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Simon killer (2012)

In Nicheldome on 17 giugno 2014 at 08:09

Simon killer. Antonio Campos. (U.S.A. – Francia. – 2012 – 101′ – col.)

Con: Brady CorbetMati DiopLila Salet

simon-killer-(2012)Ci sono dei film che si reggono su dinamiche epiche, incastri di gruppo, pluralità narrative, oppure film che più semplicemente si reggono su un solo fatto, su un solo personaggio, o addirittura sul nulla. In quest’ultimo caso raramente si è trattato di poesia, e molto spesso invece di pura produzione commerciale. Se il mondo del cinema fosse diviso solo in queste macro categorie, Simon killer (2012) di Antonio Campos troverebbe difficilmente posizione, se non ci fosse anche un sottoinsieme come le biografie di giovani pazzi e violenti.

Brady Corbet

Brady Corbet

A fare da capolista in questa categoria ci sono film ben noti come Henry – Pioggia di sangue, Maniac, The Driller Killer, Angst, ed anche Clean Shaven volendo, ed è dunque solo a questa lista che Simon killer potrebbe ascriversi. Eppure, disattendendo proprio quello che abbiamo appena detto, anche in questa categoria sarebbe difficile davvero collocare un personaggio come il neolaureato Simon (il bravo Brady Corbet qui in facile assolo) a Parigi per dimenticare una donna, incontrandone un’altra.

1365117326-simonkillerUna storia di ossessione, che lentamente svela un lato maniacale e finto di lui, un lato oscuro che emerge man mano che un altro amore nasce e che probabilmente è solo la follia violenta di un ragazzo che man mano si è perso. Simon non è uno che si diverte a fare quello che fa, lo fa e basta, perché è un paranoico, e perché nonostante una laurea in tasca (sulla percezione della visione) non ha altro nella vita che una ossessione: amare/essere amato. Questa percezione dell’amore (come la percezione della visione) sconfina nel sesso, sconfina nel possesso, sconfina nello sfruttamento del corpo, e non trova mai una una sua più naturale manifestazione (sesso in chat, sesso di prostituzione).

Simon killer non ha grossi difetti anzi, ha un personaggio credibile, una idea di regia molto chiara, e tutto sommato una struttura che si adegua al personaggio, sbandato, senza grossi punti di riferimento (ma tutti ben utilizzati) e che forse potrebbe essere la versione adolescenziale di un misto tra Shame (2011) di Steve McQueen e Somewhere (2010) di Sofia Coppola. Un film triste e psichedelico, che non dice tutto (scelta adottata anche nel look del film) e che per questo intriga, si lascia seguire. Non appassiona, ma turba il minimo necessario.

buona visione

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