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1930 – 1939 // U.S.A.

In Il Tempo Ritrovato on 23 gennaio 2014 at 18:23

imagesCon l’avvento del sonoro e soprattutto grazie all’impegno di grandi lavoratori il primato passa inequivocabilmente dall’Europa a questo continente ed al suo nuovo grande modello industriale, quello hollywoodiano. La fortuna di questo cinema e del conseguente processo di colonizzazione culturale che ne seguirà (prima in tutti i paesi di lingua anglofona e poi molto oltre) è dovuto al fatto che tra tutti i paesi coinvolti nella Grande Depressione, iniziata con il crollo dei mercati e la Crisi del ‘29, questo paese in particolare è stato il primo a sapersi difendere grazie al carattere che da sempre lo ha contraddistinto: non aver bisogno d’aiuto di nessuno.

PDRM4690bCiò gli è stato anche facile perché al termine della Prima Guerra Mondiale l’America si ritrova ad essere non più un paese debitore ma un paese creditore, con la possibilità dunque di chiudere le proprie frontiere importando sempre meno capitale dall’estero, meno forza lavoro e (relativamente parlando) meno prodotti finiti, permettendo così anche al settore del cinema di vivere di vita propria. Sono anche questi dunque i motivi per i quali si sviluppa quella che passa come l’Età dell’oro del cinema americano. Le produzioni americane coinvolgono il 90% delle visioni dei singoli stati nazionali diventando per forza di cose un vero e proprio centro di produzione e distribuzione di modelli e codici di vita. A tutto questo contribuisce lo star system. Il mito del divismo in questo decennio è davvero spinto al massimo del suo potenziale, sostenuto dal modello cinematografico industriale, e strutturato attraverso un perfettamente orchestrato sistema di produzione di notizie, spesso scandalose, che spingono anche oltre oceano il mito dei divi statunitensi. Sono così tante allora le majors che si consolidano grazie ai loro diversi registi ed attori di culto: a causa della forte concorrenza, infatti, ogni major si vede costretta a scegliere una strada in particolare per contraddistinguere il proprio prodotto. È la nascita e definizione del cinema di genere.

William Hays

William Hays

Accanto a questo processo sistematico d’individuazione e creazione del mito così come del pubblico, si consolidano ovviamente anche le prime regolamentazioni morali, in grado di gestire e contenere generi e tendenze di un potenziale sempre più grande come il cinema: viene istituzionalizzato difatti proprio in questo decennio il Codice di decenza Hays, introdotto il 31 marzo 1930 dal puritano William Hays che, oltre a limitare le immoralità visive, spinge i registi americani a produrre un’immagine corretta dello stile di vita statunitense.

Codice di regolamentazione Hays

Codice di regolamentazione Hays

L’introduzione del codice manifesta una tendenza che si consoliderà man mano con il tempo e per molti anni: il cinema americano, infatti, tenderà da questo momento in poi a censurare immagini che alludono alla sfera sessuale, molto di più di quelle che ricadono nella violenza. Questa scelta del cinema hollywoodiano, non è ovviamente solo una scelta di tipo industriale e distributivo, ma è in realtà connaturata anche con radici culturali profonde di questo paese: la società americana, infatti, non ripudia la violenza perché ci convive da sempre, e il puritanesimo americano vede solo nel sesso la manifestazione più evidente del peccato.

Tra queste nuove maglie direttive si devono districare dunque le diverse case di produzione, nuove o storiche, alla ricerca ognuna della propria caratteristica.  Sfugge, a questo capillare controllo sul cinema di massa, tutta la produzione clandestina ovviamente, dove si può rintracciare anche un lavoro come A stiff game (1930), il primo film porno gay con una scena interraziale (cosa da considerarsi davvero eversiva per l’epoca). Intanto le grandi majors devono seguire il codice e così

Così la Universal (fondata nel 1912) si specializza nel genere horror e nell’uso di effetti speciali; la Paramount si specializza nel recupero d’autori europei e nella realizzazione di film di prestigio, con registi del calibro di Josef von Sternberg, Hollywood studio 1930 40Ernst Lubitsch, Cecil B. De Mille ed Alfred Hitchcock e con divi come Marlene Dietrich, Cary Grant e Cary Cooper; la United Artists (fondata nel 1919) spinge la produzione su film di prestigio e dei suoi principali fondatori Chaplin e David W. Griffith, e poi anche con il regista Howard Hawks; la Columbia (fondata nel 1919) mette sotto contratto il regista Frank Capra; la società di origini polacche Warner Bros. (fondata nel 1923) si specializza nel musical, nelle commedie musicali ma anche in gangster movie, ed ha sotto contratto divi come Bette Davis, Errol

