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1940 – 1949 // U.S.A.

In Il Tempo Ritrovato on 9 marzo 2015 at 11:13
Furore (1940)

Furore (1940)

Il decennio si apre all’insegna della politica di Franklin Delano Roosevelt deciso a portare il paese lontano dalla Grande Depressione aggrappandosi ad una politica sociale secondo la quale il singolo è legato al tutto, al corpus sociale, discorso alla nazione che influenza il regista John Ford nello scrivere e dirigere il film Furore (1940). Il presidente Roosevelt sfrutta ampiamente i canali cinematografici per pubblicizzare i propri obiettivi e per segnare soprattutto un percorso di riavvicinamento all’Inghilterra, ovviamente in chiave anti-tedesca.

La commedia rappresenta la punta più avanzata di questo sistema industriale del new deal rooseveltiano, genere cinematografico capace di riprodurre sia una morale più generica che un messaggio atto a ricevere semplicemente consenso. Il genere è però subito rivisitato dal regista Howard Hawks il quale, con il film La signora del venerdì (1940) ne raffina i tempi con ritmo incalzante e fluida scorrevolezza narrativa. Durante la prima metà del decennio la produzione cinematografica sposta tutto il suo sguardo

Il grande dittatore (1940)

Il grande dittatore (1940)

ovviamente sul conflitto mondiale con lavori anche dichiaratamente contrari a nazismo e fascismo: Il grande dittatore (1940) di Charlie Chaplin è uno dei film che sceglie questa strada, ma non l’unico, assieme a Vogliamo vivere (1942) di Ernst Lubitsch (esempio particolare del Lubitsch touch) e ai documentari di Frank Capra sulla Seconda Guerra Mondiale (tra i quali Perché combattiamo

Prigionieri dell'oceano (1944)

Prigionieri dell’oceano (1944)

(1942) è quello più riuscito) e soprattutto dalle pellicole di genere spionaggio (spy movie) realizzate dal regista inglese Alfred Hitchcock, ormai trasferitosi definitivamente in America. Tra le sue pellicole di questo periodo, quella che più da vicino tratta il pericolo del nazismo è proprio quella che non guarda alla guerra in maniera diretta, Prigionieri dell’oceano (1944), interamente sceneggiata su una barca.

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Quarto potere (1941)

All’inizio del decennio si segnalano due grandi esordi del cinema d’autore americano: Orson Welles e Billy Wilder. Il primo, con il capolavoro indiscusso Quarto potere (1941), stravolge tutte le regole del cinema muto e sancisce il passaggio al cinema moderno sonorizzato introducendo anche il grandangolo, i controcampi, un montaggio ancora più serrato, e l’uso delle pseudo soggettive. La pellicola si rivela un vero fiasco commerciale, sebbene ciò non neghi al regista di aver messo in mostra qualità alle quali il cinema continua tuttora a guardare. In fuga dall’Europa nazista, invece, arriva in questo paese e dirige il suo primo film un altro grande autore che contribuirà in maniera decisiva al cinema americano: Billy Wilder che dirige il suo primo film su questa territorio con Il frutto proibito (1942).

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Il cigno nero (1942)

Sempre all’inizio del decennio, Piccole volpi (1941) di Wiliam Wyler si fa apprezzare per il montaggio interno oltre che per la qualità del film complessivamente. È di questo periodo anche quello che può essere considerato il film di avventura con soggetto i pirati più coerente con le convinzioni anarchiche di questo medello di società [1], film Il cigno nero (1942) di Henry King.

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Mashes of the afternoon (1943)

Un’importante collaborazione è quella nel 1943 tra il regista Fritz Lang e l’autore Bertolt Brecht, i quali realizzano assieme il film Anche i boia muoiono. A spingere verso il terreno della sperimentazione, su influenza delle avanguardie europee, è invece una donna, Maya Deren, che realizza Meshes of the afternoon (1943).

MalteseFalcon1930In questi anni incomincia a lavorare come sceneggiatore di film di serie B (e poi delle Alfred Hitchcock presents) il futuro regista Robert Altman mentre si afferma un nuovo filone, derivativo del gangster movie ed ispirato ad alcune caratteristiche dell’espressionismo tedesco (ed in particolare al tema della città, all’utilizzo del bianco e nero a fini espressivi e le ambientazioni prettamente notturne): il genere noir. I film che arricchiscono questo genere s’ispirarono ai racconti pulp di natura poliziesca tra i quali soprattutto quelli scritti da Dashiell Hammett e Raymond Chandler. È attraverso questa subcultura di facile e breve consumo che nascono personaggi chiave del genere quali il detective privato, il poliziotto corrotto, il giornalista, la cantante del night club e la femme fatale, tutti personaggi che rappresentarono per anni le maggiori insicurezze del paese impegnato in una guerra in corso.

