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1930 – 1939 // U.R.S.S.

In Il Tempo Ritrovato on 23 settembre 2014 at 12:28
Stalin

Stalin

L’inaspettata morte di Vladimir Lenin è ormai superata, con il georgiano Joseph Stalin a capo del partito e dello stato, che piega la sofisticata filosofia politica del suo predecessore alle necessità pratiche e disperate del paese. Compito del cinema di stato diventa infatti, plasmare il cittadino secondo il grande modello sovietico, raccontare al popolo il processo di industrializzazione del paese e favorire quindi il necessario passaggio dal contadino all’operaio, lasciando che comunque entrambe le figure contribuiscano alla crescita del paese.

La terra (1930)

La terra (1930)

In questa ottica è per esempio costruito il film La terra (1930) di Aleksandr Dovzenko. Il cinema diventa uno degli strumento principali per il necessario passaggio al realismo socialista. E’ per questo che durante questi anni il tasso di crescita dell’economia sovietica sorpassa quello di tutti gli altri paesi, eccetto che del Giappone, senza però riuscire a garantire in parallelo una discreta qualità artistica ai suoi intellettuali. Il primo film sonoro sovietico è Putevka v zizn (1931) di Nikolas Ekk, ma fino al 1934 si continua a scrivere film ancora la struttura del muto tanto, lavori che solo dopo qualche anno saranno sonorizzati.

La terra (1930)

La terra (1930)

Il primo cinema sonoro sovietico porta con sé una particolarità rispetto alle cinematografie degli altri paesi: nella prima fase del suo sviluppo infatti, si assiste ad un primato speciale, di natura letteraria, si assiste cioè al sopravvento del testo scritto su quello filmato, tanto che in alcuni casi il nome dello sceneggiatore anticipa quello del regista nei titoli di testa [1]. E’ come se con l’avvento del sonoro la sceneggiatura assuma un ruolo principale rispetto a quello dell’immagine, disputa che come al solito sarà risolta attraverso lo studio e la ricerca del montaggio.

Chapaev (1934)

Chapaev (1934)

Nel 1934, con il primo Congresso degli scrittori, spetta allo scrittore Maksim Gorkij definire i dogmi del nascente cinema sovietico: il simbolismo è respinto come nocivo e l’imperativo diventa farsi comprendere dalle masse con nobile semplicità, in nome del realismo socialista. Film simbolo di questo nuovo percorso del libero proletariato è Chapaev (1934) di Georgij e Sergej Vasil’ev, che aggiunge alla figura dell’operaio/eroe anche quella del commissario di partito/mentore. D’ora in poi l’eroe contemporaneo sarà membro del partito [2].

Kozmichesky Reys: fantasicheskaya novella

Kozmichesky Reys: fantasicheskaya novella (1935)

Il primo film sovietico su un viaggio interplanetario è Kozmichesky Reys: fantasicheskaya novella (1935) del regista Vasili Zhuravlyov, anche il cinema di genere fantascientifico trova la sua strada socialista.

Aerograd (1935)

Aerograd (1935)

Il cinema della regione dell’Ucraina è quello più prolifico in questo decennio, il cui più alto rappresentante è il cineasta ucraino Aleksandr P. Dovzenko, forse l’unico che con Aerograd (1935) riesce a contaminare il genere con il proprio stile fortemente lirico, tra tutti i cineasti sovietici di questo periodo, quello sicuramente più legato al mondo contadino e favolistico, e sarà questa sua attitudine ad aiutarlo a mantenere una posizione leggermente più indipendente rispetto agli altri suoi colleghi.

Il nuovo Gulliver (1935)

Il nuovo Gulliver (1935)

A dargli una mano negli realizzazione dei complessi effetti speciali del film Aerograd è il regista Aleksandr Lukic Ptushko, autore nello stesso anno del film Il nuovo Gulliver (1935), considerato il più famoso lungometraggio con pupazzi animati e attori veri di questo paese. Proprio per questi motivi Ptushko è considerato uno dei padri fondatori del genere fantastiko sovietico, sebbene in questo paese non si sviluppi molto un concetto esatto di genere “fantastiko” nel quale solitamente fanno confluire oltre che il cinema di fantascienza, anche il genere horror (film uzashov) oltre che la fiaba (film skazka).

Il portiere 81926)

Il portiere (1936)

Nel 1936 il paese si dà una Costituzione, rimasta totalmente inapplicata [3] ed a partire da questo anno incomincia anche in questo paese la suddivisione della produzione cinematografica secondo il modello americano, dove il regista rimane solo un esecutore ed i quadri del governo coloro che scelgono che film produrre (sostituendosi ai produttori nel sistema cinematografico americano). Molti cineasti, infatti, per conservare parte della loro libertà creativa devono scendere a compromessi con le direttive del partito. Tra i più crudeli sostenitori di questa politica governativa, il

Il portiere (1937)

Il portiere (1936)

famigerato Boris Sciumiatskij, direttore generale della cinematografia russa. Nel paese si diffonde molto anche la cultura del calcio e ovviamente anche questo sport (come tutte le discipline del resto) subisce una forte pressione ideologica tanto che il popolo russo s’identifica nella figura dell’estremo difensore piuttosto che dell’attaccante (scelto invece come simbolo del capitalismo). Non a casa esce nelle sale il film Il portiere (1936) di Semyon Timoshenko.

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Alessandr Nevskij (1938)

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Alessandr Nevskij (1938)

Caso a parte nel panorama del cinema sovietico è la figura del regista Sergej M. Ejzenštejn, cineasta che per un po’ cerca di alleggerire la pressione allontanandosi spesso dal paese, viaggiando in Europa ed arrivando a Hollywood, ma che una volta tornato in patria realizza per il regime il capolavoro epico Alessandr Nevskij (1938) uno dei pochi esempi di montaggio polifonico, complesso studio di montaggio elaborato da lui e dall’intera scuola russa, che raggiunge una alchimia cinematografica tra immagini e significato, ancora rara.

Lenin

Lenin

Caso unico forse nel panorama cinematografico mondiale (o comunque in maniera ridotta elaborato in tutti i paesi con un regime) in Unione Sovietica si assiste alla storicizzazione attraverso il cinema di figure politiche contemporanee, come avviene proprio per Joseph Stalin, il quale ancora vivo è già mito di se stesso e modello per le masse. Del resto, come ha notato il critico cinematografico André Bazin, anche Lenin è stato imbalsamato nello stesso periodo (gli è stato cioè riconosciuto il lusso dell’immortalità) e ciò a dimostrazione di un fenomeno storico, quello della mitizzazione dell’eroe, molto elaborato soprattutto in questo particolare momento storico.

[1] Vito Attolini. Dietro lo schermo. Progedti. pg. 82

[2] G. Fofi. I grandi registi della storia del cinema. Donzelli editore. pg. 40

[3] Eric J. Hobsbawn. Il secolo breve. Biblioteca Universale Rizzoli. Pg. 448

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  1. […] può sfuggire al destino). Ancora sul montaggio, sebbene lontano dalle attrazioni teoriche dell’avanguardia russa, Murnau utilizza comunque la tecnica dell’accostamento con l’immagine del ragno che ingloba la […]

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