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Belluscone (2014) – Il ritorno di Maresco

In Nicheldome on 10 dicembre 2014 at 13:44

Belluscone_1Cercare un filo di continuità tra Cinico Tv (e tutta la filmografia firmata in coppia) e i lavori successivamente realizzati separatamente, è una sfida ardua quando si tratta di Daniele Ciprì e Franco Maresco, il divorzio più sofferto (per il pubblico) della storia del cinema italiano. 

locandinaEppure, oggettivamente, i lavori di Maresco sembrano quelli con un più evidente filo conduttore, che se per alcuni può sembrare una mancata capacità di evolversi, per altri non è che invece una firma di autenticità.  E’ questo infatti il caso del bellissimo Belluscone. Una storia siciliana (20014) di Franco Maresco, che nell’ironia, nella fotografia, nei gusti, e in quella passione che li aveva uniti per sovvertire, minacciare, rivoluzionare il linguaggio della televisione e del cinema, ritrova tutto il suo più accanito senso del racconto.

maxresdefaultNon si tratta solo di oggettive continuità, come la voce fuori campo del regista, il bianco e nero (qui ironicamente usato sul personaggio dell’impresario Ciccio), la scelta del racconto attraverso figure marginali di racconti più grandi di loro (il documentario si concentra, all’apparenza, sui cantanti neomelodici) o la costruzione finta di Il ritorno di Cagliostro (2003) e il racconto affidato a Tatti Sanguinetti.

w964Si tratta della qualità di tutto questo al servizio del racconto storico (la passione per il documentario), della capacità di leggere la propria terra, la Sicilia, con incanto e stupore (ironia) e accanita ribellione (cinismo), con un messaggio unico e univoco: noi siamo qui, noi siamo così, noi siamo quella parte di penisola unificata che non ha padroni, che fa il bello e il cattivo tempo sulla propria gente, che si abbandona alle storie del presente e del quotidiano negandolo all’occorrenza (l’omertà è la cosa più sorprendete del film, trattandosi di “cantanti”) in un luogo senza riferimenti temporali, che fa dei siciliani i figli degli dei, superiori anche alle brutture di cui si sono circondati.

Marcello Dell'Utri

Marcello Dell’urti

Purtroppo si ride, forse anche troppo, fino a far gelare il sangue (le interviste a Marcello Dell’Utri e l’impresario Ciccio sono montate da manuale) e ci si addentra in un mondo dove i “pizzini” sono all’ordine del giorno, dove le canzoni hanno significati diversi dalle parole che cantano, e ci si perde… come sempre in questa terra.

La Sicilia (l’Italia) dei neomelodici è un lamento che racconta questa caduta degli dei, risollevati dall’arrivo dell’ultimo dio possibile, Silvio Berlusconi appunto, che in quella isola ha costruito le fondamenta del suo ventennio, ed al quale un cantante neomelodico ha dedicato anche una canzone, oggetto di contesa che mette a rischio il film durante le riprese.

Belluscone-1

Tatti Sanguinetti

Tatti Sanguinetti è sempre il miglior narratore possibile, uno dei pochi giornalisti in grado di evocare immagini attraverso l’uso del tono e della parola, che fa suo un film che non è di nessuno in fondo (si parte dal presupposto che Maresco sia scomparso) e che è di tutti (i siciliani).

Bisogna sparire allora, per far vedere meglio.

buona visione.

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