Il grande sonno

Il grande sonno (1946)

Prototipo del genere è sicuramente Il mistero del falco (1941) di John Huston, descrittivo di un mondo ormai minaccioso e sempre più inafferrabile, anche se non da meno sono pellicole come Vertigine (1944) di Otto Preminger, pietra miliare del genere, Il postino suona sempre due volte (1946) di Tay Garnett e soprattutto Il grande sonno (1946) di Howard Hawks, tratto proprio da uno dei racconti di Raymond Chandler. La filosofia di questo genere si presta a particolari considerazioni di carattere sociale, che fanno riferimento proprio al tramonto dell’ottimismo del New Deal roosveltiano, che aveva caratterizzato invece maggior parte dei lavori di Frank Capra. Il genere noir infatti, porta sullo schermo il senso di insicurezza, disagio e incertezza come elementi emotivi dominanti soprattutto nel secondo dopoguerra [2].

Casablanca-Film-Movies-wallpapers-for-Windows-71Negli stessi anni il documentario I migliori anni della nostra vita (1946) di William Wyler racconta il ritorno in patria dei reduci americani. Altro genere, opposto quasi al noir ed alla commedia, è il melodramma (spesso d’origine romanzesca). Caratteristica di questo genere è la lotta dei protagonisti per qualcosa che nella storia non riusciranno mai a ottenere. Quasi a fare da passaggio tra questo genere e il noir è il capolavoro Casablanca (1943) di Michael Curtiz, con Humphrey Bogart, la più famosa pellicola sulla seconda guerra mondiale [3]. Infine il film Giorni perduti (1945) di Billy Wilder che contribuisce a smantellare il topos dell’alcolizzato come figura ridicola e lo trasforma in una triste figura votata principalmente alla tragedia.

Il fiume rosso (1948)

Il fiume rosso (1948)

Durante gli anni Quaranta il genere western invece subisce un brusco rallentamento produttivo nonostante l’incursione di Fritz Lang con Il vendicatore di Jess il bandito (1940) che è anche il suo primo film a colori, e Alba fatale (1943) di William Wellman che pone le basi per il futuro western adulto, genere che tenta (spesso riuscendoci) di mettere in dubbio e in crisi le caratteristiche virili dei miti che lo avevano caratterizzato sin dall’origine. Il definitivo rilancio del western avviene però solo alla fine del decennio con Il fiume rosso (1948) di Howard Hawks. Tutti questi autori si preoccupano d’introdurree nuovi elementi (chiavi di lettura) nel genere, in modo da renderlo sempre fertile: politica, sociologia, psicologia, erotismo [4].

00350304Intanto la legge antitrust del 1946 colpisce diverse majors, costrette a separare le attività produttive da quelle distributive, anche se il mercato americano, vincendo lo scontro in Europa contro il colosso britannico gestito da Arthur J. Rank, riesce ugualmente ad imporsi per gran parte del decennio sulle esportazioni. Grazie comunque alla Seconda Guerra Mondiale ed all’impegno degli Stati Uniti nella ricostruzione dei paesi distrutti dal conflitto, il cinema hollywoodiano riesce ad esportare il proprio modello nella stessa quantità con cui il governo offre sostegno ai paesi che più hanno bisogno d’aiuti: panem et circenses è la soluzione ideologica che permette a questa cinematografia di diventare in breve tempo icona mondiale. In questi anni è realizzato un film particolare, Una donna nel lago (1947) di Robert Montgomery, interamente girato in soggettiva, per cui il pubblico non vede mai il volto della protagonista.

Joseph McCarthy

Joseph McCarthy

In America il clima cambia però spesso e il paese, al termine della Seconda Guerra Mondiale, con Henry Truman presidente, decide di dare battaglia al comunismo. Dal 1947, infatti, e fino al 1954, incomincia a Hollywood la caccia alle streghe, effetto tragico di una tendenza politica detta anche maccartismo (da Joseph McCarthy, il burocrate che ne stilò le regole) che allontana diversi autori dal proprio lavoro con l’accusa di simpatie comuniste. L’anticomunismo è un’ideologia autenticamente e visceralmente popolare in un paese come l’America, costruito sull’individualismo e sull’impresa privata, dove la nazione stessa è definita esclusivamente nei termini di un’ideologia, l’americanismo, che può veramente essere considerata solo all’opposto del comunismo. Non è tuttavia il governo americano il primo a dare inizio alla misera ed irrazionale caccia alle streghe, ma demagoghi altrimenti insignificanti come appunto il famigerato Joseph McCarthy, i quali scoprono l’efficacia politica della denuncia, della delazione legalizzata su vasta scala [5].

Monsieur Verdoux (1947)

Monsieur Verdoux (1947)

J. Powell Thomas, presidente della Commissione delle attività antiamericane, comincia la caccia a Hollywood, colpendo tutti i liberal sospettati. Tra gli autori colpiti molti sono i nomi eccellenti come Chaplin dopo che realizza Monsieur Verdoux (1947). Il fenomeno cresce anche grazie alle pressioni del futuro presidente Richard Nixon, all’epoca senatore e braccio destro proprio di McCarthy. Anche i registi Joseph Losey e Jules Dassin sono costretti a fuggire, mentre Edward Dmytryk e Elia Kazan sono invece obbligati a conformarsi alle ideologie americane capitaliste.

