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L’impossibile (2013)

In Nicheldome on 24 ottobre 2014 at 19:27

the-impossible-movie-2012Quella che è accaduta nelle isole dell’Oceano Indiano qualche anno fa è stata la disgrazia ecologica e mediatica più grossa alla quale il mondo abbia mai assistito: nel mondo dei cellulari, delle videocamere di sorveglianza e dei villaggi turistici, la grande onda che tutti hanno imparato a chiamare tsunami, ha dato così la possibilità a molti non solo di riflettere sul destino del nostro pianeta, ma anche di farne un film. E’ importante infatti che sin dai titoli di testa (e fino ai titoli di coda) di The impossible (2013) di Juan Antonio Bayona venga ricordato infatti allo spettatore che quella alla quale si sta per assistere è una storia vera: la storia di una famiglia intera (turisti bianchi) che travolta dalle acque viene divisa. E’ evidente da subito che il destino ha scelto loro perché la storia abbia un lieto fine, e così anche se la madre (Naomi Watts) finisce nel più lontano accampamento per i casi gravi, sarà la speranza del marito (Ewan McGregor con gli altri due figli) a ricomporre un quadretto quieto e perfetto che la natura aveva per qualche giorno distrutto.

the-impossibleLe immagini catastrofiche sono davvero impressionanti, ma poiché il pericolo, così come la minaccia, si esaurisce nella prima mezzora, è la storia di questa ricerca che prende man mano piede, e che è capace di mantenere sempre un ritmo molto alto giocando tra i movimenti continui dei personaggi sull’isola, che si mancano man mano fino alla conclusione. In questo tipo di film, gli americani bisogna dire la verità, sono i migliori, ed è sorprendente di come il regista spagnolo di Barcellona J. A. Bayona riesca ad andare avanti senza troppe difficoltà: grandi immagini di impatto iniziali, lungo intreccio narrativo ed happy end si seguono esattamente some l’effetto di una grossa onda ravvolgente che lentamente svanisce. Trattandosi però di una storia vera, della quale ovviamente chi sceglie di vedere il film sa sommariamente come andrà a finire, è questa volta proprio nell’intreccio che la storia risente di quel meccanismo così perfettamente blockbuster, che disturba come una tazza di miele con altro zucchero.

the-impossible06Perché difatti si arrivi alla catarsi finale (il comunque molto emozionante incontro del padre con i due figli minori) bisogna sopportare però tutto lo sviluppo del personaggio del terzo fratello, quello più grande che rimane accanto alla madre, che nella banalità dei suoi dialoghi spesso più in quello che davvero fa, irrita come un finale già scritto.

The-Impossible-2012-4E’ forse questa la grande pecca di un film che spesso poteva anche essere muto (la prima parte madre e figlio in acqua). Evidentemente agli americani piace a volte sentirsi incoraggiare quando sono in difficoltà, piace e li conforta sentirsi dire qualcosa che già sanno gli deve essere detta in quel momento, e questo i due sceneggiatori Sergio G. Sànchez e Maria Belòn devono averlo capito bene perché un film su una tragedia come quella, senza una dose costante di conforto, non si sarebbe potuto fare. Se le intenzioni del progetto erano quelle di conquistare il mercato americano, ci sono sicuramente riusciti, ma la critica ha forse riconosciuto questo sottile compiacimento della storia offrendo solo nominations agli Oscar e Golden Globe per Naomi Watts, incetta di premi in europa invece per tutto il film, specie nei festival di lingua latina.

the-impossible-1In un tipico film in cui dunque tutto torna (dal bambino trovato sull’albero, alla speranza che non manca mai) rimangono fortemente impresse però ancora le scene iniziali, la potenza dell’acqua che porta via tutto, la natura distruttiva e incontrollabile che travolge chi gli sta di fronte, anche fosse (per fortuna) solo uno spettacolo. E’ forse solo nella prima parte allora che sta tutto l’impossibile, e che poi ha bisogno di una storia a lieto fine perché ne sia valso il biglietto della speculazione mediatica.

buona visione.

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  1. Gran bel film!

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