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Under the skin (2014) – Banalità e bellezza.

In Nicheldome on 22 agosto 2014 at 11:27

under_the_skinE’ tutto un po’ ovvio, ma è tutto molto bello, e vedere un film così nel 2014 è comunque un fatto raro. 

Siamo in Scozia, e c’è una bella ragazza senza nome che, dopo aver indossato gli abiti di un cadavere, se ne va in giro per la città adescando uomini e portandoli in un luogo abbandonato dove sono poi trasformati in cibo.

under-the-skin-3E che altro potrebbero essere questi esseri umani se non cibo con una buccia che si chiama pelle e che in fondo è solo un altro vestito, un indumento? Chi siamo adesso tutti noi? Cosa pensa che siamo, questo elegante e bellissimo cacciatore? Gente che va in giro ubriacandosi o che chiusa in auto vive come se tutto fosse un acquario (lo stesso posto dove poi finiscono le prede)? Ci fidiamo allora di una bella ragazza solo per questo, alla prima apparenza, e tutto il resto non conta.

???????????????????????????????Banale. Gente che non ha più contatti, che non si sfiora che non parla? Banale. Come è banale a volte può sembrare durante il film l’uso simbolico della natura (la pozzanghera e il castello per la scena del principe azzurro; la foresta umida dove ci si perde dopo aver scoperto il sesso o il solito fitto bosco finale) eppure tutto affabile, come la protagonista, tutto piacevole e sensuale come un cacciatore di prede impostare la sua trappola. Un film dai tempi scolastici, in effetti.

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Scarlett Johansson e Adam Pearson

Lineare anche, come un film che va a caccia e che mostra una serie di caratteri (tratto dal racconto omonimo di Michel Faber), ma che ha un tono sospeso così ben calibrato che parte come un film di Stanley Kubrick (2001 Odissea nello spazio (1968) con la connessione iniziale) scivola ambiguo come nelle mani di David Lynch (le scene dell’acquario, l’incontro con l’uomo malato, chiaro riferimento alla pietas di The elephant man (1980) e poi l’uso delle dissolvenze)

Solaris

Solaris (1972)

e termina come un film di Andrej Tarkovskij (la casa distrutta, il bosco, la neve, la panoramica finale) del quale non possono non vedersi i riferimenti anche a Solaris (1972). Davvero una cosa che non ti aspetti da un regista come Jonathan Glazer, uno che ha esordito con un film assurdo come Sexy beast – L’ultimo colpo della bestia (2000) e che nel 2004 gli era andata male con Birth – Io sono Sean (2004).

 

 

Her (2014)

Her (2014)

Under the skin con la sua figura dell’alieno si inserisce comunque in quel filone di film esistenzialisti con protagonisti alienati, che è ormai uno dei temi principali dell’era del web, e che hanno in comune oltre che il tono del main character, anche uno stile di regia tutto apparentemente coerente: Somewhere (2010) di Sofia CopppolaShame (2011) di Steve McQueen, e anche il brutto Her (2013) di Spike Jonze, che ha come protagonista (solo nella voce del software, her appunto) proprio Scarlett Johansson. A questo filone, trascinato proprio dalla figura dell’alieno, si potrebbe aggiungere anche il più interessante Enemy (2013) di Denis Villeneuve. Durante la visione del film continua a manifestarsi un effetto dejà vu: la figura dei complici in motocicletta, la stessa del film L’alieno (1987) di Jack Sholder?

marilyn-chambers-rabid

Marilyn Chambers in Rabid (1977)

Se fosse stato un film di Tobe Hooper sarebbe stato Space vampires (1987), se fosse stato un film di David Cronenberg sarebbe stato Rabid  – Sete di sangue (1977) (e del quale anche i costumi della protagonista Marilyn Chambers ricordano quelli indossati dalla Johansson, e nel film canadese la donna uccideva con un abbraccio, con un gesto d’affetto), se fosse stato un film di Peter Jackson sarebbe stato Bad Taste (1987), per fortuna Under the skin è di Jonathan Glazer e così non ci siamo persi la scena della pelle nell’acquario, fenomenale.

Scarlett Johansson

Scarlett Johansson

Se il motivo per cui andare a vedere questo film invece è solo che la protagonista unica è Scarlett Johansson e che rumors assicurano che appaia nuda in full body, ci si sbaglia perché effettivamente è la cosa minore.

Adam Pearson

Adam Pearson

Lei è brava, ma il film funziona lo stesso, probabilmente grazie proprio anche al resto del cast con nessun professionista di ruolo, ma ottenuto spesso con camere nascoste per le scene nell’auto e scegliendo il vero pilota Jeremy McWilliams per il ruolo del motociclista o il signor Adam Pearson, affetto da elefantiasi, per la scena della vittima risparmiata.

buona visione.

  1. […] prova d’attore, è più difficile quella da sostenere con una voce, con un software, come nel deludente lavoro di Spike Jonze, che sconvolgersi come un hippy e mettersi nei casini come accade invece nel film di Paul Thomas […]

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