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Al-wadi (2015)

In Nicheldome on 13 febbraio 2015 at 11:04
Carlos Chahine

Carlos Chahine

Un uomo ha perso la memoria a causa di un incidente ed a prendersi cura di lui, trovato solo lungo la strada deserta, è un gruppo composto da due uomini e due donne. Sembra l’uomo del destino, perché anche loro sono fermi con la macchina in panne, e lui riesce a farla ripartite. Purtroppo quest’uomo non è l’uomo del destino, ma è solo uno che ha perso la memoria a causa dell’incidente. Ed anche loro poi, non sono delle persone comuni, ma degli spacciatori di droga all’ingrosso.

locandinaIl Libano è un paese che confina, separato da due catene montuose, sia con la Siria che con Israele, due paesi che vivono il conflitto e che trasformano questa terra meravigliosa e ricca di luce in una valle dove gli echi della guerra sono troppo vicini, anche per chi si fa gli affari suoi.

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Ghassan Salhab

Al-Wadi (2015) di Ghassan Salhab è dunque anche un film sulla guerra, su una conflitto costante, “che forse il pubblico occidentale non può capire fino in fondo, al riparo qui in Europa” dice il regista di The valley (questo il titolo internazionale) in sala per presentare il film durante il Forum Internazionale alla 65° Berlinale. Il gruppo che si rinchiude per organizzare lo spaccio di droga, ma soprattutto che deve capire cosa fare di questo sconosciuto, è un po’ la metafora sottile di un gruppo che si sente al riparo da quello che succede oltre la valle, e che non sa riconoscere chi ne arriva dall’esterno. Così facendo, raccontare la guerra che ad un certo punto della storia irrompe nella vita di queste persone, è anche una forma di esorcismo per me, farla accadere in sala (con un accurato lavoro del suono) e sperare che non avvenga mai nella realtà.

image.aspxL’uomo senza nome e senza passato (in realtà lo sono tutti i protagonisti della storia) è un uomo del quale non sapendo nulla, non si può che non avere dubbi, su chi sia, su quali siano le sue vere intenzioni. E’ una metafora allora su quello che accade attorno a questo paese, dove la guerra può sempre irrompere, da dove la gente di questa terra fugge o arriva.

maxresdefaultDiviso in tre atti con l’uso dei cartelli a nero, molto attento alla composizione del fotogramma (bella fotografia di Bassem Fayad), il film di Ghassan Salhab si muove principalmente in orizzontale, ma tra lenti carrelli e lunghe pause, perde ritmo in favore di una tensione comunque costante (non solo il conflitto e la guerra, ma anche la tensione dei corpi, della sensualità e magia che la figura delle due donne rappresentano nel gruppo), sebbene mai davvero incisiva.

130646369The_Valley-_Still_(11)C’è in una piccola parte del Libano contagiato dal conflitto, la parte più vicina ai confini, e allora Al-Wadi continua il regista, è anche un film sulla memoria non solo come elemento che si lega al passato, ma memoria intesa anche come tabula rasa sulla quale poter scrivere il futuro. Grazie a questa lettura della figura dello sconosciuto si può interpretare tutto il terzo atto del film, quello in cui nella narrazione devia da presente a futuro.

Bravi gli attori, fotografia curata e brevi momenti visionari interessanti, ottenuti soprattutto con la sovrimpressione di due, o tre immagini.

buona visione.

  1. Lo vedrò, amo il cinema mediorientale. Non posso perdermi questo film 😉
    Grazie per la soffiata!

    Piace a 1 persona

  2. […] documentario evita, e che nella sua distanza trova un’intimità rara nelle proiezioni del Forum Internazionale alla 65° edizione della […]

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