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Le streghe di Salem (2013)

In Nicheldome on 28 aprile 2013 at 10:43
Le streghe di Salem (2012)

Le streghe di Salem (2013)

Sono trascorsi dieci anni da quando Rob Zombie è passato dietro la macchina da presa appendendo la chitarra dei White Zombie al chiodo, per sedersi invece dietro una scrivania a scrivere storie, o dietro un banco di missaggio a scrivere colonne sonore per mezza Hollywood. In quest’ arco di tempo il regista prestato dalla musica è riuscito a bruciare sia le tappe che forse anche il consenso che aveva ottenuto al suo esordio con l’ottimo La casa dai 1000 corpi (2003), che finalmente presentava agli amanti del cinema di genere un ringiovanito immaginario, nonché il miglior remake (non dichiarato) di Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper. Tra La casa dei 1000 corpi e Le streghe si Salem, di mezzo, un riuscito sequel, due remake su Michale Myers (Halloween (1978) di John Carpenter per intendersi…) e tanta, tanta televisione.

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Le streghe di Salem è allora prima di tutto un ritorno alla scrittura originale (sceneggiatura dello stesso Rob Zombie) ma anche un notevole ed importante passo in avanti del regista di fronte al suo modo sia di concepire il racconto che di proporre incubi: tempo e tensione hanno ritmi più dilatati, la fotografia ha una base malinconica che esplode di colori solo nell’immaginario di Heidi, e soprattutto c’è una importante rinuncia al gore ed all’azione in favore di un percorso più intimo (quello di Heidi) e psicologico, fino alla paradossale santificazione finale, un colpo di scena visionario che cambia la lettura del film, e ti lascia in posizione scomoda di fronte all’intera visione. Già per queste prime importanti novità ci si dovrebbe acquietare sul fatto che sia dunque troppo presto per giudicare l’ultimo lavoro di Rob Zombie, e che per farlo sia necessario aspettare invece il suo prossimo film, perché se da un lato non può non essere apprezzato il coraggio di rinunciare ad una serie di trucchi legati proprio all’azione (c’è molto “tempo morto” in effetti) dall’altro lato non si può anche non notare un’ancora immatura gestione di questa nuova e ambiziosa “suspense sospesa”.

Lords-of-Salem-Clip-2-620x319C’è nelle intenzioni di Rob Zombie infatti un evidente tentativo di evocare, a sostegno di questa importante svolta, due importanti film di genere: Rosemary’s baby’ (1968) di Roman Polanski, nella “proiezione” del male come sintomo psicologico (Heidi ha comunque un trauma affettivo alle spalle) nonché La stagione della strega (1972) uno dei film meno conosciuti di George A. Romero, tra i più riusciti a rileggere l’icona della strega come base di un racconto tutto al femminile.

Sheri Moon Zombie

Sheri Moon Zombie

Ed è proprio la protagonista infatti, la bionda ed esile dj Heidi, il centro di questo racconto: Sheri Moon Zombie è la vera musa di Rob Zombie, compagno nella vita, che arriva scrivere un film solo per lei, un film intero a lei dedicato, che potrebbe essere in realtà anche e solo una colossale e visionaria dichiarazione d’amore (in fondo non è Jeff Daniel Phillips nel film un po’ una copia ripulita di Rob nella realtà?) ad una compagna grazie alla quale il regista trova sempre ispirazione. Look fine anni novanta, tra rock e grunge, Sheri Moon è la vera complice di questo racconto, fino al suo primo nudo, fino a quando cioè il suo corpo può finalmente raccontare quello che forse Rob Zombie sta cercando di focalizzare nella sua poetica: il fascino del male.

Rob Zombie

Rob Zombie

Una pellicola di passaggio dunque, uno di quei lavori che segna o un forte cambiamento, o una definitiva perdita per il regista. Siamo molto lontani dai giochetti dell’opera prima, dalla sua vivacità naïve, e su un film di più concetto e cervello, che attraverso il corpo di una sempre più svestita ed affascinante Sheri Moon, affronta la bellezza del male, il fascino del demoniaco, nell’ambizioso tentativo di svecchiare il genere gotico. Forse è proprio in quest’ultimo, importantissimo obiettivo, che Rob Zombie si perde. Tutto il resto sembra un passo avanti, ed a mio avviso una crescita.

The-Lords-of-Salem_0003Non mancano riferimenti e spunti legati a quella che comunque è vera cronaca degli Stati Uniti: il processo alle streghe di Salem Town è uno dei più grossi processi religiosi di massa mai fatto in America, caratterizzato soprattutto dall’età delle imputate (tutte molto giovani) che si accusarono tra loro nel 1692, creando un effetto accusatorio a catena che solo un anno dopo fu interrotto dalla stessa Chiesa. Tra i due primi giudici che gestirono il tribunale inquisitorio uno dei due si chiamava John Hathorne, lo stesso cognome di Heidi nel film, con una w in più: Heidi Hawthorne.

 

the-lords-of-salem-le-streghe-di-salem-rob-zombieTrama: Heidi, bionda e look rock/grunge, lavora come dj con due amici presso una radio locale. Siamo a Salem, nel Massachusetts, negli Stati Uniti. Un giorno il trio riceve un disco da una band che si fa chiamare The Lords e una volta mandato in onda, nella vita di Heidi incominciano ad emergere opprimenti incubi. Soprattutto, grazie proprio a questa musica ipnotica ed angosciante, un gruppo di anziane donne del paese si riunisce per l’occasione proprio nel palazzo dove Heidi vive. Non è un caso, perché quella melodia ha una storia di oltre trecento anni.

  1. […] può fare un film intero di soli rallenti. Spring Breakers di Harmony Korine – Look at my shit. Le streghe di Salem di Rob Zombie – L’orrore è quotidiano. World War Z di Marc Forrest – A certo pubblico va […]

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  2. […] dal pilot della terza serie, sicuramente debitore degli sforzi più recenti di Rob Zombie e del suo Le streghe si Salem (2013) soprattutto nella prima parte, girata tutta con rallenty, per poi perdersi in un uso eccessivo e […]

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  3. […] quanto riguarda l’omaggio rock alle streghe, se l’è vista Living Cinema, per quanto riguarda invece Maniac… che dire? partiamo dal […]

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