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Vergine giurata (2015)

In Nicheldome on 14 febbraio 2015 at 13:07

VergineGiurata3-1282-U104019389572917GD-U10401939563423EME-510x170@LaStampa-NAZIONALE-k23D-U10401939563423EME-700x394@LaStampaIn una parte dell’Albania, nel nord, al confine con il Montenegro, esiste una tradizione che a volte è anche una necessità. Si chiamano infatti vergini giurate quelle bambine che, in assenza di un fratello maschio (o per loro scelta), crescono a tutti gli effetti come uomini guadagnandone i diritti, ma senza possibilità che questa scelta possa poi essere più smentita.

1421846271964E’ questa la storia di una di loro, di Mark (in realtà Hana), che in viaggio lontano dal suo paese dopo la morte di entrambi i genitori, raggiunge la sorella Jonida nel nord dell’Italia, perché attraverso la sua esperienza invece lontana dall’Albania (Jonida si è spostata ed ha una famiglia) l’aiuti a capire una scelta fatta forse un po’ troppo presto, o per necessità, appunto.

03_vergine_giurata_posterUnico film italiano in concorso al 65° Festival Internazionale di Berlino, Vergine giurata (2015) di Laura Bispuri è un film silenzioso (come lo sono spesso gli uomini albanesi) che con un linguaggio semplice e un taglio quasi documentaristico ci apre ad una comunità isolata come quella che vive le fredde e innevate montagne del nord dell’Albania, dove alle donne è concesso poco o nulla (come portare un fucile o parlare prima che il maschio di casa non lo abbia già fatto) e che mostra nel rito della vergine giurata una ambiguità che inciampa sul confine tra necessità pratica (la morte del padre e la mancanza di un altro maschio in famiglia) e la figura della donna più in generale, lontana da una forma di emancipazione moderna.

201506319_1Con una davvero brava Alba Rohrwacher nel ruolo del protagonista Mark/Hana (gran lavoro sul corpo, testa bassa incurvata e camminata un po’ goffa ma efficace, sorprendente parlata albanese), e con una fotografia gelida e triste dell’ottimo Vladan Radovic, il film di Laura Bispuri (tratto dal racconto originale di Elvira Dones) ha il sapore di un film di inizio carriera dei fratelli Dardenne (non urla mai e si affeziona alle persone) ma ha anche nel personaggio della figlia di Jonida un carattere troppo esplicito sin dalle prime battute che rompe, in maniera forse un po’ leggera, l’armonia tesa e soffocante come quella di una cultura estremamente radicata nel folklore locale albanese, scolpita nella roccia, silente come la neve che la copre e che i protagonisti portano con loro.

buona visione.  

  1. […] solo grazie alla breve sezione B – Scheme, all’interno del Forum Internazionale della 65° Berlinale, sì è potuto vedere per la terza volta in assoluto il film Joe Bullet (1973) di Louis de […]

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  2. […] Un film amaro fatto con saggezza, che mette veramente sul ring Koza (il soprannome di Peter Baláz che vuol dire capra) a fare quello che forse sa fare meglio, o peggio, e abbattendo, nonostante la scrittura, quel filtro che la fiction vuole e che invece il linguaggio del documentario evita, e che nella sua distanza trova un’intimità rara nelle proiezioni del Forum Internazionale alla 65° edizione della Berlinale. […]

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