche per tutto il decennio seguente. Approfittando del programma di ricostruzione del Paese intanto, gli americani insediano a Roma la Film Board, che in pochi mesi ottiene l’abrogazione del blocco all’importazione di film americani, e abbassa sensibilmente le tasse sul doppiaggio cinematografico. E’ l’inizio della colonizzazione hollywoodiana, alla quale il 22 febbraio 1948, in difesa del cinema italiano d’autore, risponde il Manifesto del cinema italiano, redatto e presentato a firma dei maggiori rappresentanti delle categorie, tra i quali D’Amico, Amidei, Antonioni, De Sica, Camerini, Monicelli, Ponti, Germi, e altri.

fabiola01Il film Fabiola (1948) di Alessandro Blasetti, a dimostrazione di un periodo di fermente e caotica scrittura, deterrà per lungo tempo in questo Paese il record di autori di sceneggiatura per lo stesso film, ben 14.

La terra trema (1948)

La terra trema (1948)

Senza pietà (1948) di Alberto Lattuada mette in scena l’amore tra un disertore americano di colore e una prostituta, mentre esce nelle sale lo stesso anno il film La terra trema (1948) di Luchino Visconti, film finanziato anche dal Partito Comunista Italiano, definita come una delle migliori rappresentazioni di cinema antropomorfico (ad intenzioni dello stesso regsta). Riso amaro (1949) di Giuseppe De Santis lancia la giovane attrice Silvana Mangano, presto una delle migliori interpreti del cinema di questo paese, mentre la pellicola La rosa di Bagdad (1949) di Anton Gino Domenghini è il primo vero lungometraggio a cartoni animati realizzato in Italia fino ad ora.

La squadra del Torino

La squadra del Torino

Proprio in chiusura del decennio l’Italia entra a far parte della NATO mentre il 4 maggio del 1949, un aereo con a bordo tutta la squadra di calcio del Torino si schianta vicino Superga, in Basilicata. E’ l’ultima grande tragedia nazionale.

Inizia la sua carriera come documentarista il regista Michelangelo Antonioni che realizza tra i suoi documentari anche L’amorosa menzogna (1949) sul mondo dei fotoromanzi.

[1] C. Asciuti. R.F. Esposito. Il cinema fantasy. Fanucci editore

[2] Matteo Sanfilippo. Historic Park. La storia e il cinema. Elleu. pg. 228

[3]Edward Murray Jr. 10 classic Films. Ungar film Library. Pg. 35

[4] Antonio Costa. Saper vedere il cinema. Bompiani.

[5]Paolo Spagnuolo. Milano odia. La polizia non può sparare. Milieu. pg. 88 nota 5

[6] Andrè Bazin. Che cosa è il cinema. Garzanti. pg. 279

[7] Alessandro Bignami. Il documentario. Editori Laterza. pg. 22

  1. […] Diavolo diretta da Marcel Carné, sceneggiata da Jacques Prévert e con il futuro regista italiano Michelangelo Antonioni come aiuto regia. A raccontare la difficile condizione del paese, divisa tra resistenza e […]

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