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Lo strangolatore di Boston (1968)

In Nicheldome on 20 ottobre 2014 at 19:40
Albert DeSalvo

Albert DeSalvo

Tra il 1962 e il 1964 nella città di Boston furono uccise e violentate 13 donne, di età tra i 19  e gli 85 anni, all’apparenza senza alcun legame tra loro, se non quello di essere state uccise con soffocamento. Accusato dell’omicidio fu Albert DeSalvo, figlio di immigrati italo-irlandesi, che dopo essere stato arrestato per molestie precedenti a quelle più macabre attribuite allo strangolatore, si addossò anche queste ultime.

600full-the-boston-strangler-posterA lui, ed a quella che fu la risposta sia dell’opinione pubblica che delle forze dell’ordine, è liberamente ispirato Lo strangolatore di Boston (1968) di Richard Fleischer. Liberamente ispirato perché sebbene tutto coincida con l’autentica storia di Albert DeSalvo, è anche vero che il film non lascia alcun dubbio circa la sua colpevolezza mentre già dai giorni del suo arresto, e fino ad oggi, non sì è ancora sicuri che sia stato davvero lui l’autore di tutti gli omicidi dei quali DeSalvo stesso si incolpò.

Tony Curtis

Tony Curtis

A parte questa non sottile divergenza tra finzione e realtà (siamo di fronte infatti ad un film che prende una chiara posizione di colpevolezza e che termina con la scritta “questo film è finito, ma la responsabilità sociale per una preventivo riscontro e trattamento della violenza tra noi non è ancora iniziata”) il film di Fleischer ha più di una nota d’interesse, non solo per gli appassionati del cinema di genere. Siamo infatti nel 1968, ed è tutto sommato raro trovare un film che utilizzi (molto bene) lo split screen, anticipando il suo utilizzo nella cultura musicale (Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica (1970) di Michael Wadleigh).

M - Il mostro di Dusseldorf

M – Il mostro di Dusseldorf (1931)

Il suo utilizzo è infatti molto efficace soprattutto nelle scene di omicidio, ma  sostiene anche molto bene tutta la sequenza delle indagini, nonostante il modello alto sia sempre lo stesso: M – Il mostro di Dusseldorf (1931) di Fritz Lang. E’ questa infatti la prima impressione che si ha vedendo il film, che ci siano degli evidenti riferimenti narrativi datati, che però proprio grazie all’uso dello split screen (per giunta in diverse misure e proporzioni rispetto allo schermo intero) svecchiano questo processo introducendoci finalmente al personaggio chiave del racconto: Albert DeSalvo (un Tony Curtis in grandissima forma) intento a guardare i funerali del presidente John F. Kennedy alla televisione.

7902_3Superata la prima parte del film infatti, in cui ai vani tentativi della polizia segue l’aumento delle vittime del serial killer, l’uso dello split screen diminuisce gradualmente per lasciare spazio alle visioni (davvero efficace tutta la sequenza dei ricordi che anticipa la confessione) che con l’uso delle sovrimpressioni (e quello che oggi sarebbe il green screen) permette allo spettatore di vivere quasi in prima persona ciò che il serial killer sta rivivendo. E’ molto particolare il fatto che proprio in questa fase del racconto l’uso dello split screen svanisca del tutto per lasciare spazio ad un montaggio fatto di brevissimi inserti della scene degli omicidi che si mischiano a immagini che la memoria stessa di Albert cerca di ricostruire. Schegge di follia rimossa che ritornano. Tutto questo permise infatti a Marion Rothman (montattrice del film) di essere nominata come miglior montaggio all’American Cinema Editors del 1969.

Peter Lorre

Peter Lorre

Due confessioni, in particolare quella dell’uomo che ha una mania per le borse da donna, non possono non rammentare ancora una volta la più celebre ammissione di colpa di Peter Lorre, sempre nel film di Fritz Lang, ma è anche vero che proprio quella finale di Albert, con la ricostruzione dei fatti, e senza alcun taglio di montaggio, ancora una volta mostrano tutto lo sforzo del regista nell’allontanarsi dai modelli più celebri del genere.

Infine, trattandosi sia di un film del 1968 che di un prodotto mainstream, non si risparmia certamente alcuni dettagli macabri, tuttora ancora efficaci.

buona visione.

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