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1920 – 1929 // LE ALTRE CINEMATOGRAFIE

In Il Tempo Ritrovato on 15 aprile 2013 at 13:50
Il Pensionante (1926)

Il Pensionante (1926)

In Gran Bretagna il numero d’importazioni cinematografiche di produzione americana rischia di cancellare le realtà artistiche locali, tanto che fino al 1925 per quel che riguarda le produzioni britanniche non si tratta altro che di pellicole mediocri e dirette da registi piuttosto borghesi. Il primo film tutto inglese (che egli stesso cioè riconosce come suo) è Il pensionante (1926), e lui è Alfred Hitchcock, l’uomo che con il suo cinema presto diventerà maestro di molti. Nel 1927 si procede alla stipulazione del Cinematograph Film Act che dà uno slancio non da poco alla produzione nazionale intervenendo sugli incassi e destinando il 5% (di qualsiasi film proiettato sul suolo nazionale)[1] alla produzione cinematografica, ma solo con la London Film Society si arricchisce la cultura cinematografica del paese, perché capace di organizzare proiezioni la domenica pomeriggio per intellettuali e appassionati, tra i quali i primi teorici del cinema britannico. È sempre il giovane regista Alfred Hitchcock a dirigere il primo film sonoro inglese, Ricatto (1929), dopo il suo ultimo film muto L’isola del peccato (1929).

Drifters (1929)

Drifters (1929)

Nello stesso anno esce nelle sale Drifters (1929) del sociologo scozzese John Grierson, il quale crea l’importante filone del documentario sociale britannico e soprattutto fonda la scuola del documentario sotto l’egida dell’Empire Marketing Board Film Unit, alla quale si uniscono successivamente il regista americano Robert J. Flaherty e il brasiliano Alberto Cavalcanti. Oltre John Grierson, un altro pioniere della scuola documentaria britannica, che in questo paese è legata soprattutto al pensiero marxista, è sicuramente Paul Rotha, il quale si differenzia dal suo autorevole collega per l’indirizzo sociale che prendono i suoi lavori, al contrario di quelli di Grierson che si concentrano su una maggiore purezza estetica.

Il carretto fantasma

Il carretto fantasma (1920)

In Svezia, così come nella maggior parte delle cinematografie del nord Europa, il tema principale è spesso quello del destino, caratteristica legata probabilmente agli spazi ed agli ambienti, ma molto più probabilmente ad una filosofia locale spesso attendista. Nonostante la natura fortemente simbolica infatti, il cinema svedese non rinuncia quasi mai ad una messa in scena realistica, spesso vicina alle quotidianità locali. La casa di produzione Svenska affidandosi a uno dei suoi migliori registi, produce il suo primo riconosciuto capolavoro con Il carretto fantasma (1920) di Viktor Sjostrom, pellicola che si inserisce di prepotenza della corrente dell’espressionismo grazie ad un elaborato uso dell’immagine, attraverso il largo uso delle sovrimpressioni.

Carl Theodor Dreyer

Carl Theodor Dreyer

Per tutto il decennio però non si consolida mai un vero e proprio cinema nazionale svedese e forse l’opera che meglio rappresenta questo periodo è La stregoneria attraverso i secoli (1922) del danese Benjamin Christensen, una delle prime pellicole anticlericali con il diavolo come protagonista, e capace di influenzare autori di altri paesi come il danese Carl Theodor Dreyer. È comunque in Svezia che si produce la cinematografia europea di migliore qualità, tanto che all’inizio del decennio si parla già di scuola svedese [2], caratterizzata proprio da quest’aurea fantastica, ricca in maniera figurativa, soprattutto nell’uso delle sovrimpressioni.

In Giappone per contrastare il monopolio della casa di produzione cinematografica Nikkatsu nasce la più moderna ed aperta Shochiku, la quale però deve subito chiudere la maggior parte dei suoi impianti a causa del disastroso terremoto del 1923 che rade al suolo anche la capitale Tokyo. Tra gli autori giapponesi che maturano in questi anni, emerge il giovane Kenji Mizoguchi con le sue opere di stampo marxista, a base melodrammatica e caratterizzate da un particolare sguardo al femminile, dovuto alla lunga esperienza nel teatro dove, per tradizione, aveva interpretato soprattutto ruoli femminili. Il porto delle nebbie (1923) è una sua riduzione dell’opera teatrale Anna Christie di Eugene O’Neil. Nel 1924 le quattro maggiori case di produzione, Nikkatsu, Shokiku, Teikinne e Toa, costituiscono un cartello per ostacolare il nascente cinema indipendente, per fortuna senza effettivi risultati.

Tôkyô kôshinkyoku (1929)

Tôkyô kôshinkyoku (1929)

Il mercato in Giappone è ricco nonostante la bassa qualità dei prodotti, tanto che nel 1926 nasce anche la potente casa di produzione cinematografica Toho, appoggiata dai militari e organizzata ideologicamente in modo da diffondere il modello del grande uomo giapponese, alla stessa maniera di come in Germania ed in Italia si sta contemporaneamente organizzando quella nazista e quella fascista, indirizzata cioè soprattutto alla grande comunicazione di massa. Tokyo Koshinkyoku (1929) è l’ultimo film melodrammatico del decennio diretto da Kenji Mizoguchi.

