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4:44 L’ultimo giorno sulla terra (2011)

In Nicheldome on 16 agosto 2014 at 12:29

4 44 Last Day on Earth-428784:44 Last Day on Earth. (U.S.A. – 82′ – col.)

Con: Willem Dafoe, Shanyn LeighNatasha Lyonne. 

Abel Ferrara è un regista intimista, uno di quelli che non ha bisogno di far saltare in aria la Casa Bianca o di cimentarsi con inseguimenti ad alta velocità. Abel Ferrara è uno che di fronte alla fine del mondo, segnata con precisione alle ore 4:44, si chiude in casa, e indaga ancora una volta l’essere umano, quell’animale infelice e sempre confuso che non ha mai risposte e che molto spesso non si pone domande, al centro del mistero della vita.

4-44-Last-Day-on-Earth32L’audio fuori campo costruisce una backstory catastrofica sul quale sfondo i protagonisti decidono di isolarsi in un gioco ancestrale delle parti, tra catastrofismo e buddismo, dissoluzione e rinascita, l’anima è qui invece, ora. E che fare quindi prima della fine del mondo: dipingere un quadro, una suonata tra amici, l’amore. Era così anche nell’incompreso/incomprensibile Go go tales (2007), prima che finisse il sogno ancora una volta sempre una volta di Willema Dafoe.

Abel Ferrara in The Driller Killer (1979)

Abel Ferrara in The Driller Killer (1979)

The world will end. Qualcosa che alcuna filosofia può più concepire, qualcosa che solo la narrazione isterica di Abel forse riesce a raggiungere, con questi personaggi sempre sotto controllo, che esplodono nelle loro microfratture, in quelle crepe profonde dalle quali fuggono, o emergono. Esplosioni (la scena della skypecall che ricorda oggi tanto Uma Thurman in Nymphomaniac vol. I (2014) di Lars Von Trier) e che fanno anche tanto Takeshi Kitano, e che in fondo hanno invece la loro lontana radice nel protagonista di The Driller Killer (1979), lo stesso Abel Farrara, uno ossessionato da una unica domanda:  come fare a rimanere lucidi di fronte a tutto questo?

Harvey Keitel in Il cattivo tenente (1997)

Harvey Keitel in Il cattivo tenente (1997)

Nessuno lo è mai, per tanti motivi (tema di Blackout (1997) o il Cattivo Tenente (1992)) ed allora non è anche la fine del mondo una allucinazione? Non riesce a spiegarlo nemmeno il buddismo (che con forte ironia viene ogni volta spezzato da Ferrara con la musica o con una risata) perchè dovrebbero capirlo i suoi personaggi il misero della vita, che altro non sono che un inno ad essa ed all’abbandono?

pic-4-44-last-days-on-earth024:44 è un altro tassello di fronte alla morte, un passo ulteriore fatto dal Abel Ferrara in quel tunnel dove pochi hanno il coraggio di entrare, ancora meno quelli che riescono ad uscirne: il mondo è una immagine della mente, e il corpo non esiste, quel che rimane sarà solo la sua immagine.

Willem Dafoe

Willem Dafoe

Willem Dafoe sotto lo sguardo di Abel è un oggetto cinematografico sempre impagabile, libero, come solo Abel Ferrara rende i complici delle sue indagini mistiche, gente che probabilmente fa parte del suo giro, e che ormai è parte di una costellazione cinematografica che usa il cinema per capire la vita.

Dillinger è morto (1969)

Dillinger è morto (1969)

Un film volendo alla Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri, un film sulla fine, fatto di poche location, poche inquadrature, ed un oggetto narrante (il quadro) nella stupefacente rianimazione (l’opposto di quello che accade ai capolavori di Roma (1972) di Federico Fellini, un fotogramma sospeso come lo sguardo animato del corto francese La Jetèe (1962) di Chris Marker).

Il mondo finisce, quello che rimane sono le nostre immagini, e il senso che gli abbiamo dato.

Film poco apprezzato,

buona visione.

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