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Blaxploitation sudafricana.

In DropOut on 20 febbraio 2015 at 14:27

Bpp_logoChe il fenomeno cinematografico della blaxploitation sia spesso stato legato da un filo rosso con il gruppo politico delle Black Panthers è stato dimostrato dai fatti e da molte produzioni, in special modo a partire dagli Stati Uniti dove l’onda di rivendicazione ha raggiunto prima che in altri paesi il suo obiettivo.

Joe-Bullet-South-AfricaE’ un caso diverso invece quello che ha a che fare con il Sud Africa, dove la questione dell’apartheid, soprattutto nel cinema, a quanto pare è rimasta aperta, probabilmente fino ai giorni nostri perché solo grazie alla breve sezione B – Scheme, all’interno del Forum Internazionale della 65° Berlinale, sì è potuto vedere per la terza volta in assoluto il film Joe Bullet (1973) di Louis de Witt (direttore della fotografia alla sua unica regia) censurato appunto nel paese in cu è stato realizzato, e dopo solo due proiezioni in sala.

Ken Gampu in Joe Bullet (1971)

Ken Gampu in Joe Bullet (1973)

Il motivo per cui la storia di un paladino, Joe Bullet appunto (interpretato da Ken Gampu), intento a difendere le sorti di due giocatori di calcio legati ad una squadra, e che per la finale della coppa, gli avversari vorrebbero dalla loro, non è chiaro.

Bullet Joe Rogan

Bullet Joe Rogan

Il film infatti si ispira completamente ai generi, mischiandoli tutti, da quello prettamente sportivo a quello di intrattenimento (ci sono anche le arti marziali oltre che l’action movie main stream dell’epoca) senza alcuna vera dichiarazione politica di intenti, se non nell’unico personaggio femminile (con tanto di basco rosso) o un riferimento al soprannome del protagonista, perché in America, Bullet Joe è stato anche il soprannome del più grande campione di baseball degli anni ’20, Charles Wilber Rogan, che però giocava solo nella Negro League, lega nella quale le squadre erano composte appunto a maggioranza di origine africana.

swwetPer il resto, l’unica cosa che si può presupporre è che l’intero gruppo che ha realizzato il film Joe Bullet, fosse anche legato al movimento più prettamente politico sulla rivendicazione dei diritti in Sud Africa, così come era stato nel caso del film Sweet Sweetback’s Baadasssss Song (1971) di Mario Van Peebles, considerato come l’apripista appunto politico della produzione poi definitiva di blaxploitation, assieme a Shaft (1971) di Gordon Parks, già però in una versione meno politica e più commerciale.

 

 

joebullet-framegrabs-261Joe Bullet raggiunge purtroppo un risultato abbastanza ridicolo (l’uso della musica ha davvero commosso il pubblico dalle risate, nonché la lunga preparazione per una sfida di arti marziali che si concretizza invece in un semplice soffocamento) ma è comunque interessante oltre che per l’ambiente sportivo calcistico che fa da sfondo (molto raro nel genere) soprattutto perché appartiene ad un particolare filone di finanziamenti del cinema sudafricano, rivolti a film a produzione principalmente autoctona (e quindi black) che poi venivano però boicottati una volta terminati e portati in sala.

Joe Bullet (1973)

Joe Bullet (1973)

E’ questo infatti uno dei motivi per il quale anche il secondo film proiettato durante la sezione, seppur finanziato dallo stato sudafricano tramite questo fondo, sia stato boicottato in sala, a distanza comunque di diversi anni dal primo esempio.

Umbango_-_PosterSi tratta del film di Umbango (1986) per la regia di Tonie van der Merwe, un western improvvisato praticamente tutto all’interno/attorno ad un saloon, i cui protagonisti sono ancora una volta tutti neri e che per la prima volta si esprimono interamente nella loro lingua madre, lo zulù. 

maxresdefaultE’ questa la sostanziale differenza con Joe Bullet, che invece è recitato in inglese, ma anche nel caso di Umbango siamo di fronte ad un film di genere che non appartiene alla cultura locale, ma a quella americana e soprattutto bianca, come il western appunto. La recitazione soffre di un montaggio banale e televisivo, ma le facce dei protagonisti hanno un sapore originale che aggiunge qualcosa al progetto.

Umbango (1986)

Umbango (1986)

Anche per quanto riguarda il film di Tonie van der Merwe (che prima di questo aveva girato il ritorno di Joe Bullet con il film Bullet on the run (1982) ancora una volta con Ken Gampu) non ci sono delle evidenti motivazioni perché il film sia stato boicottato nelle sale e fatto poi sparire, anche perché l’unico bianco, ucciso da un nero, in fondo viene anche ricordato poco dopo dal barista del saloon come un problema senza il quale nulla sarebbe successo. Si tratta di una faida tra due famiglie (sono tutti uomini, ancora una volta, è solo una la presenza femminile) nella quale manca l’arlecchino servo di due padroni, come insegna Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone.

 

 

Ken Gampu in Joe Bullet (1973)

Ken Gampu in Joe Bullet (1973)

Entrambi i film, sia Joe Bullet che Umbango, sono oggettivamente brutti, ma l’importanza di aver riportato alla luce entrambe le pellicole (recuperate e restaurate per l’occasione) ha permesso di aprire un varco su tutta una cinematografia ancora probabilmente poco chiara come quella del Sud Africa, a maggioranza nera ma a dominante bianca.

buona visione.

  1. […] interamente da Melvin Van Peebles, il regista che ha dato inizio alla blaxploitation, sottogenere che poi la stessa Hollywood fagociterà in cambio di una fetta di mercato, questo […]

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