Humphrey Bogart

Humphrey Bogart

Flynn e Humphrey Bogart e registi del calibro di John Huston; la Metro Goldwyn Mayer (fondata nel 1924) favorisce la produzione di grandi colossal o di struggenti melodrammi, battendo cassa con attori quali Greta Garbo, Joan Crawford, Spencer Tracy, Clark Gable ed Elizabeth Taylor; la RKO, nata dall’ingresso nel mercato cinematografico della RCA, casa di produzione di materiale radiofonico (che farà grande di qui a poco un regista di nome Orson Welles) si specializza in film d’autore, ma promuovendo anche attori come Fred Astaire e Ginger Rogers; infine la 20th Century

Greta Garbo

Greta Garbo

Fox, fondata nel 1935 dalla fusione della Fox Film Corporation e la Twentieth Century Pictures di Darryl Zanuk, si specializza soprattutto nell’uso del sonoro grazie al brevetto del sistema Movietone (sistema che permette di registrare il suono direttamente sulla pellicola), e tra i suoi registi sotto contratto ha John Ford e Fritz Lang, mentre tra le sue attrici ha anche la piccola Shirley Temple. Delle tre più grosse società di produzione, la Metro Goldwyn Mayer è considerato lo studio dei produttori, la Warner Bros. Lo studio degli scrittori e la 20° Century Fox lo studio dei registi. Contribuisce non poco alla fortuna del cinema americano anche la prolifica produzione di film di serie B, pellicole della durata solitamente di un’ora e che spesso hanno il ruolo di anticipare i film maggiori nelle sale.

I film di serie B, o bmovies, sono brevi pellicole che oggi potremmo distinguere nei telefilms, dotati cioè di una continuità tra loro, e che spesso sono trampolino di lancio per diverse figure professionali, dal regista all’attore fino allo sceneggiatore. Proprio la sceneggiatura, soprattutto dopo l’introduzione e diffusione del suono, diventa elemento sempre più importanti della produzione cinematografica, con lo specifico ruolo di riconsegnare importanza alle parole, ai dialoghi ed anche al suono. L’insieme di tutte queste congiunture, nonché la necessità delle case di produzione di diversificarsi per mantenere una posizione nel mercato, ha permesso al cinema americano di sviluppare una forte specializzazione anche di un vero e proprio tema o percorso produttivo [1] attraverso l’identificazione, il divismo, il tema narrativo, e l’immaginario ideologico di riferimento. Non è però soltanto il sonoro a svilupparsi in questo decennio, bensì anche le tecniche di animazione che traggono un maggiore ed immediato beneficio proprio dall’introduzione del sonoro e dalla ridefinizione dei generi.

Tod Browning sul set di Freaks

Tod Browning sul set di Freaks

E’ soprattutto nel genere musical e quello fantastico che le due tecniche si fondono meglio, soprattutto in quello fantastico/gotico caratterizzato spesso da effetti speciali e dalle fonti letterarie più comuni come quelle di E. A. Poe, Bram Stoker, H. G. Wells e L. R. Stevenson, portati sullo schermo da registi come Willem Murnau, Fritz Lang, e Tod Browning ed interpreti come Boris Karlof e Bela Lugosi. E’ proprio su questi generi specifici che la Crisi del ’29 si fa sentire, generi creati appositamente per far evadere il pubblico dalla difficile realtà economica del paese, esorcizzata da altre paure sul grande schermo rappresentate da ottimi lavori come Frankenstein (1931) di James Whale, Dracula (1931) e Freaks (1932) di Tod Browning, La partita pericolosa (1932) di E. B. Schoedsack, White zombie (1932) di Victor Halperin, il primo a portare sul grande schermo l’immagine dello zombie; King Kong (1933) di M. C. Cooper ed E. B. Schoedsack e La bambola del diavolo (1936) ancora di Tod Browning. Questo regista in particolare, dopo aver esordito come attore nel 1916 diretto dal pioniere David W. Griffith con la casa di produzione Biograph, si specializza in mostruosità e in particolar modo sul tema delle differenze, caratteri e temi che rendono celebre il suo cinema a metà strada tra macabro e grottesco.

