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Divertirsi non significa staccare il cervello.

In Videodrome on 10 ottobre 2013 at 17:05

L’importanza di chiamarsi Edgar Wright.

In un cinema d’intrattenimento sempre più saturo di esplosioni, effetti digitali, eroismi e supereroismi, presidenti tanto battaglieri quanto ottantiani, con un Sylvester Stallone tornato alla ribalta, battaglie navali, addirittura un quarto capitolo della terrificante saga Transformersinsomma, popcorn più una spruzzata di sano disinteresse per la logica narrativa e idee morali e non, Edgar Wright, enfant prodige del cinema inglese (con un’idea d’adozione americana, così come dimostra il suo nome tra

Le avventure di Tintin (2011) di Steven Spielberg

Le avventure di Tintin (2011) di Steven Spielberg

gli sceneggiatori de Le avventure di Tintin (2011) di Steven Spielberg), continua con il suo discorso della contaminazione dei generi figlia dell’idea di cinema che anche Quentin Tarantino ha generato da un ventennio a questa parte. Forse embrione più che figlio effettivo, i film di Wright non dimenticano gli aspetti più importanti: la parodia affettuosa dei generi presi di mira, una rivisitazione degli stereotipi d’azione e dei personaggi, una messa in scena di alta caratura tecnica, un linguaggio e un’idea di cinema freschi, vibranti.

shaunofthedeadCi siamo avvicinati a Edgar Wright qualche anno fa col mini-cult Shaun of the Dead – L’alba dei morti dementi (2004), divertente rivisitazione/omaggio del filone zombie ma con idee, attori, ambientazioni e humour britannici al 100%. Apprezzato per: dialoghi incalzanti, montaggio serrato, un certo brio registico e interpreti simpatici ma, soprattutto, quella innata predisposizione a non prendersi troppo sul serio, perché sempre di prodotto di genere si tratta.

Wright spicca nel panorama dei giovani registi per la sua personalissima idea di cinema di genere, fondata sull’omaggio ma anche sulla parodia, spettacolare con gusto.

Ho sempre amato il cinema di genere, fonte spesso inesauribile di riflessioni, suggestioni, emozioni, che non significa tradire quella ricerca e quel discorso che, film dopo film, l’autore sceglie di perseguire.

Hot Fuzz (2007)

Hot Fuzz (2007)

Quello che più colpisce di Wright, autore adrenalinico e dissacratorio (nel senso più affettuoso del termine) è la riflessione alla base due sui omaggi, dei suoi personaggi e ambientazioni, caratteristiche spesso estranee alle pellicole a cui fa riferimento (basti pensare all’ottimo Hot Fuzz (2007) baracconata hard boiled nel bel mezzo di un villaggio della placida campagna inglese). Wright non dimentica le regole del divertimento, le aggiorna e le supera, aprendo la strada all’autore del nuovo millennio. Sembra ricordare ai suoi successori che “senza divertimento non si può andare avanti” ma anche che “divertirsi non significa staccare il cervello”.

Scott Pilgrin vs the world

Scott Pilgrin vs the world (2010)

Consigliato un tour a tutto tondo su questo particolare autore, niente di rivoluzionario ma anche tanto amore per il proprio lavoro, per i sogni, i personaggi, il quotidiano folle, l’amicizia, il cinema.

Da vedere assolutamente la cosiddetta Trilogia del cornetto: Shaun of the dead – L’alba dei morti dementi / Hot Fuzz / La fine del mondo e l’adorabile Scott Pilgrim vs the World (2010).

AlMoon

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