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Max Payne (2008)

In Nicheldome on 24 ottobre 2014 at 18:56

max-payne-postersSolitamente i film tratti dai videogiochi non hanno funzionato molto al cinema, sebbene vi siano saghe intere (come quella di Resident Evil per esempio) che possono comunque contare su una base davvero diffusa di aficionados del video game dal quale i vari episodi sono stati tratti, ispirati, abbandonati. Non è questo il caso di Max Payne (2008) di John Moore, ancora un film tratto dal successo dell’omonimo videogame per console: un poliziotto che, persa la moglie e la figlia, è ossessionato alla ricerca dei colpevoli. Non si tratta ovviamente di una semplice banda di balordi, sebbene il tatuaggio di un’ala conduca ad una specie di gang, si tratta piuttosto di una particolare droga che crea terribili allucinazioni.

max-payne-movieL’idea di base, purtroppo poco originale perché fortemente ispirata ad Allucinazione perversa (1990) di Adrian Lyne, è l’ossessione di un Mark Wahlberg tosto e banale (nominato peggior attore ai Razzie Awards per questo film), come banali sono tutti i passaggi della sceneggiatura, le battute, gli ingressi dei vari personaggi e quanto di più tranquillizzante possa esserci per un pubblico che ha la pazienza di sorbirsi cazzate su cazzate per vedere un finale tutto sommato efficace almeno da un punto di vista visivo. E’ questa la vera garanzia, che quando ad un certo punto ti aspetti che anche parte degli effetti speciali possa essere posticcia come la sceneggiatura, il regista John Moore non si abbandona completamente alla catastrofe totale, ma ne riesce anzi a simularne una decente. Nonostante il freddo grigiore nel quale l’anima scura di Max annega, la fotografia non rinuncia ogni tanto all’uso di luci “estreme” nella ricostruzione dei ricordi, tutti legati alla scena dell’omicidio della moglie.

max_payne_movie21Mark Wahlberg nei panni di un uomo ossessionato, solo contro tutti, cui nemmeno i colleghi stanno più dietro, è stata una scelta sicuramente difficile per tutti, eppure lui sa che questo film lo deve prima o poi finire, lo si capisce dai suoi occhi. La sua angoscia, la perdita e il dolore diventano, con i tempi di questo thriller, solo un obiettivo da portare a termine: chiudere questo film. “Io non credo nel paradiso, credo nel dolore, nella paura, nella morte….” sarebbe stato un perfetto inizio noir, con tanto di voice over del protagonista, ma si spara troppo e dopo l’ennesima schivata di proiettile al rallenti, se ne ha già le palle piene.

Quanto è ridicolo il tuffo di Wahlberg per schivare proiettili e aprire una porta? Nemmeno Superman.

buona visione.

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