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Tutto il lercio di un successo.

In Nicheldome on 10 ottobre 2014 at 16:39
trainspotting

Trainspotting (1996)

E’ innegabile che l’uscita nelle sale di Trainspotting (1996) di Danny Boyle, tratto dal romanzo di Irwin Welsh, abbia influenzato almeno un paio di generazioni, tra cineasti inglesi e di mezzo mondo, tra musicisti inglesi e di mezzo mondo, tra scrittori inglesi e di mezzo mondo. Welsh scriveva di una generazione di tossicodipendenti allegra e sconfitta che si rifaceva sulle regole della società seguendo le regole della dipendenza, poi portate sullo schermo da quel grande regista e grande bluff che è Danny Boyle, facendo sì che il fenomeno diventasse mondiale, più di quanto un libro avesse potuto fare, più di quanto il cinema stesso avesse potuto fare in un’epoca (ormai si può chiamare così) in cui internet ancora non era in tutte le case mentre, forse, il dvd di Trainspotting ci era arrivato almeno una volta. Era un blockbuster, nessun dubbio, ma funzionava.

AcidHouse.DVDSubito dopo Trainspotting, l’autore del romanzo diede alle stampe una raccolta di racconti brevi dal nome Acid House, e dalla quale nel 1998 fu subito munto l’omonimo film diretto da Paul McGuigan, con anche parte degli attori del precedente successo. Il mercato non rispose come i produttori si aspettavano, e il seguente romanzo di Welsh, Il lercio (The filth in lingua originale) pubblicato nello stesso anno, sebbene fece comunque discutere, era evidente che ormai risentisse troppo dell’imparagonabile successo di Trainspotting, così come era successo per il film di McGuigan: de Il lercio non se ne fece nulla.

e4ec4d5c410137370990b3b81f69df57A distanza di oltre quindici anni il secondo romanzo ufficiale di Irwin Welsh trova finalmente la luce del proiettore, ma nonostante tutto quello che c’è stato di mezzo, la sua trasposizione sul grande schermo sente ancora di quella lunga risacca di successo, nella quale Il lercio (2013) di Jon S. Baird sembra purtroppo impantanato.

James McIvory

James McAvoy

Se si riescono infatti a superare i primi quaranta minuti di un forsennato montaggio senza capo né coda, con un linguaggio così vicino e anche così lontano dai videoclip più pop e sbrigativi che girano in rete, si riesce finalmente ad entrare in una storia che altro non è che quella di Bruce, un poliziotto in cerca di una promozione e della propria famiglia (moglie e figlia sono scomparse) che perde contatto con la realtà tra droghe, alcool e senso del potere, una sorta di Il cattivo tenente (1992) di Abel Ferrara sull’isola di Shutter Island (2010) di Martin Scorsese (quanto si somigliano Bruce/James McAvoy e Teddy/DiCaprio…).

filth-posterSceneggiatura vorrebbe che ci fossero anche chiari riferimenti a 2001- Odiessa nello spazio (1968) di Stanley Kubrick (oltre il poster sulla parete del capo della polizia, c’è la stanza della coscienza dove il lercio poliziotto si confronta con un immaginario scienziato alla Terry Gilliam) ma il tutto sembra così pretestuoso da non giustificare nemmeno le “altre” visioni cui il poliziotto marcio è vittima.

I titoli di coda in animazione, dove finalmente il poliziotto piggy ritrova la sua iconoclastica vena ironica tipicamente british, suggeriscono che il film avrebbe potuto essere davvero altra cosa.

buona visione.

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