LivingCinema

Scarface (1983)

In Videodrome on 12 aprile 2013 at 09:52

Scarface – Brian De Palma (U.S.A. – 1983 – 170′ col.)

Con: Al Pacino, Michelle Pfeiffer, Steven Bauer, Mary Elizabeth Mastrantonio, Robert Loggia, F. Murray Abraham

Paul Muni

bio3

Edward G. Robinson

Rifacendosi in larga misura all’originale Scarface (1932) di Howard Hawks (al quale regista è anche dedicata la pellicola di De Palma) ed in minor misura alle gesta del più conosciuto gangster della storia americana, Al Capone, protagonista invece di un altro classico gangster movie come Piccolo Cesare (1931) di Mervyn LeRoy, Brian De Palma ancora una volta si misura con i generi classici hollywoodiani, intercettando i maestri e scegliendo questa volta  un film d’ascesa e declino di un altro immigrato, cubano (che odia i comunisti quanto i capitalisti) con una tale potenza carismatica, qualità aggiunta di un Al Pacino in libero ovearacting, davvero capace di minare i due precedenti capolavori, interpretati a loro volta rispettivamente da Paul Muni e Edward G. Robinson.

Al Pacino

Al Pacino

È forse però proprio l’interpretazione così partecipata di Al Pacino a rendere lo “sfregiato” di Brian De Palma un film ambiguo nel suo risultato, dal momento che questa potenza, questo affronto così “strafatto” delle regole e del nemico, è diventato emblema comunque della maggior parte della delinguenza mondiale post anni Ottanta. Come ha detto lo scrittore Roberto Saviano infatti, due sono i modelli che la malavita ha preso a sé: lo Scarface di Al Pacino per la sfrontatezza (e i coglioni e la cocaina) che mostra il personaggio di fronte alla morte, e i personaggi di Quentin Tarantino, che sparano con la pistola di traverso.

Scarface (1983)

Scarface (1983)

Modelli che sulla carta avevano un obiettivo che in sala non forse non è stato completamente raggiunto. Nel caso di Scarface di De Palma, probabilmente una volta intuita la parabola discendente del protagonista, anticipata con largo tempo rispetto alla conclusione del film, la narrazione si dilunga troppo sul delirio paranoico di Tony, nonostante la breve svolta morale (quando decide di risparmiare i bambini nella macchina che stanno pedinando) e che in realtà sembra una scena un po’ decontestualizzata rispetto alle oltre due ore di violenza rampante che muove i nervi della vita di Tony Montana. L’opulenza portata dagli eccessi fa scoppiare l’uomo (e la società che egli rincorre, riproduce e rappresenta) nelle sue contraddizioni, riflessioni immediate anche di un rapporto di copppia sempre più isterivco come quello tra Tony ed Elvira, accusandosi l’un l’altra ma domandandosi entrambi “Che razza di vita è questa?”.

Scarface-al-pacino-movies-24654691-400-300E non potrebbe essere la loro storia d’amore la stessa di un rampante e violento broker della borsa di New York in un film di Oliver Stone? L’America, il sogno americano di un mondo che può essere di chiunque abbia palle a conquistarlo, come recitano slogan pubblicitari o come si fa scrivere Tony sulla statua al centro della piscina interna (Il mondo è tuo) altro non è che un insieme di collusi (il sorriso di soddisfazione del banchiere quando Tony deposita il suo denaro) che partecipano, tutti senza distinzion fatta alla delinquenza (forse proprio eccetto i bambini, che Elvira non può nemmeno avere per quanta cocaina assume) in un modo o nell’altro: i trafficanti con quella dichiarata, i banchieri arricchendosi grazie a loro ed i politici rastrellando voti in nome di una lotta alla delinquenza. Un circuito perfetto di ipocrisia nel quale anche l’immigrato Tony vuole inserirsi, a modo suo, come l’America gli ha infondo anche insegnato. Non è poi alla fine un anticomunista Tony Montata? Non inizia la sua carriera proprio per aver ammazzato un ex uomo di Catro? Perché Tony sa cosa lo aspetta dall’altra parte, e sa che come l’Occidente ha detto, può andare solo meglio, e non c’è limite all’infinito, se tu puoi credere di arrivare all’infinito.

al-pacino-in-una-scena-di-scarface-58850 In realtà questa felicità è solo un divertimento distorto che nasce dal consumo (lo dice Tony alla sorella, lo dice l’ispettore capo della narcotici Bernstein a Tony) e dalla magra soddisfazione che questo in realtà produce: mangiare, bere, scopare, sniffare, soprattutto, nessuna pausa di riflessione, nessun senso della vita, se non bocconi di consumo breve, immediato… Non manca nel finale, l’ambiguo rapporto tra fratello e sorella (versione bruna di Elvira), al limite dell’incestuoso, del possessivo, al limite della follia: Tony chiede al cadavere di Gina “Non essere arrabbiata…”.

