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La notte del giudizio, non basta chiudersi in casa.

In Nicheldome on 9 agosto 2013 at 12:31

C’è un incubo ambiguo che si diffonde come un malessere inconscio, che spesso il cinema coglie in anticipo sui tempi. Questo malessere, che inquieta soprattutto le famiglie medio borghesi occidentali, in questi anni si chiama “difesa della proprietà privata”. 

All’inizio è stato il cuore freddo del regista austriaco Michael Haneke ad accorgersene, con tanto di remake americano nel 2007 del suo Funny Games (1997): una famiglia viene messa sotto sequestro da una coppia di perfetti sconosciuti e distrutta prima psicologicamente, poi fisicamente, violentata nel luogo sacro del privato, quello della propria casa, nel proprio rifugio dal sociale quotidiano. La motivazione sembra tanto umana quanto sociale: la necessità del male è ingestibile.

The purge (2013)

The Purge (2013)

Ancora qualche anno però e finalmente il libero popolo degli Stati Uniti scopre come gestire questo male necessario: nel 2022 infatti, diventa legge la purga, ovvero “la notte del giudizio”, ovvero un periodo di 12 ore in cui tutto è ammesso, qualsiasi tipo di crimine, di delitto, su tutto il territorio d’America. In questa particolare notte di sfogo, qualsiasi forza dell’ordine si ritira, lasciando che siano i cittadini a chiarire ogni conflitto sociale o umano. In un mondo in cui l’ipocrisia ed il denaro sono alla base delle istituzioni morali, queste 12 ore si risolvono in concreto in una caccia all’uomo che pone i ricchi in posizione di dominio sui poveri. Il risultato di questo emendamento è la diminuzione fisica della povertà e dei delitti durante tutto il resto dell’anno, con il successo della disoccupazione al minimo storico, prossima allo zero.

E’ questo il plot di The purge – La notte del giudizio (2013) di James DeMonaco, appena uscito nelle sale, spacciato come un horror ma che invece è un crossover di generi, un misto assurdo di film come Cane di Paglia, Funny Games, Batman, La Zona e addirittura The Wickerman in versione alto borghese.

purge1Protagonista di questo esperimento sociale è una famiglia molto ricca che in tutta sincerità rifiuta questa particolare notte tutta americana, perchè non partecipa allo sfogo andando in giro a massacrare poveri, ma al contrario decide di salvarne uno dalle mani di un gruppo di pazzi figli di papà in cerca di divertimento ed epurazione. Parte l’assedio contro la famiglia di James (Ethan Hawke) indeciso anche lui su come comportarsi, numero uno tra i venditori di sistemi di sicurezza, ora chiuso nella sua mega villa, in ostaggio di un emendamento che gli si rivolta contro perchè ha deciso di salvare un innocente. Una famiglia che credeva di passare la serata comodamente seduta sul divano a godersi lo spettacolo in diretta della notte del giudizio, si ritrova ad essere protagonista di quello stesso spettacolo macabro di cui le televisioni americane sono piene: rapine, inseguimenti, sparatorie, omicidi, terrore della strada, odio verso il prossimo, senso della proprietà come intoccabile riparo privato. Una sola notte di violenza per  far andare avanti l’intero paese, è questa la legge alla quale tutti partecipano in nome del progresso sociale, pilastro aggiunto per l’intero progetto di libertà del popolo americano. Per la famiglia di James però, la notte del giudizio non finisce nemmeno con questo primo assedio…

L’idea di DeMonaco (autore anche della sceneggiatura) non è completamente originale ma non è nemmeno così brutta per come è strutturata (i titoli di testa rendono molto chiaro il discorso di partenza) ma la regia abbatte purtroppo questa rivisitazione di generi, banalizzando le svolte più banali (fidanzato della figlia e barbone di colore) senza aggiungere niente di nuovo alle svolte invece più complicate (come appunto quella del finale). Uno degli elementi più interessanti, quello della spettacolarizzazione del fenomeno dell’omicidio, si sfilaccia nel testo così come la più sottile riflessione sulla pena di morte, per far emergere necessità da biglietto come lunghe action scenes, confortanti citazioni paradossali (troppo facile la somiglianza tra Joker ed il capo banda dei rampolli interpretato da Rhys Wakefield) e percorsi narrativi complicati come nascondigli per nerd adolescenti.

Ethan Hawke

Ethan Hawke

Per questi piccoli ma minacciosi cedimenti strutturali, ed a causa di una regia troppo ordinaria,  The purge rimane purtroppo nella media dei film crossover degli ultimi anni, nonostante un Ethan Hawke sempre più in confidenza nel cinema di genere dopo Sinister (2012) di Scott Derrickson, ma non allo stesso livello.

Rimanendo nel kidnapped movie, sempre sul tema delle irruzioni private, della paura del sequestro “ordinario”, sicuramente è più interessante il film latino Secuestrados (2010) di Miguel Angel Vivas, perchè ha una regia così forte (lunghi piani sequenza da togliere il respiro) da non necessitare di alcun emendamento socialmente apocalittico per inchiodare lo spettatore alla poltrona.

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