Lee Strasberg

Lee Strasberg

Nel 1947 a New York il regista Elia Kazan fonda la Actors’ Studio, una delle più importanti scuole di recitazione del mondo. A rendere però famosa questa scuola è soprattutto il suo primo e grande direttore, l’attore e regista di teatro Lee Strasberg che dirige la scuola dal 1949 per quasi trent’anni, insegnando soprattutto il cosiddetto Metodo Stanislavskij, importato dal teatro russo, basato sulla pratica, sul realismo psicologico e sull’immedesimazione completa dell’attore con il personaggio del racconto. Con questa scuola, s’incide su tutta la grammatica del cinema hollywoodiano, poiché le sue regole non vanno solo in direzione dell’attore, ma anche la concezione e lo svolgimento del film, le inquadrature, il sezionamento ed il montaggio. Secondo questa scuola poi, tanto l’attore quanto il personaggio devono partire da una nevrosi come stato d’animo di base, di partenza [6].

La signora di Shangai (1948)

La signora di Shangai (1948)

Un discreto e atipico noir di questo decennio è La signora di Shangai (1948) di Orson Welles, che torna a dirigere un film dal budget importante nello stesso anno in cui Nodo alla gola (1948) di Alfred Hitchcock è realizzato invece quasi interamente con un’unica sequenza. Sugli effetti del conflitto mondiale in questo paese, c’è da fare però un passo indietro.

1ea4278d55880a82f1322fc4afeffba0eaabaeddb2ee8200d22133a5La Seconda Guerra Mondiale più in generale incide infatti sui gusti degli americani, con una fitta produzione di film di genere musical e fantasy che perfettamente si adattano alla necessità principale del cinema americano, quella cioè di distrarre e fare evadere il pubblico: Hellzapoppin – il cabaret dell’inferno (1941) di Henry C. Potter è una delle migliori realizzazioni d’entrambi i generi, presto film culto anche per la sua assurdità. L’inafferrabile signor Jordan (1941) di Alexander Hall è un altro esempio ben riuscito di commistione tra i generi del fantasy e della commedia, e con lo stesso tono il regista Frank Capra dirige forse il suo miglior film, La vita è meravigliosa (1946).

CRISTO-FRA-I-MURATORI-fotobusta-poster-affiche-EdwardIl regista Hans Richter realizza Dreams that money can buy (1947), pellicola considerata come il primo vero esempio di surrealismo hollywodiano, in chiave anticapitalistica. Nello stesso anno invece il film Forza bruta (1947) di Jules Dassin scrive le regole per i film con rivolte carcerarie, il prison-movie. Un film precursore di una certa idea di cinematografa più libera, che rapirà la città di New York venti anni più tardi, è The quiet one (1948) di Sidney Meyers. Con Cristo fra i muratori (1949), Edward Dmytryk riesce a firmare un film che racconta la vita degli immigrati italiani che costruirono Manhattan durante la crisi del 1929. Nello stesso anno esordisce dietro la macchina da presa il regista Samuel Fuller con il film Ho ucciso Jess il bandito (1949).

[1] Goffredo Fofi. Il cinema del no. Elèuthera. pg. 63

[2] Vito Attolini. Dietro lo schermo. Progedit. pg. 117

[3] Matteo Sanfilippo. Historic Park. La storia e il cinema. Elleu. pg. 226

[4] AndrèBazin. Che cosa è il cinema? Garzanti. pg. 263-3. “Soprattutto rispetto al western adulto, il critico francese lo definisce sur-western, poiché dopo la grande evoluzione del genere, tra il 1937 ed il 1940, il western cambia, e diventa qualcosa di diverso, ed anche il suo significato cambia da come era quello originario.”

[5] Eric J. Hobsbawn. Il secolo breve. Biblioteca Universale Rizzoli. pg. 278

[6] Gilles Deleuze. L’immagine movimento. Ubulibri. Pg. 182

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  1. […] E non è solo per questa scena che si rimane sorpresi, ma dalla capacità di mettere la macchina da presa dove nemmeno Cobra verde (1987) o Aguirre – Furore di Dio (1972) erano potuti arrivare (ancora Herzog) a pelo d’acqua cioè, sotto l’acqua, sul bordo di un burrone dal quale Leonardo DiCaprio e il suo cavallo volano, assurdo. Come le battaglie, con la macchina da presa che passa con una disinvoltura disarmante da un combattimento a terra ad un mezzo busto di un indiano che corre come un forsennato con suo cavallo (che nemmeno John Ford…). […]

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  2. […] origine al fenomeno del maccartismo, non tarda a farsi sentire anche in Francia, dove è il regista Jules Dassin a pagarne le […]

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  3. […] Paul Woodrugh (Taylor Kitsch) che infatti viene ammazzato per primo fra i tre, e come nemmeno più Raymond Chandler […]

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  4. […] cambiano i tempi allora, e come cambia il cinema: immaginate Humphrey Bogart fumarsi una canna in Il grande sonno (1946) di Howard Hawks (tratto dal romanzo di Raymond Chandler)? E questo, era davvero l’ultimo/primo film al quale […]

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