Tabù (1931)

Tabù (1931)

Ne La nave fantasma (1935) di Harry Lachman fa la sua prima apparizione, in una particina danzante, la futura sexy diva Rita Hayworth, con il suo vero nome, Rita Cansino. All’inizio del decennio una coppia di registi realizza un interessante prodotto di docufiction: Tabù (1931) di Friedrich Wilhelm Murnau e Robert J. Flaherty. Il genere musical (poi commedia), riunisce invece i caratteri dell’America felice, prospera e sempre in movimento, in questo periodo rappresentata soprattutto da due ballerini in particolare come Fred Astaire e Ginger Rogers, lanciati in La danza di Venere (1933) di Robert Z. Leonard.

Motion Production Code

Motion Production Code

Il più grande coreografo del cinema americano è però Busby Berkeley che lavora al massimo delle sue intuizioni con il musical Quarantaduesima strada (1933) di Lloyd Bacon, nello stesso anno in cui è rielaborato il Motion Picture Production Code che stabilisce l’impossibile associazione, l’unione morale tra due caratteri cinematografici: la prostituta e l’eroina. La nuova commedia americana trova risorse in autori che finalmente puntano a mettere in scena anche elementi più “concreti” della vita quotidiana, come i rapporti di classe, introdotti nel genere della commedia dai dialoghi teatrali di Ernst Lubitsch che realizza la sua più convincente commedia con Mancia competente (1934). Stessa cosa la riesce a fare anche il regista italo americano Frank Capra che dirige in questi anni il miglior esempio di commedia brillante, Accadde una notte (1934), seguita poco dopo dal film Orizzonte perduto (1936), pellicola pacifista rimasta voce unica nel coro degli autori americani in questo decennio.

scarface21Così come il genere fantascientifico (horror e fantascienza) ha cercato di rappresentare le paure recondite degli americani e della loro struttura sociale, riscuotendo anche un discreto riconoscimento di pubblico, un altro genere prende spunto dalla rappresentazione sociale di questo periodo ed in special modo quella metropolitana: il gangster movie. Questo filone prima di tutti riesce a portare sullo schermo le contraddizioni della società americana del momento, tipicizzate attraverso la figura del gangster (Al Capone, Dillinger, la coppia Bonny & Clyde) dell’uomo cioè che si è fatto da sé (self made man come recita una delle convinzioni più forti del popolo americano), che riesce a gestire il proprio ruolo di delinquente nei ranghi alti della società capitalistica. Anticipato da due successi commerciali della Warner Bros, il prototipo di questo genere è Lo sfregiato – Scarface (1932) di Howard Hawks.

Furia (1936)

Furia (1936)

Di queste figure così forti se ne attenuano però subito i caratteri violenti ed il genere subisce una sferzata al nero con gli interventi di Fritz Lang che dirige il suo primo film americano Furia (1936) per la Metro Goldwyn Mayer. Strade bagnate, clacson, sgommate, colpi di pistola e vetri in frantumi aiutano il genere a trovare un suo preciso linguaggio, e contribuiscono soprattutto a confermare il potenziale del cinema sonorizzato. Il ridimensionamento del genere avviene grazie anche alle successive interpretazioni pacate dell’attore Humphrey Bogart, the last century man (così denominato perché nato a New York il giorno di Natale del 1899).

Marihuana (1936) di Dwain Esper è considerato il primo film di exploitation [2] perché, trattandosi di un film di propaganda contro la sostanza cui accenna il titolo, può infrangere le regole di decenza del codice Hays e mostrare donne che fumano, e nudi.

John Wayne in Ombre Rosse

John Wayne in Ombre Rosse (1939)

Il genere western, che con Il grande sentiero (1930) di Raoul Walsh vede per la prima volta sullo schermo come protagonista l’attore John Wayne (nome d’arte imposto dal regista stesso a Marion Mitchell Morrison, questo il suo vero nome), ha anche in questo decennio proseguito nell’esaltazione della figura del cowboy e nella giustificazione dell’eccidio degli indiani, con la sola eccezione di Ombre rosse (1939) di John Ford. Il film di John Ford contribuisce però non solo a dare un altro punto di vista al genere western, ma soprattutto a lanciare definitivamente proprio l’attore John Wayne.