Michelle Pfeiffer

Michelle Pfeiffer

Molto bella la presentazione di entrambi i protagonisti: primo piano circolare su al Pacino mentre risponde alle domande dell’ufficio immigrazione e grazie alle quali si autodescrive; le spalle di Micelle Pfeiffer per tutto il tragitto dell’ascensore a vetri, seguita dallo sguardo rapito di Tony. De Palma abbandona la sua ossessione per la decostruzione narrativa attraverso lo sdoppiamento dell’immagine sullo schermo (tecnica preferita del regista assieme al piano sequenza) lasciando che la narrazione proceda come un treno, sicuro della fine, obbligata, convenzionale [i]. Unico momento in cui si avverte la presenza del regista (oltre che nei dolly wellesiani) è quando la Pfeiffer e Pacino sono in auto per la prima volta, un gioco di zoom e carrello, push and pull, la firma del regista in due pre e mezzo di pellicola. La sceneggiatura ha la firma di Oliver Stone (che non rinuncia mai a scrivere storie di una certa lunghezza). Film d’esordio per l’attrice Mary Elizabeth Mastrantonio [ii], colonna sonora di Giorgio Moroder.

Scarface (1983)

Scarface (1983)

Trama: nel maggio del 1980 Fidel Castro apre le frontiere cubane con il presunto obiettivo di far espatriare una considerevole mole di cubani verso la Florida. Il delinquente Antonio Montana è fra questi. Spalleggiato dal suo compagno Manny, riesce ad ottenere un lavoro in cambio dell’omicidio di un altro rifugiato politico cubano. È il permesso di soggiorno. Dopo pochi giorni, coloro che avevano commissionato l’assassinio si presentano alla coppia e per Tony e Manny si aprono le strade del sogno americano. Con un colpo particolarmente pericoloso contro dei colombiani, per una partita di cocaina, Tony si guadagna le simpatie del boss Lopez, ma quando conosce Elvira, la donna di questo, s’infatua di lei e sogna di possederla. Il profumo del potere ha rapito Montana in troppo poco tempo. Dopo una brevissima scalata della gerarchia delinquenziale, Tony va a trovare la madre e la sorella Gina, anche queste espatriate ma lavoratrici legali. La madre di Tony, conoscendo l’inclinazione del figlio alla delinquenza, lo caccia di casa rifiutando i suoi aiuti economici. Non è così per Gina che invece rimane attratta dal potere del fratello. Nel frattempo Tony si reca in Bolivia per concludere un importante contratto con il trafficante Sosa a nome del boss Lopez ma al suo rientro questo rifiuta l’accordo e tra i due si scioglie il sodalizio. Montana decide di mettersi in proprio. Continuando corteggiare Elvira, Tony costringe l’ex socio Lopez prima a mettergli contro la polizia corrotta e poi a tentare di ammazzarlo con due sicari. Sfuggito all’agguato Montana si vendica contro Lopez e assume il comando del suo giro, che trasfromna in un impero. Assieme ad Elvira ottiene anche le simpatie di Sosa, ma aumenta in Montana, soprattutto a causa dell’eccessivo uso di cocaina, un senso di persecuzione che egli stesso non nasconde come molto vicino alla paranoia. È incastrato dalla polizia images (2)durante il conteggio di ben 3,000,000$ e deve farsi aiutare da Sosa per evitare la galera. Il narcotrafficante gli offre protezione da Washington, grazie ad alcune influenze, ma Montana deve eliminare un giornalista ed un parlamentare boliviano che stanno per mandare in onda un filmato che denuncerebbe una serie di persone importanti dei due paesi, immischiate con il narcotraffico. Posizionata una bomba sotto l’automobile del politico, Montana non riesce a farla saltare in aria a causa della presenza dei figli nell’auto. È la fine. Lasciato solo da tutti, scopre che Manny è sparito da giorni con Gina e scoperti, uccide il suo amico, mentre gli uomini di Sosa sono già stati incaricati di eliminarlo. Con il viso ed i vestiti ormai completamente macchiati di cocaina, Tony affronta l’esercito di uomini da solo, ma inutilmente.


[i] Enrico Ghezzi.Paura e desiderio. Bompiani

[ii] Paolo  Mereghetti. Dizionario dei film 2000. Baldini & Castoldi

Cinema Estremo

Sex Horror Violence Weird Drama | Recensioni Film e Serie TV

Luciano Lapadula

Siamo Ciò Che Vestiamo | We Are What We Wear

ILPAESE DEI SOGNI

DOVE SE NON QUI

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: