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Io e te, e la prigione dell’adolescenza.

In Videodrome on 4 settembre 2014 at 07:40

087fe85b0d9895d5592b1e0a3c056924Io e te (2012), ultimo lungometraggio di Bernardo Bertolucci è tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti e descrive un momento significativo dell’adolescenza di Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori), quattordicenne estremamente diverso dai suoi coetanei con difficoltà relazionali: mentre i suoi compagni di classe sono in vacanza in montagna per una gita scolastica nasconde a sua madre di trascorrere quei giorni nello scantinato della loro abitazione. Olivia (Tea Falco) sua sorellastra tossicodipendente con forti remore verso la madre di Lorenzo che le ha strappato suo padre, incontra il ragazzo dato che in quel luogo ha lasciato un pacco con degli oggetti personali. Nasce un confronto che aiuterà i due a superare le proprie paure.

Io e te

Jacopo Olmo Antinori

L’assenza di contatto fra madre e figlio sembra essere il motivo scatenante dell’incapacità in Lorenzo di comunicare con le persone a lui vicine. Il desiderio dichiarato dal ragazzo di sentirsi parte del copro materno è evidenziato da una storia da lui inventata, nella quale degli alieni distruggono la terra lasciando solo lui e sua madre in un umanità avviata all’autodistruzione mentre sarà necessario generare un figlio. L’attitudine ad esprimersi con dei racconti è una costante in Lorenzo e indica una volontà di ricreare un cosmo impossibile da trovare realmente dove chi diverso è un escluso.

i_400_colpiTroviamo un modo di percepire la realtà da parte dei ragazzi che non si discosta dallo stesso individuato ne I 400 colpi (1959) di François Truffaut, nella cui opera Antoine Doinel riporta la morte di suo nonno in un tema, ricorrendo alle stesse frasi de La ricerca dell’assoluto di Balzac. E’ l’ incapacità di trovare una forma di dialogo con gli adulti e la propria soggettività è traslata dal ricorso alle possibilità immaginifiche della narrativa. Non si può cercare un momento di sincerità nella famiglia poiché la madre presa dalle sue premure non ascolta le parole di suo figlio allontanandolo costantemente da se, mentre il padre che vuole avvicinarsi al ragazzo non riesce a stabilire un rapporto autentico con lui. Tale indifferenza paterna si riscontra nell’assenza di dialogo tra l’uomo e Lorenzo. Il film non approfondisce volutamente il legame che intercorre fra i due creando un’insufficienza drammaturgica e il rapporto fra l’adolescente e gli adulti si esaurisce nella figura materna.

I 400 colpi (1959)

I 400 colpi (1959)

Sono raffronti molto simili a quelli afferenti a I quattrocento colpi in cui Antoine (Jean-Pierre Léaud) sottomesso ad ogni decisione materna era costantemente accusato di essere un perdigiorno incapace, mentre il suo patrigno comprendeva le difficoltà del ragazzo anche se i dialoghi in tali momenti si risolvevano in direttive da seguire per migliorare i voti a scuola e mantenere una condotta dignitosa. Lorenzo non è in grado di dire la verità a sua madre poiché la sincerità farebbe emergere definitivamente la frattura fra genitori e figlio. I due adulti non possono comprendere la mancanza d’appartenenza che lui prova nei confronti del gruppo di studenti suoi coetanei e la menzogna per essere davvero giustificata deve essere enorme e difficilmente gestibile poiché gli atti di ribellione del protagonista sono eclatanti, rappresentando l’ultimo appiglio che il bambino si deve concedere prima di entrare nell’età matura e riuscire a gestire meglio le emozioni. Similmente ne I quattrocento colpi per giustificare delle assenze scolastiche ripetute Antoine dovrà inventare una bugia intollerabile: la morte di sua madre.

io_e_te_copertina_del_libro_dNel romanzo di Niccolò Ammaniti Io e te a cui si rifà la pellicola, Lorenzo dice a sua madre che sarà ospite durante una vacanza in montagna di una sua compagna di classe, mentre nel film il protagonista non mente parlando della vacanza scolastica ma ovviamente cela a sua madre di essere rimasto nello scantinato. Nel libro emerge l’urgenza nel protagonista di rapportarsi a dei coetanei, volendo realmente andare in gita con una compagna di scuola con la quale è in sintonia ed entrare nella piccola comitiva che ruota attorno alla ragazza. Nel film le relazioni con i giovani invece si esauriscono in Lorenzo nel suo rapporto con la sorellastra, che esclude ogni comunicazione con la sfera adolescenziale se non per brevissimi frammenti. Sembra che nel film si colga in Olivia l’unica persona familiare a Lorenzo ed in grado di traghettarlo verso una maggiore conoscenza di se. Ne I quattrocento colpi in Antoine Doinel, la relazione con i suoi coetanei è fin da principio difficile: si evince nella punizione che il docente gli infligge costringendolo a stare in piedi dietro la lavagna per una colpa commessa da altri.

Io-e-Te-io-e-te3In questo caso anche per il protagonista del film di Truffaut c’è l’assenza comunicativa fra il ragazzo e gli adolescenti. Solo un suo amico incompreso dai genitori gli sarà accanto nel suo percorso di allontanamento dalla famiglia. In Io e te il percorso di scissione dalla madre è segnato dall’ascolto che Lorenzo porge ad Olivia percependo la divisione tra la sua sorellastra e la donna. Tale presa di posizione gli consentirà di avvicinarsi ad Olivia e di liberarsi dal potere materno: non s’inquieta quando la giovane gli dice di aver lanciato un sasso verso sua madre.

Bertolucci sul set, con i due protagonisti

Bertolucci sul set, con i due protagonisti

E’ un uscire dalla prigionia affettiva e dalle tane che gli adulti portano a costruirsi: Duanel scapperà dal centro per delinquenti minorenni in cui è stato portato, ma prima parlerà con lo psichiatra in tutta sincerità raccontando dell’incomprensione che avverte fra le mura domestiche e di piccoli furti commessi, in una scena con immagini in continua dissolvenza che sintetizzano la durezza con cui Duanel affronta discorsi delicatissimi. Subito dopo Antoine riceverà da sua madre una visita durante la quale gli confesserà di voler smettere di curarsi di lui. È muto nella scena, consapevole che dovrà contare sulle proprie forze nei giorni a venire. Tale presa di coscienza in Io e te non scaturisce dalla mancanza d’affetto dei genitori verso Lorenzo ma in una maggiore consapevolezze dei propri limiti e da un incoraggiamento ad esprimersi senza timori anche se ciò costerà lo scontro con gli altri: tali momenti sono esplicati dal silenzio del protagonista che ascolta dando attenzione alle parole di Olivia.

io-e-te-2La chiusura del personaggio è sottolineata dal un suo movimento ripetuto attorno due casse riposte a terra, che ricorda un’altra inquadratura in cui è mostrato il moto di un armadillo -uno degli animali che l’adolescente ha comprato- in una gabbia intento ad evitare due ostacoli. Tali stati d’animo sono rimarcati dalla presenza di una scatola nella quale ci sono delle formiche che escono improvvisamente dal contenitore.

I 400 colpi (1959)

I 400 colpi (1959)

La gabbia in cui il protagonista è imprigionato conduce agli spazi chiusi del centro di detenzione minorile ne I quattrocento colpi. Una chiusura che poi sarà sottolineata dalle sbarre dietro cui si affaccia Doinel nella macchina che lo condurrà nel gruppo di riabilitazione. Come Lorenzo uscirà dalla prigionia imposta cercando una strada nuova: Antoine fuggito dal centro corre verso il mare desideroso di vederlo per la prima volta, mentre Lorenzo in Io e te esce dallo scantinato con sua sorella, poi l’ultima inquadratura lo riprende in avvicinamento in un fermo immagine ingrandito gradualmente dallo zoom: stessa modalità utilizzata nell’ultima inquadratura con la quale Doinel viene ripreso mentre da le spalle al mare.

Antes De La Revolucion (Prima Della Rivoluzione)Il regista ha voluto esprimere in quest’ultimo lavoro la sua appartenenza al cinema francese della Nouvelle Vague, ricorrendo come suo solito alla trama esile e ad un’utilizzo evidente della macchina da presa, rendendo ancora una volta la regia visibile, come quella della politique des auteurs. Dopo la visione de Il conformista (1970) Jean-Luc Godard che aveva osannato Prima della rivoluzione (1964) rinfacciò a Bernardo Bertolucci di essersi imborghesito compiacendosi di chi viveva di consumo, ma in realtà il suo cinema ha sempre tenuto vivide le istanze che hanno portato alla formazione della Nouvelle Vague: lo stesso Andrè Bazin a cui I quattrocento colpi fu dedicato da Truffaut, aveva individuato nel piano sequenza, cifra stilistica di Bertolucci, un modo cinematografico appartenente al nuovo movimento francese perché assai personale e soggettivo.

Bernardo Bertolucci

Bernardo Bertolucci

L’immagine nell’ultimo film di Bertolucci imprime alla pellicola un carattere claustrofobico che esalta i comportamenti fra i due attori principali. L’inquadratura che diventa molto stretta fa notare un cambiamento nelle scelte stilistiche del regista, ma le relazioni col mondo esterno del protagonista sono minime e sarebbero state necessarie per riportarci degli spazi o dei simboli significativi per la narrazione. Sembra un film che stenta a trovare una sua metrica perché eccessivamente privato di una scena composita ed ampia, avvicinando il cinema di Bertolucci a quello della ripresa chiusa e stretta dei nuovi cineasti dove per dare profondità all’immagine la si scurisce, badando molto ai primi piani per velocizzare l’azione, mentre il regista di Ultimo tango a Parigi (1972) predilige le lente scena del montaggio interno. Molti hanno oramai optato per le correzioni in post produzione favoriti dalle tecniche digitali, a Bertolucci invece va dato il merito di aver pensato le sue immagini fin da principio senza correggerle significativamente. Va dato atto che sono presenti nel film dei momenti rilevanti, indicati ad esempio nel toccante momento del ballo fra Olivia e Lorenzo e nell’uscita finale dalla cantina.

Leonardo Dell’Olio

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