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Da martire a carnefice, la figura della donna nell’ultima decade horror.

In DropOut on 18 gennaio 2014 at 13:16
Martyrs

Martyrs

The Bunny Game

The Bunny Game

Se ci limitassimo al genere horror, probabilmente tutto potrebbe partire da Martyrs (2008) di Pascal Laugier: la Giovanna d’Arco del nuovo millennio è infatti forse l’ultima vera vittima di un filone torture che solo nelle recenti derive sperimentali di The Bunny Game (2010) di Adam Rehmeier ha continuato a percorrere la via più misogina che ha spesso caratterizzato il cinema horror degli anni precedenti. Un trend strano che nonostante i successi di fine anni novanta di Quentin Tarantino (e Robert Rodriguez) con donne eroine che prendono a calci gli uomini, il cinema di genere horror invece non aveva ancora cavalcato. 

Alta tensione

Alta tensione

All’inizio del nuovo millennio cinematografico, la donna era tornata a ricoprire quel vecchio ruolo di vittima dove anche quelle che dovevano essere semplici pulsioni umane venivano ancora vissute come traumi e visioni bigotte del secolo precedente (Alta tensione (2003) di Alexandre Aja, film che ha un ritmo pazzesco ma anche un messaggio poco chiaro, incompleto, sul lesbismo) e che venivano appunto sublimate in Martyrs (2008) l’ultimo grande martirio del corpo e della figura della donna nel cinema di genere horror. Stranamente giriamo attorno ad una produzione spesso francese, la terra del Marchese De Sade. La consapevolezza del dolore, per l’ultima volta. Poi è la risurrezione, tutta al femminile.

The Woman

The Woman

Prima fra tutte è la protagonista di The Woman (2011) di Lucky McKee, sorta di amazzone selvaggia che nessuno può educare (interpretata da Pollyanna McIntosh), che riconosce di vivo solo il senso materno naturale, e nulla più. Sempre sulla difensiva, sembra la reincarnazione della martire di Pascal Laugier, ora divenuta cannibale, e che rivendica una dignità che non lascia scampo a nessuno e nessuna, perché la donna selvaggia del nuovo decennio travolge anche tutte quelle donne che fino a quel momento hanno fatto da spalla, oltre che da amante, al proprio marito misogino.

Fresh Meat

Fresh Meat

Ancora più in conflitto con Alta tensione è invece il più recente Fresh Meat (2012) di Danny Mulheron, dove un’eroina tipica alla Tarantino ed una adolescente tipica di una commedia leggera americana, si innamorano tra loro, sbattute tra una famiglia di cannibali ed una sgangherata banda di delinquenti. Un racconto saffico questa volta ironico e con due ruoli importanti per recapitare il messaggio, grazie ad una presenza femminile sulla scena (Kate Elliott e Hanna Tevita) capace di sottomettere quella maschile, con fin troppa disinvoltura. Poi ancora Alyce (2011) di Jay Lee, in cui tutta questa consapevolezza femminile sembra addirittura tornare contro, in una follia che è paranoia, in un ruolo che sembra non più sopportabile, quasi in conflitto con questa vicina liberazione, per arrivare e chiudere con il molto estetico Excision (2012) di Richard Bates Jr, dove si scende ancora di più

Excision

Excision

con l’età, fino al liceo ed allo sviluppo del corpo e dei desideri, e la protagonista del racconto che affronta la crescita sognando di sezionare cadaveri, è ormai cosciente dei propri desideri di morte e amore, quasi una anti-Carrie, protagonista de Lo sguardo di Satana – Carrie (2013) di Kimberly Peirce, remake del più celebre Carrie (1976) di Brian De Palma.

Da martire incosciente a carnefice cosciente quindi, nell’ultimo decennio la figura femminile del cinema horror sembra aver riconquistato un ruolo centrale ed attivo nel genere, tra commedia e inquietudine, tra attrazione per lo stesso sesso e legame ancestrale con il sangue, riconoscendo il fatto che la donna è fortemente legata, più dell’uomo, al senso della vita come della morte.

Kill Bill

Kill Bill

All’inizio probabilmente è stato Quentin Tarantino, prima con il tentativo di Jackie Brown (1997) purtroppo sottovalutato, e poi con l’apoteosi di Kill Bill (2003-2004), con Uma Thurman in tutina gialla e armata di spada, negli anni in cui si gareggiava con eroine di plastica ispirate a videogame cult come Tomb Raider e Resident Evil, ma siamo già oltre il cinema in questi casi, oltre il racconto, oltre l’horror, e toglieremmo qualcosa a quella che invece sembra una rivincita più umana e naturale che industriale.

Faster Pussycat! Kill! Kill!

Faster Pussycat! Kill! Kill!

Se poi vogliamo andare ancora più indietro bisognerebbe passare prima da Russ Meyer e da pellicole come Faster, Pussycat! Kill! Kill! (1965) e poi ancora più indietro, ciclicamente, come le donne. Per questo motivo ci siamo limitati allora agli ultimi dieci anni di cinema di genere.

buona visione.

  1. […] Zombie in realtà ricorda qualcosa di The woman (2011) di Lucky McKee, ma è sicuramente meno urlato, meno “pornografico” nel linguaggio, e con più di un elemento […]

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