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Äkta människor – La società degli hubots.

In Videodrome on 16 gennaio 2014 at 15:43

Real-Humans-100-Humains-01E’ stata prodotta e mandata in onda in Svezia l’anno scorso la serie televisiva forse più interessante del momento, un compendio di tutta la letteratura fantascientifica mai pubblicata fino ad oggi, concentrata sulla figura degli androidi. 

A occuparsi di mettere insieme tutte le domande e la maggior parte delle risposte sulla visione di un futuro molto prossimo in cui umani e hubots (così vengono chiamati gli androidi) interagiscono con l’obiettivo della conservazione della specie umana (fino al paradosso della copia) è stato lo sceneggiatore Lars Lundström, che ha dato vita Real Human (Äkta människor in svedese) per la prima stagione girato solo da due regisiti: Harald Hamrell e Levan Akin.

imagesPlot fondamentale di tutta la serie: in una società in cui gli umani sono possessori di androidi, ad un ristretto gruppo di loro cui è stato cambiato il codice, grazie al quale è stata insegnata loro la libertà, fino al limite che una macchina possa arrivare a comprendere i sentimenti umani.

Gli hubots sono macchine perfettamente simili agli uomini che i veri esseri umani hanno creato per soddisfare le proprie necessità, mancanze, limiti, riproducendo ancora una volta quelle che sono comunque sempre aspetti del quotidiano (affettivi e pratici) cui l’uomo non può prescindere. Così gli hubots sono principalmente operai come dove lavora Roger (che diventa un razzista attivista del partito Real Human), governanti come Anita (che nasconde dentro la sua memoria il passato di Mimì, il suo precedente ruolo) oppure badanti come Vera (il personaggio decisamente più inquietante della serie), tutti portatori incoscienti delle paure e delle necessità dell’uomo di fronte al continuo presente.

046579-001_echtemenschen1_06Due sono i macrogruppi attorno ai quali si svlge la storia: la famiglia Engman e il gruppo di ribelli fuggiaschi soprannominati i Figli di David Escher. Tra loro i servizi segreti, la polizia, contrabbandieri di hubots, e soprattutto Leo, il ragazzo metà umano e metà androide che conosce il segreto del codice Asimov.

Con tutte queste riproduzioni non mancano allora domane e riferimenti, spunti e riflessioni su questioni sempre più grandi che sfiorano concetti come anima e reincarnazione, fedeltà e amore, odio e uguaglianza, e libertà soprattutto, alla base di tutta la serie (fino alla libera scelta di poter morire).

images-2Alla domanda epocale che pose lo scrittore di fantascienza Philip K. Dick (e che intitolava uno dei suoi romanzi meno riusciti ma più famosi) Gli androidi sognano pecore elettriche? oggi più che mai possiamo provare a dare delle timide risposte, e forse poter dire che sicuramente gli androidi sognano di diventare umani, almeno quanto gli uomini sognano di diventare immortali.

Tra attentati, sesso con androidi e discriminazioni sociali, nonostante qualche pecca di precisione che tutte le serie televisive hanno (quando cioè i protagonisti sono “obbligati” a ritrovarsi lungo tutte le 10 puntate) la serie scivola molto velocemente, sostenuta da un’ottima fotografia per il genere, da piacevoli interpretazioni degli attori.

images-3C’è qualcosa di Il mondo dei replicanti (2009) di Jonathan Mostow, ma c’è anche tanto altro da tanto altro ancora, ma meno citazioni del previsto per fortuna. Prodotto dalla televisione nazionale svedese, mette troppo in evidenza il divario sociale e culturale che esiste con le produzioni televisive italiane.

  1. […] mai davvero nulla di nuovo ad un pensiero che è datato almeno quanto i romanzi di George Orwell o Philip K. Dick. La tesi del complotto tra la testa e la coda infatti, non spiazza nessuno, anzi, arriva come un […]

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  2. […] comperare una. Eppure il riferimento all’animale era già nel titolo originale del romanzo di Philip K. Dick, dal quale il cult della fantascienza americano era stato […]

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