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Un chien andalou (1929)

In Il Tempo Ritrovato, Videodrome on 19 aprile 2013 at 10:40

Un chien andalou – Luis Buñuel (FRANCIA – 1929 – 16′ b/n)

Con: Pierre Batcheff, Simone Mareuil, Jaime Miratvilles, Salvador Dalí, Luis Buñuel, Marval, Fano Messan, Robert Hommet

Un-chien-andalou-2Manifesto del surrealismo francese, il primo film dello spagnolo Luis Buñuel (che incomincia la carriera a Parigi come apprendista di Jean Epstein) è una delirio attrattivo ed attraente di pratica surrealista trasformata in opera con l’artista Salvador Dalì (con il quale firma questa prima regia). Prodotta al di fuori dei canali commerciali ufficiali, la storia, nella quale si creano e ricreano, alternandosi, situazioni grottesche, dure o ridicole, è un incontro tra forme d’erotismo legate al corpo (il taglio dell’occhio, le formiche dalle mani, i peli sulla bocca, …) e rilette in chiave sado.

Salvador Dalì

Salvador Dalì

È il corrispettivo filmico del Primo Manifesto del Surrealismo del 1924 ( ristampato da André Breton nel 1929) di cui condivide l’estetica di Lautréamont, l’influsso di Freud, la volontà rivoluzionaria d’ispirazione marxiana con spunti presi da Buster Keaton e René Magritte. Il titolo incongruo deriva da Un perro andaluz, raccolta di poesie e prose di Buñuel, pubblicata nel 1927 sulla Gaceta Literaria di Madrid. Non è da escludere che abbia una connotazione polemica contro Federico García Lorca che nel 1928 aveva pubblicato Primero romancero gitano, accolto da molti con entusiastici elogi, ma non dall’amico Buñuel che gli rimproverava il “terribile estetismo” [i]. Uso del montaggio a dissolvenze e sovrimpressioni, con scrittura visiva d’intere sequenze che si rifanno alla scrittura automatica cara ai surrealisti, e largo uso di soggettive e contrazione narrativa\temporale, sono fra le componenti che più hanno influito sul successo epocale di questa pellicola (oltre naturalmente le trovate oniriche dell’improbabile sceneggiatura). Le associazioni simboliche sono abbastanza schiette: bue-consumismo, pianoforte-borghesia, pretini-religione. Il sogno è così evidentemente sogno in questa pellicola che, assieme alla successiva L’age d’Or (1930), possono sembrare quasi dei documentari realistici su un mondo onirico [ii]. L’occhio tagliato della donna (con il montaggio delle nuvole che tagliano la luna) può essere assunto come il manifesto programmatico dell’incontro tra la corrente del surrealismo e l’arte cinematografica, l’attuazione filmica della parola d’ordine surrealista “squarciare il tamburo della ragione raziocinante e contemplare il buco” [iii].

Un perro andaluz 2In fondo se l’occhio è lo strumento carnale che ci permette di vedere, avere visioni, il gesto di tagliarlo, di reciderlo, è un atto di forza verso la visione stessa, l’immaginario squarciato (l’immaginario è proprio vedere una nuvola che squarcia una luna, impossibile ma visibile). È uno dei massimi gradi della teoria cinematografica applicata all’idea di un movimento, come quello surrealista. Per la cruenta scena in cui il regista recide l’occhio della donna, fu utilizzato un occhio bovino (e la meravigliosa alternanza nel montaggio con la luna attraversata da una nuvola). E’ uno dei tagli di montaggio più celebri del cinema.

dalidesirePer realizzare Il cane andaluso, Buñuel fu finanziato direttamente da sua madre anzi, mancandogli i soldi per la sonorizzazione (il cinema muto era stato sostituito da quello di Alan Crossland nel 1927) il regista era costretto a nascondersi dietro le quinte per sonorizzare in diretta il film, missando diversi brani su LP. Fotografia di Albert Duverger mentre le scenografie sempre di Buñuel, organizzate ovviamente con l’amico Salvador Dalì (la mano con le formiche è forse tra le sue opere più famose). Bunuel è proprio l’uomo che taglia l’occhio della donna, mentre Dalì è uno dei preti trascinati dal protagonista del film. L’attore protagonista, Pierre Batcheff, si suicidò pochi mesi dopo la fine delle riprese. Nel 1960 è uscita una versione integrale sonorizzata in accordo con lo stesso regista, con musiche di Richard Wagner (Morte di Isotta) e tango.

chien-andalou-4Riferendosi proprio alla celebre scena iniziale, il sociologo Jean Baudrillard è riuscito con una frase a sintetizzare un percorso ideologico che spingeva entrambi gli autori alla realizzazione di questo lavoro, come di parte del loro stesso percorso artistico “La seduzione estrema è probabilmente al limite dell’orrore”.

In fondo Un chien Andalou è soprattutto uno stimolo creativo epocale (che a sua volta prende spunto dalla psicanalisi, nuova scienza del millennio scorso), una riflessione importante ad inizio secolo sull’attrazione, sui sessi, il rapporto di coppia e soprattutto il desiderio e la rottura dei dogmi e dei tabù.

image008Trama: un uomo taglia l’occhio di una donna, sfumatura. Un altro uomo, in bicicletta, cade su un marciapiede e sbatte la testa. Una donna, affacciata alla finestra, vede la scena, scende in strada e fa sdraiare l’uomo sul suo letto. Dalle mani dell’uomo escono formiche. La mano è trovata in terra da una ragazza con capelli corti che però è investita da un’auto. L’uomo cerca allora di violentare la donna, ma quella lo respinge e lui, tirando due corde, si ritrova a trascinare due preti ed altrettanti pianoforti nei quali sono inseriti dei vitelli morti. La donna lo caccia da casa ma fa rientro però il suo doppio che sfida quello ancora a letto: prima lo mette in angolo come in castigo, poi gli consegna due libri che diventano pistole e con le quali l’uomo uccide il suo doppio. L’uomo morto cade sul corpo di una donna in una foresta e il suo cadavere è trovato da alcuni passanti che lo portano via. L’uomo è ancora in stanza con la donna. Al posto della sua bocca si trovano i peli dell’ascella della donna che esce dalla stanza mostrandogli la lingua. La coppia va in riva al mare e in primavera si ritrova sepolta per metà dalla sabbia.


[i] Morando Morandini. Dizionario dei film 2003. Zanichelli

[ii] Enrico Ghezzi. Paura e desiderio. Bompiani

[iii] Antonio Costa. Sapere vedere il cinema. Bompiani

  1. […] entrambi firmano quello che non a torto è considerato il vero manifesto del cinema surrealista, Un chien andalou (1929) per la regia di Luis Bunuel, esperimento onirico dell’equivalente scrittura automaticadel […]

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