Zalacaín el aventurero (1929)

Zalacaín el aventurero (1929)

In Spagna dopo un colpo di stato s’insedia il governo del generale Miguel Primo de Rivera il quale, come tutti i dittatori, comprendendo l’importanza del cinema a livello propagandistico, s’impegna nella costruzione dei primi grandi studi cinematografici nelle città di Barcellona e Madrid. La mancanza però di una vero e solido ciclo di produzione cinematografica, che possa coprire l’intero processo dalla realizzazione alla distribuzione, non permette all’industria cinematografica spagnola di conquistare il largo mercato dell’America Latina, lasciando che venga colonizzato invece dai film di produzione americana. L’unica pellicola degna di nota per il suo carattere un po’ più libero rispetto ad altri lavori realizzati in questo decennio è Zalacain el aventurero (1927) di Francisco Camacho, una delle poche pellicole spagnole a trattare argomenti storici del proprio paese, spesso invece lasciati a produzioni straniere. Ha base a Barcellona invece il cinema erotico e pornografico, concentrato nelle mani dei fratelli Banos, che in questi anni realizzano El ministro (1924).

Ren Pengnian

Ren Pengnian

In Cina, dove la produzione cinematografica è concentrata principalmente nella zona di Shanghai, il genere più diffuso è quello del wuxiapian (film di genere cappa e spada) e Thief in the car (1920) di Ren Pengnian è il primo film d’arti marziali realizzato in questo paese. Il primo lungometraggio a soggetto del cinema cinese è Yan Rui Sheng (1921) diretto dallo stesso Ren Pengnian. La prima casa di produzione nazionale è la Star Motion Picture Inc. fondata nel 1923, sempre a Shanghai. Signori assoluti della produzione cinematografica sono i due fratelli Shaw, che nel 1928 trasferiscono la sede della loro società costruendo nuovi stabilimenti cinematografici a Singapore. Il 1928 è considerato anche l’anno della svolta nel genere wuxiapian, perché esordisce in questo paese il regista Sun Yu, autore che ha studiato in occidente, con il film Strange knight

Pat e Patachon

Pat e Patachon

In Danimarca la fine della Prima Guerra Mondiale rallenta una discreta produzione cinematografica nazionale. Il mercato estero, così come quello interno, è infatti riconquistato dalle produzioni francesi e americane. Autori come Carl Theodor Dreyer sono costretti allora a girare la maggior parte delle loro opere all’estero, in special modo sempre di più proprio in Francia, attratti da un sistema industriale tra i più efficienti in Europa. Un importante film che affronta il tema della omosessualità da lui diretto è Desiderio del cuore (1924). A resistere alle importazioni di film comici esteri è solo una coppia di comici danesi, in grado di pareggiare la popolarità di due altri clown del calibro di Laurel e Hardy, e sono Carl Schenstrom e Harald Madsen che interpretano Pat e Patachon, l’unica vera forza cinematografica del paese durante tutto il primo dopoguerra.

In Polonia, dichiarata l’indipendenza e la nascita della Repubblica, il centro di produzione cinematografico si trasferisce a Varsavia ed i temi principali affrontanti dagli autori di questo paese sono spesso di carattere nazionalistico, quasi come forma di resistenza alle pressioni estere, convinzione rafforzata soprattutto da una forte protezione doganale che limita fortemente il numero di film stranieri.

Nanook of the north (1927)

Nanook of the north (1922)

In Canada il regista americano Robert Joshep Flaherty dirige il primo documentario “etnografico”, Nanook of the north (1922) presentato l’11 giugno al cinema Capitol, e considerato a furor di studi come il prototipo del documentario: il lavoro tra i ghiacci di Flaherty definisce poetica e linguaggio, distanza e partecipazione che un regista deve avere nella scrittura di un documentario.

In Olanda il principale esponente del cinema fiammingo è il documentarista Joris Ivens, con l’italiano Gianni De Seta e l’americano Robert J. Flaherty il migliore nel genere, che si contraddistingue nella sua ricerca per una maggiore propensione alla storia ed alla politica. In questo paese realizza tra gli altri lavori il più apprezzato La pioggia (1929).

In Egitto la produzione cinematografica è già attiva durante questo importante decennio e la prima casa di produzione è la Misr Company for Acting & Cinema, fondata nel 1925 con capitali della Mirs Bank, e la cui esistenza è strettamente legata alla rivoluzione nazionale del 1919.

In Svizzera i primi cineasti nazionali sono all’opera già in questi anni e nel 1929 è organizzato proprio in questo paese il primo Congresso internazionale del cinema indipendente.

Fragmentos da vida (1929)

Fragmentos da vida (1929)

In Brasile il film Fragmentos da vida (1929) di Josè Medina racconta la grandezza e la maestosità della città di Sao Paulo, costruita sulla sofferenza.

In Belgio l’opera unica di Henri d’Hursel, che firma il film La perle (1929) con lo pseudonimo di Henri d’Arche, viene considerato come film surrealista di questo paese.

In Tunisia l’attività cinematografica anticipa quella di molti paesi di lingua araba, nascendo nel 1921, ma senza mai caratterizzarsi in alcun modo.

In Finlandia la produzione cresce facendo segnare cinque film realizzati in questo decennio, rimanendo comunque una delle più basse d’Europa.

A Hong Kong il primo lungometraggio è un fantasy movie incentrato sulla rappresentazione del soprannaturale, Yanzhi (1925) di Li Beihai.

In Norvegia la produzione di pellicole è molto ridotta e si mantiene su una media di 2 o 3 film l’anno, per diversi anni.

In Siria la produzione cinematografica nazionale inizia ufficialmente nel 1928.


[1] Paul Rotha. The film till now. British Film Academy Reccomentation. pg. 82

[2] Lucilla Albano. Il secolo della regia. Marsilio. pg. 34

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