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El club (2015)

In Nicheldome on 11 febbraio 2015 at 13:28

40096_pplSarà una scelta difficile padre Garcia, eppure qualcuno questa decisione dovrà prenderla. O forse nessuno, perché la pace regni, eterna. Dividere l’oscurità dalla luce, è opera tanto impossibile quanto resistere al tentativo di farlo. Inutilmente. E’ così che El Club (2015) di Pablo Larraìn lascia tutti con il fiato sospeso per quasi due ore.

pablo-larrain-the-clubUna casa, in prossimità del mare, in un paese senza coordinate, troppo spesso avvolto da una bergmaniana nebbia/luce sospesa. La casa è in realtà un luogo di penitenza, un luogo ipotetico dove sono reclusi quattro preti scomunicati, controllati da una suora, sorella Monica, che gestisce l’intero appartamento.

A021_C013_0722KAE sono tutti complici: hanno un levriero che usano nelle corse clandestine, e ci scommettono sopra, finchè non arriva un nuovo ospite, padre Lazcano, seguito dal suo angelo nero, Sandokan. E’ l’inizio della fine, o solo l’intreccio dei peccati, la penombra, il crepuscolo continuo.

St-Guinefort-BIGElemento importante della narrazione, attorno al quale tutto il dramma si articola, è il cane, il levriero, l’unico presente nella bibbia, e che forse si ispira proprio ad una delle immagini più controverse della religione cristiana, quella di Saint Guinefort, un cane santificato solo da una piccola e ristretta comunità francese, e soprattutto considerato il protettore dei bambini. E’ questa forse una delle letture che permette così di cogliere il parallelo con il personaggio dell’angelo nero (come lo chiama il prete in stato catatonico)? Perché Sandokan in realtà è un adulto che da piccolo è stato molestato da padre Lazcano….

Antonia Zegers

Antonia Zegers

Siamo solo all’inizio, ma è chiaro che siamo di fronte a una variazione sul tema di Todo modo (1976) di Elio Petri, di La grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri o per massima estensione anche a Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, la versione macabra di Habemus Papam (2011) di Nanni Moretti, siamo di fronte ad uno di quei film cioè in cui ci si rinchiude per essere più intimi di fronte al potere, alla follia, all’orrore, alla fede, e in questa casa in prossimità del mare, siamo di fronte al peccato.

10982468_10153122220348281_1050530581276584571_n“Sono cresciuto cristiano, e poi per fortuna ho imparato a fare cinema” è questo il commento ironico con il quale il regista ha accolto gli applausi alla prima proiezione del film, in concorso per la prima volta a Berlino in questa 65° edizione del festival. Ed è sicuramente un film molto religioso, che ha nell’accusa rivolta alla chiesa di nascondere i propri peccati e di esimersi dal giudizio, il disperato tentativo di cercare la luce separandola dall’oscurità. Un film sulla verità e la nebbia che l’avvolge, che nel suo tono ironico (a partire dal paradosso del titolo) trova un equilibrio perfetto di fronte alla crudeltà del racconto.

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Roberto Farias

Alfredo Castro (padre Vidal) è “mentore indiscusso e miglior attore del pianeta” per Pablo Larraìn, ma quanto bravi siano tutti è inutile dirlo, come Roberto Farias nel ruolo di Sandokan e un primo piano impagabile di Alejandro Goic, nel ruolo di padre Ortega. Alcune musiche sono di Arvo Part.

buona visione.

  1. […] El Club di Pablo Larrain – Per cercare delle risposte devi fare un film con tante domande, e le ottiche di Andrej Tarkovskij. […]

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