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Sugar man (2012)

In Videodrome on 12 aprile 2014 at 14:57

sixto2Alcuni documentari riescono ed hanno successo, perchè cavalcano un’onda che ha già travolto tutto, ma che è sempre ancora molto alta. Ne abbiamo parlato proprio recentemente per il caso di un altro documentario premiato con l’Oscar: Taxi to the dark side (2007) di Alex Gibney. 

Ci sono poi altri documenatri che non seguono nessun tipo di notizia, ma la creano, dal nulla. E’ questo il caso del più recente vincitore del premio Oscar come miglior documentario nel 2012, il bellissimo Searching for suga man (questo il titolo originale) di Malik Bendjelloul.

La storia è molto semplice, eppure già speciale dall’inizio: esiste un cantautore americano, Sixto Rodriguez, che non ha mai fatto niente nel suo paese, nessun successo, ma che ha suonato e collaborato con tanti grandi musicisti. Sixto ha inciso solo due album, che probabilmente avranno venduto dieci copie in tutto. Lo stesso Sixto Rodriguez è però il cantautore più conosciuto del Sud Africa, più dei Beatles e dei Rolling Stone, e la sua canzone Sugar man è quasi l’inno di una intera generazione sudafricana, la generazione che si affranca dal potere colonialista. Così Sixto Rodriguez diventa un personaggio che poi è anche un mito, morto suicida dopo un concerto incompreso. Tutto a sua insaputa, perché Sixto Rodriguez non è affatto morto… e scopre il successo che per anni nessuno gli aveva detto di avere.

42FRI277sugarmanSugar man è non è più allora solo un documentario, ma una bellissima favola a lieto fine, misteriosa per oltre la metà della sua durata, che gioca seminando indizi per costruire un’immagine eroica, vincente, da perfetto looser.

Una minuziosa e molto dosata costruzione narrativa, ci fa man mano desiderare di conoscere questo mito incompreso, e quando finalmente siamo di fronte a lui, ci rendiamo conto di quanto sia grande la fama, ma anche di quanto sia grande la semplicità. E’ sempre la storia dell’american dream, del sogno che prima o poi si realizza, ma non nel paese dove Sixto si è espresso per anni, appunto l’America che lo ha messo frettolosamente da parte per altri miti, non nel paese dove continua a lavorare come carpentiere dalla fine della sua breve carriera di musicista, senza sapere nulla di quello che la sua voce stava dicendo dall’altra parte del mondo, assieme alla sua chitarra, mentre usciva melodiosa dagli amplificatori di tutto il Sud Africa.

SEARCHING FOR SUGAR MANE’ soprattutto grazie a questa meticolosa e calibrata costruzione della storia che il film tiene sempre il passo, sorretto ovviamente da quello che è l’oggetto poi stesso del racconto: la musica di Sixto Rodriguez. Senza nemmeno troppo azzardo, viene paragonato a Bob Dylan per tecnica e liriche, ma non avrà mai nemmeno un briciolo della fama del cantautore bianco più famoso d’America.

Un film dalla lunga preparazione che si conclude con un premio Oscar, un riconoscimento mondiale all’artista (ancora vivente) e che merita di essere raccontato e visto in tutto il pianeta. Perchè è una piccola immensa storia nascosta che è stata trovata e ben raccontata.

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