Tempi moderni

Tempi moderni (1936)

Il genere comico infine, è quello che più di tutti risente del passaggio al sonoro perché già troppo codificato e strutturato, ed a parte Chaplin con Tempi moderni (1936) non è mai rinnovato veramente almeno fino all’arrivo dei Fratelli Marx (che a loro volta provengono dal cabaret d’improvvisazione) e di quella che è forse la coppia più famosa di questo decennio, Stanlio ed Olio (Stan Laurel e Oliver Hardy). Il tema lesbico è affrontato per la prima volta, anche se molto velatamente, nel film La calunnia (1936) di William Wyler.

Biancaneve (1937)

Biancaneve e i sette nani (1937)

Sono questi gli anni in cui si sperimenta maggiormente anche la possibilità dell’uso del colore, soprattutto nelle mani di disegnatori e di produttori di pellicole d’animazione.Tra loro c’è Walt Disney che usa il trattamento cromatico (il cosiddetto technicolor) con la pellicola Biancaneve e i sette nani (1937) trasformando la sua casa di produzione in major di un vero e proprio modello d’animazione. E’ questo dunque il grande decennio dell’Età dell’oro, in cui tutto cambia, ma anche tutto si consolida.

Terra di Spagna

Terra di Spagna

A partire dalla metà degli anni Trenta dunque Hollywood pigia decisamente sull’acceleratore della produzione di fiction, riducendo il documentario a quella funzione di “complemento di programma” che non riuscirà mai più a togliersi di dosso [3]. Nasce nel 1937 la Frontier Films di Leo Hurwitz, la prima casa di produzione indipendente di documentari, nello stesso anno in cui esce nelle sale Terra di Spagna (1937) di Joris Ivens, pellicola realizzata con la collaborazione dello scrittore Ernest Hemingway. Nel 1938 il paese è spaventato dalla memorabile interpretazione del futuro regista Orson Welles de La guerra dei mondi, programma radiofonico che alla prima puntata terrorizza letteralmente il popolo americano all’ascolto convincendolo di uno sbarco di alieni sul suolo a stelle e strisce. Gli anni ruggenti di Hollywood sono così importanti dunque per il cinema americano perché a questi si associano nuovi fondatori, nuovi pionieri, innovatori, apripiste che infrangono le ultime regole o ne creano di nuove, alla ricerca ognuno del proprio modello nuovo di cinema.

via-col-ventoStrettamente legato al fenomeno di rinascita, dopo la Grande Depressione è infine la realizzazione del film Il mago di Oz (1939) di Victor Fleming, tratto da una favola scritta con un forte senso di critica economica. Nello stesso anno e per mano dello stesso regista esce anche uno dei capisaldi del genere melodramma, Via col vento (1939), ma è anche l’anno del primo sciopero generale dei registi di Hollywood, dovuto al mancato riconoscimento della figura dell’autore dell’opera cinematografica al regista.


[1] Questo è il primo livello di lettura di un film di genere, quello produttivo, seguito da quello figurativo (composto d’iconografie esplicite e iconologie nascoste) che danno vita alle forme simboliche di cui il genere è composto. Infine l’ultimo livello di lettura del film era quello ideologico, che interagisce cioè con la situazione politica attuale alla fase di realizzazione del film. Antonio Costa. Saper vedere il cinema. Bompiani.

[2] Down & Dirty – Hollywood’s Exploitation Filmmakers and their Movies. Mike Quarles. McFarland & Company Inc. Publisher. Jefferson. U.S.A. 1993 – Prefazione.

[3] Alessandro Bignami. Il documentario. pg. 13

  1. […] tedesco. Sicuramente di diverso effetto e stile un altro vampiro, quello interpretato da Bela Lugosi in Dracula (1931) di Tod Browning. Di Nosferatu il vampiro invece, ne è stato fatto un solo remake ufficiale: Nosferatu, il principe […]

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  2. […] con lavori anche dichiaratamente contrari a nazismo e fascismo: Il grande dittatore (1940) di Charlie Chaplin è uno dei film che sceglie questa strada, ma non l’unico, assieme a Vogliamo vivere (1942) di […]

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  3. […] di tutti mostrano queste debolezze da parte delle produzioni bianche (da David W. Griffith fino ai fratelli Marx), pellicole e dialoghi che parlano a volte più di tante leggi scritte, Van Peebles ricostruisce […]

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  4. […] in cantina per un anno a causa del codice Hays (che vietava l’argomento delle droghe sul grande schermo) L’uomo dal braccio d’oro è un […]

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