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The canal (2014)

In Nicheldome on 8 marzo 2015 at 12:11

The_Canal_2014_Irish_horror_movie_posterCi sono delle case che sono in grado di sconvolgere i propri inquilini fino alla follia. Questo ce lo ha saputo dire bene Stanley Kubrick con le grandi dimensioni dell’hotel di Shining (1980), ma anche Lucio Fulci con dimensioni più ridotte come quelle della casa nel film Quella villa accanto al cimitero (1981) in una delle sue trasferte in America, e anche Tobe Hooper ci aveva messo del suo con Poltergeist – Demoniache presenze (1982), trainando il genere oltre il gotico classico.

Recentemente il fenomeno è tornato di moda, con bambole che evocano vecchi delitti (il remake The conjuring (2013) di James Wan) e antichi sapori da casa infestata, ma l’irlandese The Canal (2014) del regista Ivan Kavanagh, punta forse a qualcosa in più, mischiando un po’ troppa roba, ma tutto sommato uscendone non proprio malissimo.

canalLa storia è quella di David, un archivista di film muti (personaggio molto affascinante per il genere) che una volta trasferitosi in una casa con la moglie Alice, dopo cinque anni, scopre attraverso un filmato della polizia del 1902 che in quello stesso appartamento sono state commesse delle atrocità. La prima ad avvertire strane presenze è proprio Alice, che qualche giorno dopo viene trovata morta nel canale che fiancheggia la casa.

TheCanal_11Ad essere accusato è proprio David, il marito che, come dice il detective McNamara, è sempre il colpevole. Le indagini invece confermano che la donna sia caduta accidentalmente nel canale, e morta annegata, mentre ciò che emerge è che Alice aveva un amante, da oltre un anno, e dal quale aspettava un bambino. Ma David era a conoscenza di tutto…

Rupert Evans

Rupert Evans

E’ questo sicuramente il lato più affascinante di The canal, questa lunga metafora sulla gelosia come fonte di allucinazione, e l’accecante violenza di fronte alla separazione, tralasciando invece tutti gli altri aspetti che hanno purtroppo il sapore del deja vù, e che nel genere non colpiscono quasi mai (diventano addirittura ridicoli nel ripescaggio di trovate un po’ datate alla Ringu (1998) di Hideo Nakata).

The-CanalTutto quello che ha a che fare infatti con le allucinazioni del protagonista sembra funzionare e sostenere la prima parte del film, poi tutto crolla inesorabilmente di fronte agli effetti spiritici del racconto, e soprattutto non viene sfruttata in alcuna maniera la “capacità” metacinematografica che il film ha nel protagonista che maneggia pellicole. Anzi, proprio questo carattere aggiunto di David in realtà viene banalizzato attraverso il semplice strumento di ripresa del vero/falso ad effetto solo di un finale che non poteva che andare che in quella direzione.

Sinister (2012)

Sinister (2012)

Decisamente più coerente è Sinister (2012) di Scott Derrickson, il quale ha dalla sua anche un cast più in palla (Ethan Hawke su tutti) e un effetto pellicola ritrovata decisamente più credibile. Anche il montaggio di The canal sembra a volte incoerente con il jump cut in alcune scene: più una scelta di look che di stile.

A contenere un caotico finale davvero banale, almeno un breve epilogo che sa colpire e che sposta il film, definitivamente, dal tema della gelosia di coppia a quello sulla separazione e la dissolvenza del nucleo famigliare.

buona visione.

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