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L’ipnosi di Hallström.

In Nicheldome on 13 aprile 2013 at 09:56
L'ipnotista (2013)

L’ipnotista (2013)

Svezia. Erik Maria Bark è un famoso ipnotista la cui carriera è in discussione da un po’ di anni, così come il suo matrimonio con la moglie Simone, dopo un brutto episodio che ha messo in discussione questa terapia. Erik ha infatti deciso di non praticarla più, finché non viene chiamato dal poliziotto della squadra omicidi Joona Linna in soccorso di un caso di massacro di una famiglia intera, al quale è scampato solo il figlio Josef, ricoverato in ospedale in stato di shock.

Tobias Zilliacus

Tobias Zilliacus

Detta così, trattandosi di un film che è anche tratto dall’omonimo bestseller svedese di Lars Kepler, sembra di trovarsi seduti in sala di fronte all’ennesima variazione sul tema, in tipico stile anni Novanta, dove un libro di successo viene affidato ad un regista di successo con attori di successo, sperando che tradotto in immagini abbia lo stesso successo. Un po’ in fondo tutto sembra essere andato così, soprattutto quando ci si avvicina alla conclusione, quando il poliziotto Linna (Tobias Zilliacus) decide di affrontare “il finale” assieme ai parenti della vittima e senza attendere i rinforzi, o durante le sempre rischiose, e al cinema ridicole, cadute in stati di ipnosi che lo specialista Erik (Mikael Persbrandt) ottiene dai pazienti come se si bevesse un bicchier d’acqua.

Eppure sulla carta tutto veniva presentato meglio: il film della rinascita di un regista, Lasse Hallstrom, che dopo il successo hollywoodiano di Chocolat (2000) si era perso man mano per le lunghe highway americane, e che tornando a dirigere un film in patria sembrava aver riacquisto quella capacità narrativa che secondo molti critici gli era sfuggita.

L'ipnotista (2013)

L’ipnotista (2013)

A vederlo bene invece, L’ipnotista (2013) non convince invece proprio per la superficialità della narrazione, interpretazione dei personaggi, ed un look decisamente televisivo (abbondanza di primi piani e qualche dolly ad introduzione ambiente esterno) sebbene la pellicola di Hallstrom abbia comunque due momenti notevoli, trattandosi di un film europeo: l’ingresso di Simone nel sogno ipnotico, in un pianosequenza pieno di trucchi ma  comunque efficace nel passare dall’estate all’inverno; tutta la sequenza finale del pullman sul lago ghiacciato. A queste due scene ben riuscite, si potrebbe aggiungere in verità anche l’inizio del film, che si rovescia violentemente addosso al pubblico inchiodandolo sulla sedia, ma purtroppo la sua potenza viene vanificata un istante dopo dall’ingresso nella storia del poliziotto Linna che, come appunto nella maggior parte dei thriller dello scorso millennio, passava lì per caso, nessuno gli aveva affidato il caso, ma decide di farlo suo ugualmente.

Ipnotista (copertina libro)

Ipnotista (copertina libro)

Colpi di scena con il contagocce, poco fascino (se non quello delle motoslitte, ma parlo da meridionale) al regista si deve comunque tentato il vano sforzo di togliere dal film questa polvere del secolo andato, mettendo in risalto il fatto che il problema forse stava proprio nella scelta del racconto. Probabilmente Hallstrom deve essersi affezionato alla storia perchè tra ipnostista e regista di cinema esiste forse una qualche similitudine al cui fascino, aggiunto anche l’elemento di crisi professionale in cui entrambi si trovano (regista e protagonista della storia), probabilmente è stato difficile scampare, con lucidità.

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